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Il pregio della Menabrea (vùvùvù birramenabrea punt com) non è uno solo, anzi, è una birra multi-pregio (come il multi-tasking, c’è anche il multi-pregio). Innanzitutto è una birra che ha un costo giusto. Questa dicitura era in alcuni libri di Bruno Munari, in ogni caso sia ‘costo’ che ‘giusto’ mi paiono appropriati e si abbinano che è una bellezza. Poi la Menabrea ha altri pregi: la grafica dell’etichetta, il sapore, il colore, la mancanza di appesantimento sullo stomaco, la sensazione alcoolica progressiva e ben misurata (questo è il pregio di molte birre, tranne della crest e della gordon platinum che invece vomiti e hai mal di testa). Il pregio più inutile della Menabrea, giusto per non fare l’acido dicendo che non è un pregio, è che è una birra italiana.
Io però dico che la Menabrea essendo di Cuneo, quindi proveniendo da circa 1000km in linea d’aria da qui, ha più o meno la stessa distanza che può avere una birra prodotta ad Istanbul (lì sono sicuro che ci sarà qualche birreria gagliarda da qualche parte) o in Marocco (luogo meno gagliardo). Quando ero a Dublino, al Guinness Storehouse, mi sono sentito a 0 km dalla mia Mecca. E avevo solo quindici anni. Tutta la vita davanti, ragazzi. Poca esperienza e ancora un qualche interesse in certi discorsi religiosi. Poi, fortunatamente, è passato tutto.
La vita forse comincia davvero solo quando la smetti di pensare alla religione che ti hanno inculcato i tuoi genitori, eh? Allora i figli di atei o apateisti (o testimoni di geova) devono aver passato dei brutti quindici anni. Chissà perchè il mondo è pieno di atei ma di apateismo non se ne sente mai parlare, dovrebbero farci i manifesti per i muri!
A Francavilla il quindici settembre c’è la festa patronale. Per l’occasione in piazza, dove si esce, hanno messo le luminarie. Le luminarie sarebbero tipo una tradizione di questi luciuaiuoli che fanno queste incredibili opere di visual art – optical art ante litteram, ma io so che sono solo pacchianate da gentaglia anni ‘50 che aveva bisogno della festa religiosa per un’autorizzazione a godersi la vita. Ancora oggi un sacco di gentaglia anni’2000 vuole le giustifiche per godersi la vita e infatti io, alle luminarie, preferisco questo disco di Alva Noto. E scusate se mi ripeto.
È una poesia:
oggi ho scritto una poesia, sai?
Dovrebbe essere il sunto di: problemi emozionali, relazionali
il modo migliore per colpire le donnicciole dritte al cuore dei loro
organi genitali
è aprire un vocabolario e cercare termini tecnici medici industriali
per descrivere l’ammore, l’ammore
l’ammore che finisce l’ammore che deprime
e alziamo a quel punto il volume della chitarra dai
un po’ più metallaro, un po’ più gridato
la desolazione della provincia lo stress della città la solitudine della campagna
e il vuoto dello spazio, se solo il volo spaziale fosse alla portata delle masse popolari ne parleresti
è finita
l’ammore deluso strappato morto spezzato crackato shockato
e parla delle cose trasgressive che fai
sei il più trasgressivo di tutti
indossa un occhiale strano ti prego
e non dire la parola “mulo”
perchè, o indicantautore italiota: vafangulo
E diranno: “vabbè allora non ascoltare”, “che critichi a fare”, “se non ti piace non rompere il cazzo”
infatti ho messo sullo stereo Apparat, Ellen Allien, i Melt-Banana i Fine Before You Came e l’Eterea Postbong Band nonchè
Alva Noto
non credo che i miei ascolti siano una tua pertinenza a meno che tu non sia un recensore di Ondarock, vero?
e poi se io non sento tu non leggi, no?
