Cos’è finire di vedersi un film all’una e rimanere in piedi altre tre ore, smanettando con l’inchiostro da archivio (sappilo) illustrando a ritmo di musiche pressoché malefiche (i deviatissimi Shining), cos’è tutto questo di fronte all’invischiarsi dell’apocalisse? Cos’è la proposta del manuale del predicatore, per evitare le omelie noiose e lunghe (eccola per voi: mai più senza) di fronte ai ticchettanti orologi nucleari? Cos’è la musica classica di fronte alle previsione di ecosostenibilità che vanno accorciandosi progressivamente verso la targhetta adesiva con su scritto, con marker nero, ‘oggi‘? Cosa sono i bei discorsi esistenziali in famiglia, cosa sono le botte elettorali per il piccolo comune di provincia con 38,000 abitanti, quando l’Italia si sta programmaticamente (e di buona lena) trasformando in una dittatura – ma democratica, eh – con implicito consenso, anche mio? Cos’è l’estasi, il rapimento, la gioia, l’insensibilità narcotica dell’ammore, delle ddroghe, dell’amicizia e dell’arte? Cosa è andato a finire? Com’è che, senza scrivere più post, prendo più visite di prima perchè ho fatto un post dal nome “porcone fanno sesso“? Com’è che non riesco a chiudere sta sfilza di interrogativi?
È solo per imparare a comunicare, a comunicare il meglio possibile. Convinti che se gli altri curano fino all’ossessione i particolari di un discorso di tre minuti fatto alla TV – e spesso per dire solo scemenze – cosa non dovremmo fare noi che annunciamo nientemeno che Gesù Cristo?
Ecco. Grazie al Manuale del Predicatore, ho chiuso con gli interrogativi. Ce ne sarebbero molti altri, ma l’apocalisse è molto vischiosa. Comunque c’è questo fatto. Che negli ultimi giorni c’è quest’idea di follia collettiva un pelino più insistente del solito. E invece io vedo me e i miei coetanei che andiamo illucidendoci. È un concetto relativo, eh, ma più o meno. No, cazzate. In realtà non so bene che dire per non interrogarmi. Beh, ci sarebbero gli zombie. Gli horror li beccavo quando avevo dai dieci ai dodici anni al mitologgico martedì horror di Italia1, ma erano più che altro esperienze antifobiche. Vedere La Cosa, quella del Carpenter, è stato un buon (re)inizio: un bell’horror, ma soprattutto (e prima di tutto) un bel film. Kurt Russel pwnava, pochi cazzi. È che in Stargate, con quei capelli corti, si è rovinato (e comunque per me dovrebbe recitare sempre con la benda sull’occhio, come qualcuno lo ricorderà). Resta il fatto che il mio coinquilino ha troppo, troppo, troppo amore per gli zombie e/o per il relativo guy che dialoga con loro a botte di pallettoni doppiozero (sono munizioni che girano sui fucili a canne mozze, mon pacifìste), e quindi in un modo o nell’altro, nell’arco della settimana (complici anche le dosi di adrenalina-L4D), uno zombie o due (oppure decine e decine di) ce ne capitano.
Scommetto che a questo punto vi interessa un sacco sapere il ragionamento successivo (risp.: “Sì!!!”). Beh, ovviamente abbiamo valutato i parametri di sicurezza anti-zombie della casa. Infatti, grazie alle tre finestre ben protette da inferriate anche abbastanza stilose e non troppo da scuola elementare, e grazie alla mia finestra a scomparsa pneumatica pressoché impenetrabile dall’esterno (a meno che non vengano usate armi da fuoco, e ancora devono farli gli zombie tiratori alla mattel), gli accessi sono ben protetti e sicuri. Il problema è la porta. Ne abbiamo due (in serie), è vero, ma potrebbero venire giù senza troppi problemi. Quindi la prima cosa da fare è murare per bene la porta. Abbiamo una serie di mobili proprio ganzi che sembrano fabbrikati all’uopo. Quindi ciò non dovrebbe essere troppo problematico. Con le attuali riserve, abbiamo calcolato di poter sopravvivere chiusi in casa anche più di un mese. Poi c’è il tetto. Accedere al tetto, se non dalla casa, è un po’ difficile. L’unico modo sarebbe salire da una delle due case accanto, che ha un tetto leggermente più in alto. Ipotesi da contemplare (certa gente non sa come trattarli, gli zombie), ma in tal caso ci sarebbe semplicemente da chiudere per bene la porta della terrazza. Non è resistentissima, anche se è in ferro, comunque la cosa buona è che la scala e relativa salita per la terrazza non permette agli zombie di passarvi se non in fila indiana, e gli zombie in fila indiana sono meno problematici degli zombie che ti assalgono come una marea di carne nonmorta da 360 gradi. Quindi il tetto sarebbe anche prezioso, se la porta dovesse essere compromessa. Sul tetto poi si potrebbe ovviamente dipingere una segnalazione, oppure con un paio di mosse base di parkour si potrebbe andare in altre case o addirittura in strada (ma dio – e Romero con lui – sa che non è una buona mossa, questa).
Insomma, provviste ok, sbarramenti ok, SOS ok: mancano solo le armi. Le uniche armi che abbiamo al momento sono le gambe rotte delle nostre sedie, che come corpi contundenti non sono malaccio (beccarsi la saldatura in testa deve far male anche ad uno zombie). Poi c’è il deodorante per ambienti, che in coppia con un buon accendino o simili diventa un buon accendizombie (deodorante per nonmorti. Aha, buona questa Joe. Passa quella birra, Joe). In quantità limitata. Attenzione agli incendi.
Comunque né io né il mio coinquilino abbiamo un porto d’armi quindi mi sa che in fatto di armamenti ci dovremmo accontentare dei fucili di l4d. E della nostra immaginazione lievemente troppo pratica.

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Aprile 1, 2009 a 10:50 am
LostCrew
Uochi toki – Le armi.