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Quindi a Lecce fa freddo, un bel po’ di freddo, gente che va a correre con i doppi strati di calze e di felpe (sul perchè non sia andato a correre oggi dovrei fare un discorso a parte), la pioggia che s’arrischia a comparire ad ogni dove; i libri di Conrad che comincia a diventare un nome sinonimo di buon libro e bella lettura; un libro di Fabio Volo che invece mi sta facendo talmente tanto schifo che riesco ad esprimermi solo con difficoltà; poi un bel po’ di lavoro di lettura e rilettura e altra lettura per arrivare poi in conclusione a quelle cosette che vedete qua sopra in anteprima; gli ormoni che girano impazziti in tutti i capillari gridando ad alta voce “21 FEBBRAIO, 21 FEBBRAIO, 21 FEBBRAIO”.
Immagino già le reazioni di buona parte del modo cosiddetto civilizzato, che qui il vero freddo non lo conosciamo, che siamo nel salentu dellu sole lu mare lu ientu (il sole, il mare, il vento) che etcetera, e cosa ne vorrete da me. A me non dà fastidio, ieri sono uscito in giacca (eh, era una North Face, ma pur sempre una giacca) e gli amigos in piumone. Mi piace la doccia con l’acqua fredda o al massimo tiepida, e quando vedo gli amigos che lavano i piatti con l’acqua calda per non farsi venire l’ipotermia li prendo per il culo (perlopiù in francese e senza l’uso delle lettere w, j, f) per un’ora buona per sto fatto.
E poi quando sono andato a Torino a Dicembre ho beccato delle giornate di calore assoluto, infatti quando siamo tornati in madrepatria c’era più freddo. E non mi sono lamentato, anche se avrei dovuto essere incazzato a morte per la mia scelta di comprarmi delle apposite scarpe da pioggia/neve (apposite per torino, intendo), scarpe che 1) non sono servite perchè a TO non ha né nevicato né piovuto 2) mi hanno scombinato l’intera nervatura della gamba destra che infatti adesso ogni tanto fa ancora male 3) se le rivedo mi arrabbio. E per fortuna che non le ho ancora riviste, e dio sa che sarebbe meglio non constringermici.
Ma anche: quest’inverno abbiamo consumato molto più gas del previsto. Colpa del carovita, del freddo o del mio coinquilino che si è fatto le flebo clandestine di metano per petare meglio? Il dubbio rimane, intanto io ogni giorno controllo casomai in giro per la casa non spunti del materiale medico sospetto.
Ah e poi la scena alla mondadori: siccome volevo comprare la guida mondadori Graphic Design – uno di quei bei libri insomma – e siccome è mondadori, e siccome Liberrima è tralaltro in fase inventario, mi dico vadoallalibreriamondadori che poi è in piazza sant’Oronzo, proprio in the centre centre of this fantastic meltin pot which is Lecce, Salentu, Italy. E ci vado, anche con un minimo di fretta perchè di lì a venti minuti volevo essere in stazione e proprio correndo me ne servivano dieci. Entro. Al bancone c’è una ragazza che sembra avere (e dimostrerà poi) un minimo di senno, al momento però sta affrontando una di quelle vecchie da libreria. O meglio, c’è la vecchia da libreria, la vecchia da salumeria, da macelleria, c’è una vecchia per ogni negozio in cui ci sia un bancone, tu hai fretta e questa deve farti comunque perdere dieci minuti. Questa era una vecchia da libreria nel pieno svolgimento del suo piano ontologico, proprio un essere nel suo ambiente. Prende un libro, lo lascia, ne prende un altro. Ormai non si capisce più qual è il libro che voleva all’inizio. Vuole lo sconto di Natale, peccato che lo sconto di Natale fosse previsto fino a ieri (che poi, stracacazzo, è passato un mese da natale) e che mica ci può fare niente (meno male) la ragazza. E quindi soprassediamo. Ovviamente però la vendetta è dietro l’angolo, infatti la richiesta successiva è un bigliettino anonimo (rigorosamente anonimo), però ne serve uno speciale. Io intanto non volevo infilarmi, anche se stavo già contando i secondi che mancavano al momento in cui l’avrei fatto, però con nonscialàns passeggiavo per la libreria anche perchè magari il libro me lo trovavo da solo che era meglio. Solo che non c’era ombra dei libri di grafica, nella libreria mondadori, e poiché non è poi la libreria enorme che il suo nome e le sue vetrine facciano immaginare, mi sono goduto tutti e cinque minuti di professionalità della vecchia da libreria (che era là da venti minuti, comunque. Non crediate di scamparvela con cinque minuti). Insomma questo biglietto anonimo. Rigorosamente anonimo. E ne voleva uno in particolare, con una candela sopra, che aveva visto o comprato o nonsiècapitocosa, e non si è capito nemmeno quando l’avesse visto/comprato/etc., se qualche giorno prima o qualche anno prima o magari BOH, però intanto non si è capito, la signora rimaneva là con il suo libro, questo biglietto anonimo non usciva. A quel punto siccome i miei cinque minuti stavano nervosamente (i nervi miei eh) consumandosi mi infilo e chiedo rapidamente ‘nonèchepossochiedereseaveteunlibroperchènonl’hotrovato’, la ragazza capisce poco ma abbastanza e mi indica un’altra ragazza defilata con la minore aria di professionalità o commessadilibreriosità possibile. Mi sento abbattuto. Vado accanto a lei a questa postazione pc risalente più o meno ai tempi in cui Bill Gates era in fondo un imprenditore come altri (no vabbè, ora sono crudele. Doveva essere un win xp, comunque) e mi chiede ‘che libro?’ e io ‘la guida Graphic Design Mondadori’ e lei ‘ok’ e digita con il massimo impaccio possibile, becca il caps per sbaglio, ripete un paio di volte. Io che nemmeno tanto ci badavo poi dò un’occhiata al monitor e mi trovo costretto a correggerla ‘no, graphic, con il pi-acca’. Imbarazzo. La ragazza torna indietro, pigia il caps lock un altro paio di volte ma poi corregge. Esce un elenco di cinque sei libri. Non le dò nemmeno il tempo di farsi venire il dubbio e le dico ‘eccoèquello’, indicando il titolo in questione. 25 €. Avrei quasi temuto di peggio, resta il fatto che sorry, non c’è, va ordinato.