(quindi vafangulo un’altra volta
spero che le luci del centralino si fulminino)
Ciaao, io oggi volevo parlarvi dei pregi della musica elettronica. Innanzitutto a differenza di quello che molti itagliani pensano, la musica elettronica non è stata inventata da Eminem, Meg dei 99posse e Romano Prodi, bensì da un sacco di elegantoni che hanno cominciato a sfruttare a partire dalla metà del novecento le possibilità offerte dalla manipolazione e dalla sintesi elettrica ed elettronica dei suoni. Tutti questi signori vicini ai centri di ricerca, tipo quelli di Colonia, di Parigi ed anche quello di Milano dove c’era Berio che adesso fa molto culto, facevano musica molto astiosa, musica concreta, musica astratta, rumorismo, antimusica e tutto il resto. Poi negli anni sessanta la musica diventa popolare e poi nei settanta il roccheduro e tutta la contaminazione africana, e il funk e il jazz e miles davis che creava nuovi stili jazz in sincronia con i suoi cambi d’abito (tutti molto beli e afascinanti ma non del tipo che mi metterei per uscire, ecco) e molta gente già faceva cose abbastanza carucce.
Poi ci è stato un expluà negli ottanta e novanta ed emtivì e i densflor e i cléb e tutte queste cose qua e la musica elettronica, come dire, è un po’ scappata dalle mani di Stockhausen con un guizzo tipo wamp o sguisssch ed è diventata grande popolare affaristica brillante e coinvolgente per i graphic designers che con la musica elettronica si sono sempre trovati sul benino.
I densfloor i cléb e i locali sono tutti posti in cui la gente si ritrova per condividere le proprie gioie e dolori ed essere molto sociali e lavorare di corpo a ritmo del suono. Per questo i suoni elettronici sono spesso pulsanti e regolari e molto sinergici e cinetici e anche ripetitivi perchè Steve Reich ha dimostrato che la ripetizione è una gran cosa. E la ripetizione è un po’ ovunque e ha un suo senso e quindi le critiche della ggente che dice ‘è sempre tutta uguale’ in un modo o nell’altro lasciano il tempo che (non) trova(no). Anche a me comunque sembra che certa musica elettronica sia troppo ripetitiva però ce n’è certa che è davvero tirante e muscolare, senza dover per forza ascoltare i pendulum e i prodigy e fare i tamarri tecnofolli raver gabber erererer.
Quando vai su un densfloor e c’è della buona musica elettronica la gente è tutta presa bene. È molto simpatica e pensa di meno alla tua acconciatura. Però magari se ne hai una bella o se magari sfoggi una t-shirt di pregio la gente magari se ne accorge così puoi conoscere brava gente sul densflor e magari andarci dentro con una bella ragazza. Il ballo può essere di molti tipi, compito ritmico sensuale avvolgente lento minimo inutile dispendioso sudato energico potente fino a sfociare nel pogo, a volte si salta, a volte quando la musica lo permette puoi abbarbicarti con il corpo di un’altra persona (tipo una ragazza) e sincronizzare i passi, inoltre l’uso di braccia e mani permette molte mosse da “preso bene”. Quando ti prendi male però il densfloor è davvero il male infatti bisogna evitare e credo che sia per questo che molta povera gente si imbottisce di droghe per essere presa bene chimicamente e biologicamente e quindi ballare e non pensare alla propria povertà (di spirito di corpo di cultura o di denaro, ma in genere non quest’ultima).
Alcune persone vanno ai densflor sfoggiando automobili in edizioni limitate e in motorizzazioni esagerate o abbigliamento intimo di lusso o sigarette di importazione e in genere in questi eventi c’è molto costo in denaro e i suoni sono molto blandi e i dj strapagati che tengono la musica bassa perchè c’è una vocalist molto carina e molto simpatica che declama stronzate da mattina a sera e questi sono i densflor che meno preferisco e che evito di bazzicare.
I locali molto piccoli e ben ambientati e con la giusta temperatura ed il giusto ritmo e ragazze molto carine sono da preferirsi.
