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Siamo un paese di pagliacci. Una nazione di pagliacci, un popolo di pagliacci con un governo di pagliacci. Qui si ferma il nostro essere nazione. Siamo uno stato coeso e organizzato in quanto di pagliacci. Facciamo ridere, facciamo ironia. Scherzi. Non abbiamo altre tradizioni che sono sopravvissute ai secoli. Una tradizione non è un motore per soldi. So che per certe figure professionali funziona così, ma NON è così. Inoltre, non abbiamo tradizioni. L’unica tradizione che abbiamo, oltre a quella di essere pagliacci, è quella di essere un botto di gente che si fa i cazzi suoi e vuole fare il culo agli altri. Popolazioni autoctone: barbari sopraffatti dal primo invasore esterno. I greci sono immigrati. I Romani? Enea era un clandestino che si è preso un regno che apparteneva ad altra gente tranquilla, venendo da Troia sfigato com’era ha fatto il culo a tutti. I romani si ammazzavano tra fratelli, si ammazzavano in famiglia, si ammazzavano in politica (chi vi ricordano?). I romani erano diventati talmente italiani alla fine che si sono fatti fottere dagli immigrati. Rinascimento? 50 stati mentre in Inghilterra cominciava a spuntare il parlamento. L’Unità d’Italia? Ma che unità? Ma quale Italia? COS’È che vogliamo difendere e vogliamo proteggere così arduamente? Non abbiamo un’Italia. Abbiamo il naso da clown, quello sì. E abbiamo dichiarazioni tipo:

CITTA’ DEL VATICANO  – La bellezza può avere la sua importanza ma non può essere “l’unico elemento o l’elemento decisivo di scelta” di un candidato politico: è quanto ha affermato mons. Diego Coletti, responsabile della pastorale per l’educazione della Cei, rispondendo oggi ad una domanda sulla corsa delle diverse forze politiche a presentare candidate di belle presenza nelle liste per le prossime elezioni europee.

“La bellezza ha un ruolo scenico, offre un senso di percezione della forma. Anche l’occhio vuole la sua parte. Ciò che crea il guasto culturale – ha spiegato – é che quello sia l’unico elemento o l’elemento decisivo”, ha aggiunto il responsabile della pastorale per l’educazione della Cei, mons. Diego Coletti, in una conferenza stampa.

Qualcuno smonti il mio rospo.

Oggi mi sono messo in testa che devo ascoltare tutti i dischi dei Boris. Tutti i loro dischi, EP, singoli e collaborazioni. C’è da dire che ero già a buon punto

[pausa sto lavorando a un disco]

però chi conosce i Boris sa che l’impresa non è facile (e meno male che sto tralasciando i dvd bonus, le tracce extra e simili. E no, non sto collezionando tutte le copertine). Trattasi di tre giapponesi che da diciassette non fanno altro che sfornare dischi e fare live prendendo praticamente tutte le cose che mi piacciono della musica analogica e rimescolandole a piacere, ma sempre stando attenti a tenere il gain (guadagno) alto.

I Boris sono il gruppo che non può essere fottuto dalla loudness war.

La cosa bella è che all’inizio li ho presi solo per degli scenester un po’ stravaganti – sono jappo d’altronde – magari sì, personali a come rimescolano vari modi di far casin-suonare buona musica, però pur sempre chiusi nel loro piccolo (tra l’altro di tutti i gruppi vagamente vicini al drone, al post-metal e all’Isis/Neurosis, sono quelli più tacciati essere ‘hipster garbage‘ dopo i Sunn [a loro ci sta tutta]), però poi pian piano sottopelle – come i gruppibbelli – ho capito di avere a che fare con una mosca bianca. Il gruppo con la chitarrista che si porta la figlia in tour, il batterista fisso con quel gong dietro la schiena, il bassista con la chitarra/basso doppio manico, le release che più multiple non si può: mi stavano sfidando. Mi stavano sfidando a dare un’ordine, o un senso, o almeno un tocco di umorismo a quell’enorme coacervo sghignazzante che è la loro discografia. E così oggi mi è venuto il bizzo e sto completando l’incompleto (per alcuni l’incompletabile). Ci sono certi dischi ambient piuttosto pregevoli, anche le vecchie collaborazioni niente male. Però mi sto portanto fino alla fine tre dischi decisamente minacciosi: sono le tre collaborazioni che hanno fatto con Merzbow.