Ok, dico io, ordiniamolo. Intanto mi giro, leggo il display del cellulare che dice ’sbrigatirincoglionitoproprioadessodovevivenirequi’ e noto che all’altro bancone c’è sempre la vecchia. Tamburella sul suo libro. Io mi rigiro e vedo che la ragazza non vuole darlo a vedere ma sta per avere una semi crisi di panico, arria a soccorrerla l’altra ragazza che le mostra come dovrebbe fare con una spiegazione tipo ‘te l’ho già detto 9727890 volte, dio&lamadonna’. Insomma ordiniamolo sto cazz_ di libro, peccato che la ragazza abbia sbagliato titolo e stia per ordinarmi un volume rilegato di 300 e rotte pagine, illustrato con meravigliosi gatefold stampati su carta glossy, una cosa magnifica proprio, quasi quasi la ringraziavo per la gentilezza, solo che guarda costa 88 € e poi non è quello che volevo. Devo correggerla di nuovo, sento il mio karma che scivola negli abissi. Ok, ordinato.
Eh però dobbiamo iscrivere il cliente. Per l’ordinazione si iscrive il cliente. Sussurro tra i denti un ‘dio mondadori & consociati’ e mi iscrivo. Nome, cognome, indirizzo, mail. Mi danno una tessera semiplastificata ma per nulla rigida, brutta. Arriva in 7-10 giorni. Ok. Sono felice. Davvero. Mi avete dato un’occasione per attendere, e l’attesa amplifica il desiderio ed il conseguente piacere. Infatti sto ancora aspettando, ma davvero, non è un problema (anche perchè i 10 giorni non sono finiti). A questo punto beh, me ne andrei. Mi giro. La ragazza inesperta è ricolma di imbarazzo, di odio celato nei miei confronti visto che potevo comprarmi l’ultimo libro di quello di Eragon che stavano miglioni di copie e non farle fare sto casino, di sentimento di inadeguatezza tipo ‘questo lavoro non mi piace altrimenti mi sarei abituata’. E vabbè, lascio perdere. Mi giro verso l’altra commessa. Con lei mi sento complice, vedo i suoi occhi mentre camuffano (in verità benissimo) la pianificazione della tortura cinese stile Leng Tch’e con conseguente morte della vecchietta, che è ancora lì, che non sa cosa fare con questo libro, o questo biglietto anonimo. Insomma. Faccio un ‘buona giornata e grazie mille ancora’, e me ne vado immergermi nel terso sole, e nel fresco ientu di lu salentu. Le librerie moderne sono una bella cosa.
Ma insomma, la volete sapere la storia del perchè oggi non sono andato a correre? È successo che ritrovandoci in tre a voler correre (tre persone, tutte con il nome iniziante per A (!), tutte abitanti nella stessa città (!!), addirittura tutte e tre native della stessa regione (!!!)) più o meno da Dicembre 2008, ogni volta che noi si esprimeva quest’intenzione o ci si chiamava pronunciando la frase fatidica ‘domani alle 4 in villa correre’, o
pioveva come matti (una volta è capitato anche dicendolo il mattino per correre il medesimo pomeriggio. Del tipo ‘corriamo?’ *scrosch* piove), oppure
c’era un esame o ci sono tante lezioni o il mostro di spaghetti volante non voleva oppure
faceva un freddo cane.