A volte c’è anche piacere nel rallentare il ritmo andando per così dire in trans e quindi si ascoltano i Massive Attack e tutta questa musica la chiamiano trippop e anche se è una cosa anni novanta fa ancora un certo effetto. Adesso fan la dabstépp che è una musica piena di riverberi e basse frequenze come piovesse e tempi molto fumosi e cinematografici e nei cléb londinesi va per la maggiore. A me mi piace molto anche perchè i bpm possono salire facilmente e poi magari mi capita una bella serata electro (che non vuol dire elettronica ma electro ed è una cosa particolare e a modo suo) o magari di quelle techno un po’ iddiemme (che non è l’azienda municipalizzata di surgelati di francavilla fontana ma bensì una sigla, che ista per Intelligent Dance Music, tipo Musica da Ballare Intelligente! E quando l’ho letto su uichipidia son fibrillato tutto).
Una cosa di poco pregio che ultimamente capita spesso di vedere sul densflor sono le ragazze con gli occhiali tekknofolli a righe.
Volevo prendermela con le Ferrovie dello Stato perchè il loro comportamento non è per niente simpatico; non vi salvate nemmeno in calcio d’angolo, ferrovie dello stato, seppur abbiate affidato certi progetti di restyling a Vignelli, il caro buon vecchio Massimo così poco logorroico, e tanto lui è poco logorroico quanto voi vi salvate in calcio d’angolo. Anzi no.
Non siete simpatici perchè i vostri treni sono bruti e per lo più qui arrivano in ritardo di due generazioni, infatti poi c’è il distaccamento Ferrovie Sud-Est che ha questa atmosfera tipo Michael Jackson Si È Fermato Ad Eboli, e spiegatemi il perchè nell’era dell’informatica e dei miei che dalla tivù sono passati a feisbùc. Nell’era che i fumetti si leggono al contrario, e certi di quei fumetti sono davvero interessanti
perchè non devono esserci treni di domenica? Perchè deve essere difficile muoversi in treno di domenica?
Forse direte “la domenica puoi passarla a leggere fumetti al contrario”
è un’ironia inopportuna, domeniche e lunedì sono tutti/e adatti/e alla lettura reversa, nella fattispecie ultimamente è Planetes di Makoto Yukimura bel fumetto, quattro tankobon di cui l’ultimo corposo, il tankobon è un formato pregevole, semmai realizzerò un fumetto avrà pochi dialoghi molte pagine scritte e formato tankobon
altrimenti un formato over A4 come i fumettoni di Moebius, che ovunque si trovino sono là che aspettano la mia mano che arrivi, prenda, paghi e mangi nutrendo il mio spirito, le immagini di astronauti che sorvolano gli oceani blu sono il mio cibo spirituale, libri che parlano di fantasia e vecchi affichiste e segni&simboli sono il mio cibo creativo, le donne sono il mio cibo fisico, citazioni di yuri gagarin cibo narrativo, disse che nello spazio non ha visto Dio e io gli credo, perchè nei treni della ferrovia sud est non ho visto Dio e nemmeno il Demonio e neanche il Purgatorio o il Corano o Buddha o Kali multibraccia che mangia le popolazioni, ho visto solo controllori operosi e svogliati, portati avanti da un sindacato mangiacarne a ufo, immigrati che pagano il biglietto e giovani che fanno lecce-novoli chiusi in bagno per non pagare due euro di treno e turisti giapponesi abbastanza giovani, ce n’era una molto carina l’ultima volta che sono tornato da Lecce a Francavilla nel mio stesso vagone o meglio