Se c’è un artista giapponese che in quanto a discografie sghignazzanti sta messo meglio dei Boris, quello è Merzbow. Questo solitario anziano capellone ha seriamente realizzato più di 200 LP. Tipo che esistono dei boxset di 50 LP. Tutti suoi, tutti da solo. Io non voglio sembrare cattivo, solo che Merzbow è totalmente – come si dice – harsh-noise, e l’harshnoise, per quei fortunati che non sono mai incappati in questa parola, è esattamente ciò che indica la traduzione del suono nome: rumore grezzo. Duro & puro. Merzbow è così antimusicale da aver fatto tutto il giro intorno ed essere ritornato al punto di partenza, quindi finisce per essere musicale, ed essere oltrettutto di culto. Io ho cercato di ascoltare un solo disco suo, 1930, una esperienza tremenda, talmente tremenda da aver fatto tutto il giro intorno. A me sembra che funzioni così: è musica che fa il giro intorno. Come Kevin Drumm insomma. O come i Wolf Eyes, altro gruppo con una discografia che non si capisce un cazzo, solo che – come dire – l’esperienza è si interessante, ma ha i suoi limiti. E li dimostra abbastanza in fretta (un disco dei Wolf Eyes l’ho retto un po’ di più perchè avevano delle parti semisilenziose e perchè ogni tanto qualche BZZBZZ FZZ FZZ seguiva un qualche ritmo).

Comunque: olè. Ottimo sottofondo per lavorare sui revasteris.

A = (1; 2 ) = Ø

Era un attacco di non-senso dell’umorismo.

Dei film giapponesi con titoli fantastici; e della sensazione imperdibile causata dalla fruizione musicale (nel momento giusto), e la mancanza dei sunn O))) (basta hype!); e le ragazze che dormono nel tuo letto; e i sapori in bocca quasi da niente, ma che li senti comunque lo stesso; e la sensazione di aver ottenuto qualcosa di buono dal periodo peggiore della tua vita, che comunque dimostra di non essere poi così peggiore; e il suono, sempre suono, respirare suono. E cercare di fare piano e non riuscire a farlo molto, ma provarci lo stesso. E la sensazione da niente del tuo letto, le nuvole di cloro e l’abbraccio di idrogeno tutt’intorno, quasi da niente, caffeina in circolo nell’apparato digerente, il caldo alla bocca dello stomaco, il caldo sulla punta della lingua, intorno alle labbra; dolceamaroniente, vecchi suoni che si risvegliano nella loro patina di tranquilla confidenza (un morbo indefinito di confidenza), e il sudore. E la sensazione da niente del mio letto. E i soliti accordi in minore, il solito discendere di un semitono, che è molto accalorante e bello e da amore e scontato. Ma nonostante tutto ancora una volta sorprendente, in mezzo alle ondate di rumore, e quei pochi momenti in cui metti un attimo da parte il senso dell’umorismo (lo lasci in caldo), per rimanere comunque sorridente. Aspettando una luce che nel migliore dei casi arriverà con tutta la calma dell’universo. E le dita in un circolìo indefinito ma presente. E scontato.

