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Oggi mi sono svegliato alle dieci e trenta, con il corpo diviso idealmente da una linea trasversale e frattale – al di qua della linea faceva caldo, e al di là freddo. Alle nove mia madre è entrata nella stanza, ha chiuso la finestra spalancata per metà e abbassato la tapparella che era del tutto aperta (entrambe le situazioni sussistevano da prima che mi coricassi all’una di notte) riuscendo a semisvegliarmi, considerando però che ero anche semiaddormentato il risultato è stato un pareggio dei conti e un rimanere nella stasi primordiale. Se fossi stato sveglio le avrei chiesto il motivo del suo gesto, è una cosa che succede ogni tanto e ogni volta sono troppo semiaddormentato o non abbastanza semisveglio da mettere in moto i neuroni appropriati ed intavolare la conversazione. Non ho fatto ipotesi.

Mi piace l’arrivo della luce nella stanza mentre si dorme, e non lo dico perchè nella mia stanza a Lecce questa situazione è obbligatoria, lo facevo anche da prima, nella stanza qui in campagna, nella stanza a via Gorizia dove non si può più andare a dormire né fare nient’altro se non passarci accanto fugacemente le poche volte che il contesto lo richiede. Mi piace l’arrivo della luce nella stanza mentre si dorme perchè per quanto ci si possa svegliare non ci sarà modo di avere un risveglio brusco o fastidioso perchè la luce solare fa parte di quelle cose percepite come istintivamente basilari e naturali, come ad esempio: i peli che si rizzano alle urla animali, o l’odore del sudore durante i rapporti sessuali o il flusso di adrenalina durante le competizioni (non necessariamente sportive) arrivate al climax o allo spannung. La luce che entra nella stanza non ti farà sentire stanco. Non ti ricorderà gli impegni della giornata, gli stronzi che dovrai incontrare, inoltre lo stato R.E.M. rimane abbastanza sostanzioso da permettere di ricordare abbastanza lucidamente i sogni trascorsi, un’intera enorme raccolta di sogni.

Oggi ho corso per quarantacinque minuti con una sola pausa, e ho imparato che bisogna correre da soli e che non bisogna provare a svuotare la mente mentre si corre (snerva).

interazione #3

♀: vorrei tanto fare una vacanza alle isole Fiji.

♂: falla.

♀: ok, parto. (parte e non torna mai più)

interazione #4

♀: vorrei tanto fare una vacanza alle isole Fiji.

♂: va bene, la faremo insieme.

♀: oh tesoro, ti amo.

♂: (sussurrando) quando gli elefanti voleranno.

Prima che la Brambilla capisca che se i giapponesi, o almeno una buona parte di loro, o almeno una parte della loro editoria, ce l’hanno con la situazione turistica italiana non è solo per colpa del solito stronzo che si è fottuto 115€ di mancia, ecco prima che la Brambilla capisca ciò i giapponesi avranno già mandato Mazinga a Roma (per fare del turismo, anzi, per fare “un’esperienza che rimarrà per sempre nel solco della memoria”). Atterrando sul Colosseo. Senza freni. E Mazinga va veloce.

Loro sono più bravi di gesù

Curioso ritrovare più o meno quasi tutto quello che penso condensato e minimalizzato da gente che non conosco, nella fattispecie un cinquantenne canadese che ha scritto questa cosa.

Ne avrei di cose da dire ma mi trattengo

interazione #1

♀: è finito il latte.

♂: sì, è finito il latte.

♀: vai a comprare il latte.

interazione #2

♀: è finito il latte.

♂: vallo a comprare.

Una notizia del genere pubblicata dall’agenzia numero uno in italia mi fa pensare a quelle storie del razzismo scientifico che negli anni ‘2o e ‘3o erano tanto in voga.

Evidentemente la moda anni ‘60 è stata saccheggiata a sufficienza

ondate di sonno

ora dormirò