You are currently browsing the monthly archive for Novembre 2009.
Uno dei problemi della mia infanzia è stato ritenere che la parola “masturbarsi” fosse un sinonimo di “autodistruggersi”.
i muri sono vuoti
Due rette incidenti non devono necessariamente seguire la regola del contrappasso, ma quando in mezzo ci finiscono i limiti, il più infinito e il meno infinito. Tendere immancabilmente verso quello, verso quest’altro, verso tutto e niente. E un semplice punto in comune diventa una sciarada di iperboli e parabole e quasiquasi e vicinovicino e pocopococosì.
Sei mai stato talmente sommerso dalla nebbia da avere la sensazione di essere l’unica macchia di colore su una tela bianca? Quando succederà, ci sono dei dischi che dovresti ascoltare.
Ahia / ti ho fatto male? Scusa, scusa / no, no / ah(ia) x2
Questo disco, signori, è una pacchia, una montagna di piacere, soffice al punto giusto, soffuso solo quando serve, duro, diretto ed icastico, ma al contempo delicato e comprensivo, è un disco, signori, un signor disco, oserei dire, altro che critica facilona, questo è un autentico pezzetto di orgasmo al punto di massima orgasmità preso, mantenuto intatto nei secoli dei secoli e dilatato per quaranta fottuti minuti, signori, signor disco e signor orgasmo, dopo non ne vorrete altri, questo disco ha mietuto più cuori di Marilyn Monroe che a sua volta ha mietuto meno cuori di Pinochet.
Ahia / ti ho fatto male? / stavolta sì / scusa
Per prima cosa la chitarra parte in quarta, o meglio le chitarre sono due, finchè te ne accorgi arriva anche la batteria che fa esplodere i colori come se un grosso secchio con molte vernici mischiate dentro venisse buttato dal quinto piano di un palazzo e quei colori cadendo a terra si mettessero a scoppiettare fischiettando. E tutto questo l’ho visualizzato, mi dicevo, senza l’aiuto di droghe. E pensavo anche di avere fermamente ragione, e tu me l’hai confermato scartando a priori questo pezzo, al primo ascolto, per un po’ di droga. Quando ho cercato di fermare tutto, ho scoperto di aver dimenticato, per una serie di ragioni che coinvolgono un gufo impagliato ed una suonatrice di contrabbasso, il mio tasto ‘PAUSA’ ( || ) in uno dei luoghi di vacanza di quest’anno (per essere precisi, un locale alla periferia di Torino), così ho potuto solo guardare tutto, impotente (in senso astratto), mentre cercavo di ricordarmi la formula sentita in Fight Club per preparare il napalm in casa. Una volta ricordata avrei prodotto diversi litri della magica sostanza per fare piazza pulita di diverse cose che avevano permesso quella sconveniente situazione, in modo da evitare un’eventuale seconda volta (in caso non riuscissi a ritrovare più il tasto ‘PAUSA’): alcuni tabacchini a caso, un incrocio, alcuni monumenti nazionali, un fruttivendolo e una bici abbandonata da quattro mesi accanto a un palo nei pressi dell’ateneo di Lecce.
Dopodiché, la batteria potrà continuare a far esplodere in multicolor qualunque cosa, ma almeno avrò la certezza che tu non possa scappare senza rimedio con quella bici, in cerca di sesso facile. Anche perchè io sono il tuo sesso facile, e di certo non è merito dei preservativi, tesoro.
Sotto questa pioggia eroica, questo cielo controverso, queste strade umide della prima ora, dietro a questi angoli di vicoli di centro storico corrosi e scartavetrati dalle non troppo innocenti carrozzerie di certe macchine guidate da certe autiste (spesso autiste, quasi sempre autiste), sotto questi archetti spesso dimora di volatili cittadini al riparo dalla pioggia eroica di sopra, ormai fin troppo eroica, sopra questi tombini del periodo fascista sempre là imperterriti, intorno a questi anziani pre-pensionati, questi fan del lamento alle poste, questi appassionati dell’insulto al bancario o all’impiegato statale (ci sono vari campi), addosso alle automobili sempre ben disposte a pulirti i vestiti, sotto a questi scrosci stakanovisti, in mezzo a queste luci bruciate, in mezzo al pubblico bene leccese, eiaculando acetone, diluendo la china con la bile, la voce ingrana e scala le marce fuckfuckfuckfuckfest, ho disegnato un saluto su una centralina dell’enel e quella mi ha risposto, i fulmini dialogano da nuvola a nuvola con il codice morse, la mia parte elettrica è la mia parte meno veloce, e questo mi ha creato qualche problema, la direzione del movimento verso la mano si basa su linee tratteggiate ad arco sulla tastiera, la luce è particolarmente soffusa e può dare fastidio, non mi piace rivedere i testi, non mi piace rivoltare i testi, ma mi piace alterarli. Vorrei scrivere su due livelli sovrapposti, su uno con questo editor testuale (magnifico editor testuale di wordpress, non ti cambierei con nessun altro editor al mondo), su un altro con dell’inchiostro molto sporco, vorrei correggere mantenendo la fonte, quando cancello cerco sempre un modo per lasciare il segno del primo tratto, i fogli di acetato andrebbero promossi fino in fondo. La prossima volta, ti lancio addosso lo sgabello del tecnigrafo, e non lo faccio perchè penso che la mia rabbia nei tuoi confronti valga 69,95€.
Quando sei all’apice tutti dicono che da lì si può solo peggiorare. Questi ‘tutti’, dico io, sono persone senza un cervello frattale.