to the pinnacle of the austroflock of the thousand bitches moaning for wine

A questo punto sono possibili diverse ramificazioni della vicenda: ad esempio potrebbe esserci un’escalation di violenza, con autobombe, guerriglia ed altro. Ci si chiuderebbe sempre a chiave in casa, passando informazioni via telefono, episodi di sciacallaggio, il solito sfigato che è il primo ad essere pestato. Pian piano adeguarsi alla situazione. Discorsi sul restare, andare, perchè rimanere, ricordare ed altro. L’arte che comincia ad esprimersi in merito. Libri, figure mediatiche eccetera. Storie d’amore tragiche e molto soddisfacenti intessute su questi contesti. Finalmente tutti avranno quella sensazione, che si è sempre ricercata ma (quasi) mai trovata, di vivere in un momento storico a senso unico, un momento come “gli anni di”, “il mese degli”, “i quindici giorni di”. Avremo tutti uno scopo e una percezione molto ordinata di come procede questo curioso momento storico, e alla fine affogheremo tutti nei nostri simboli. Una bomba atomica spazzerà via Antigua, Barbuda e le Piccole Antille, ponendo fine al più grande scenario di guerriglia mondiale della storia. Istruiremo le generazioni a venire. E sputeremo dai davanzali delle nostre villette da pensionati (a quarant’anni). Oppure tutto potrebbe rimanere come sempre, con il solito rigiro ciclico. Potremmo scoprire che il senso unico non esiste mai, e che anche i geometri, a modo loro, devono pagare il pizzo. Come il sesso con minorenni, o l’adulterio: storia. Bibbia. Epoche passate, persone che stimiamo incondizionatamente hanno sempre fatto così da sempre; perchè dovremmo mettere in dubbio che annuire col capo significa ’sì’ mentre scuoterlo in orizzontale ‘no’? E così ogni tanto dobbiamo ricamarci lo stesso, visto che comunque anche i moralisti devono pagare il pizzo quindi tanto vale. Solo che ogni tanto spuntano queste minorenni sessualmente mature. Molto mature, verso il marciume, ma diciamo solo mature. E si fa rumore. Tutto scritto nella Bibbia.

Siccome non c’è molto da dire, e non ci è rimasto molto da dire, parliamo d’altro. Parliamo dell’header di questo blog, che sfrutta un insensato effetto ripetizione (avrei dovuto scrivere più orizzontale e meno parallelopipoidale) nonchè le proprietà taumaturgiche di questa ebraica sony exilim. Ma non ci è già rimasto molto da dire. Molto più interessante il caldo: qui c’è gente che preferisce dormire (ancora) con due (!!) strati di coperte ma con la finestra aperta. Poi c’è la gente che si spaventa quando suoniamo (in ateneo), eppure a me sembrava tutto regolare. È da un sacco di tempo che non mi faccio davvero male mentre suono, a parte il solito livido sull’anca destra, ma quello ormai è regolare (succede che la chitarra dovrebbe essere appoggiata saldamente sull’anca destra, ma si muove sempre, e quando la alzi o la sposti e poi la fai tornare in posizione, magari urta. Magari violentemente pure). Invece giovedì a farsi male è stato un microfono o due, ma almeno non si sono rotti.

Oggi, considerando che oggi è cominciato da 90 minuti, succede che il mio post a nome ’sdfghjk’ riceve già ben due visite. E a quanto pare qualcuno ci è arrivato da google, cercando dal medesimo, per l’appunto, ’sdfghjk’. Il che dà adito a diverse possibilità:

1) Una persona in estremo stato confusionale ha tentato una ricerca su google;

2) Una ragazza perdutamente innamorata di me ha ricordato a memoria il nome del post e l’ha ricercato oggi per rileggerlo;

3) Una razza biomeccanica proveniente dal futuro ha ricercato, tramite un proprio emissario spedito nel passato, qualche segno della venuta di sdfghjk, il loro supremo signore e comandante eterno;

4) In austro-groenlandese, sdfghjk significa ’sesso porco con troione maiale’;

5) sdfghjk ! !

Vai con i suicidi giovanili! Triangoliamoci.