nello stesso spazio, quattro posti doppi, era un vettore molto vecchio almeno anni settanta aveva quasi un suo certo fascino vintage, io ero al posto di sinistra da solo una borsa e nient’altro, alla mia sinistra coppia finestrino-lui-lei, quindi il mio spazio visivo era abbastanza impegnato da lei che ad un certo punto si toglie le scarpe mette i piedi incalzinati per bene in un paio di calze corte di cotone morbido bianco con righe sottili nere rosse blu sui posti di fronte a lei, ogni tanto muoveva le dita dei piedi seguendo un pattern ad onda (o ad hola se preferite) mentre apriva un libricino di rilegatura economica con stampigliati dei kanji, pochi e sparsi, ho immaginato fosse un libro di haiku anche se non potevo averne la certezza e non volevo chiederglielo, mi sarebbe sembrato scortese se non altro nei confronti della loro vintageosa calma e il controllore che è passato giusto una volta con discrezione e il treno che, arrivato ad una certa piccola stazione, non ripartiva, esattamente come una macchina un po’ difettosa, la marcia ingranava, tirava e non partiva, il macchinista ha tentato tre quattro volte alla sesta o settima il treno ha partito, io ho abbozzato una risatina perchè davvero mi faceva ridere la cosa, intanto lanciavo occhiate furtive ai piedi che ondeggiavano, quando sono sceso
alla mia fermata programmata, mi sono alzato con calma anzitempo come faccio spesso quando vado in treno e quindi ho lanciato un’ultima occhiata a libro che chissà, magari erano haiku magari no,
e quindi fanculo ferrovie italiane perchè le ragazze pregiate che vogliono raggiungermi in certe serate non possono farlo, perchè mostri orari proibitivi e di domenica non fai treni, però un piccolopoco grazie per il (non)contatto con la giapponesina, ma fatti i conti alla fine dei conti fanculo.
La serata di ieri sera è stata parecchio interessante. C’era tutta questa gente in campagna mia, molti dei quali conosciuti a malapena ed altri sconosciuti, radunatisi sul luogo per una serata che si prospettava diversa, molte ragazze piacenti erano pure presenti e la cosa l’ho gradita un bel po’. I concerti sono stati davvero rad, sia gli Hurricane Scream con il solito Fabiano che al solito quando si è trattato di suonare ha tirato fuori quella voce, sia i No Sec To Lose che ci hanno fatto divertire tanto e si è creata una situazione molto hardcore e mi è piaciuto, sia con modestia direi anche il concerto dei Reveries in cui ho ballato molto e proposto i nostri intramontabili soliti pezzi che perchè mi sono divertito e sgolato as usual. Alla fine non abbiamo più jammato però gianluca ha messo molti pezzi di drum’n'bass molto molto grezza e qualche spunto di techno hardcore davvero antimusicale che però ha fatto il suo dovere e la gente ha cominciato ad andarsene e gli ultimi rimasti mi hanno aiutato a rimettere a posto e antonio ha fatto tante foto e scommetto ce ne saranno certe davvero pregevoli. Almeno spero, magari in toni di grigio non si vedrà che avevo una maglietta viola – è una delle mie preferite, è tutta viola e ha scritto in cima ‘SFORTUNA‘ e poi c’è una nuvola con della pioggia che scende fino in fondo, mi ricorda delle belle cose tutte piuttosto giovani e trovo confortante indossarla. Comunque la serata è stata una catarsi e ora ho passato tutto il giorno tra parenti e dolori e raffreddori dovuti alla mia situazione ambientale dopo il concerto, non proprio ottimale, e ora andrò a gettare l’immondizia e a tornare ad una condizione normale di socialità, per un bel molto po’ non organizzerò direttamente altre feste e la cosa mi intriga. Saluti.
Quando hai un’arma, e tante cartucce quanti sono i colpi che devi sparare per uccidere tutti, puoi far passare il tempo e vedere cosa puoi combinare con le minacce. Questo lo chiamiamo Zen.
Beautiful independent friday night dress
Wash away the fear & insecurity
Substitute kills the freedom
Cut the wounds
Wide open
Open indipendent insecurity night dress
wash away the kills & open wounds
beautiful friday freedom
Grande successo di ‘troie maiale’, con ben 50 visite solo oggi ricercando quasi sempre queste due parole (non necessariamente in quest’ordine)
MA NON MI DIRE!