E così fino ad oggi. Oggi che volevo correre. Ma ieri ricevo dal mio coinquilino la brutta notizia, eh, che io guarda caso non ho una tuta per correre. Notizia comunicatami da una delle tre A di cui sopra. E io faccio ‘perchè?’ ed ipotizzo cose come: è arrivato un esponente di un’importanze associazione di designers internazionale, mi ha richiesto la tua tuta in quanto ingrediente essenziale alla pozione per la resurrezione di Hitler; la tua tuta ha cominciato a parlare e a mostrare coscienza del sé e preso dal terrore di una ribellione delle tute l’ho uccisa brutalmente; la tua tuta non è mai esistita, come d’altronde non esistiamo noi, non esiste questo luogo etc.; la tua tuta un giorno che eri a francavilla abbiamo corso e l’ho usata perchè non ce n’erano altre.
Il caso, fortuito come sempre, vuole che l’opzione veritiera sia quest’ultima. E insomma oggi non ho corso (non so voi ma mi avrebbe fatto un po’ schifo, ed in ogni caso correre con i jeans no, sono troppo giovane per queste cose). E quindi come potete leggere ho fatto cose e ho visto gente. Anche se della vecchietta della libreria facevo volentieri a meno.
“Io so che le camere a gas sono esistite almeno per disinfettare, ma non so dire se abbiano fatto morti oppure no, perché non ho approfondito la questione”
nonché:
“Tutta questa polemica sulle esternazioni di monsignor Williamson riguardo l’esistenza delle camere a gas è una potentissima strumentalizzazione in funzione anti-Vaticano. Williamson ha semplicemente espresso il suo dubbio e la sua negazione non tanto dell’Olocausto, come falsamente dicono i giornali, ma dell’aspetto tecnico delle camere a gas”.
Poi uno dice. (via ansa.it)
Ci serve una sedia a rotelle entro il 23 febbraio. Se ne avete o sapete come averne una fatemi un fischio, please.
Ormai il mio blog sta per diventare un blog di attualità. Dopo i vescovi negazionisti, oggi scopro che a Lucca
- città nel nord Italia, città moderna, città della fiera del fumetto più grande d’Italia -
(per essere esatti nel suo centro)
il comune intende proibire l’apertura di ‘attività di etnie diverse’ (tutto vero) per salvaguardare il patrimonio culturale della storica città. Regola: ogni locale dovrà contenere nel menu un tipico prodotto lucchese docdopcicp ecc.. Anche se sarebbe arrivato il momento di non stupirsi più di niente da nessuno in Italia (anche quando a mezzanotte e mezza mi chiamano da una radio che non ho mai sentito nominare e mi fanno ‘andrea tra 5 secondi ti mandiamo in diretta’).
Io dico per esperienza personale che la cucina estera sta salvando Lecce (nemmeno le vinerie sono gestite da leccesi). E poi il kebab è buono.
Di tutte le cose che potrei scrivere, mi viene solo da dire che domani è il giorno della memoria ed esistono ancora vescovi negazionisti.
Non mi va di raccontare tutto ma vi mostro solo una delle tante bestemmie partorite da questi due giorni di nevrosi informatica:
porca la morte di dio cristo morto indegno alla madonna di santo schifo porco
Mi sa che ho anche vinto un premio.
Poiché mi sono giunte voci critiche da diverse parti globo, è mio dovere ridimensionare il problema esposto nel precedente post: la pioggia finta è in effetti emergenza globale. Nessuno è al sicuro. State attenti. Dovunque voi siate,
guardate in alto
e pregate che non arrivi la pioggia finta.
Dopo il grande spauracchio metereologico del ‘900 (la nuvola di fantozzi) e dopo i climato-escatologici avvenimenti di fine millennio (El Nino, La Nina, La Pinta [di dreker] e la Santa Maria), siamo rimasti per bene 8 – otto – 8 anni in questo nuovo secolo/millennio senza avere la minima idea di cosa temere dal post-millenium-bugged cielo. In effetti un sacco di cose sono successe per distrarci nel frattempo: guerre, attentati, la crisi, cristina del grande fratello (no, l’ho vista solo su youtube. Rimango un puro). Adesso possiamo stare tranquilli. O meglio possiamo agitarci perchè la pioggia finta non saprete mai quando potrà arrivare. Potrebbe essere adesso. Da quant’è che non guardate alla finestra? Dateci un’occhiata adesso, non si sa mai.
Per ragioni di sicurezza, in quanto agente della Gestalt©, ho deciso di comune accordo con i miei colleghi superiori e subordinati di prendere dei provvedimenti che sono ormai necessari in questa caotica e difficile congiuntura. L’esperienza maturata lottando in prima linea contro El Nino (gran bastardo, quello) ci ha permesso di impostare in brevissimo tempo una efficiente e vieppiù incontenstabile linea d’azione.
1. Tutti i cittadini dovranno essere pronti a qualunque evenienza. Il KGE® (Kit Gestalt© d’Emergenza) è composto da: a) noccioline; b) birra; c) fucili; d) munizioni; e) ombrello. L’evidenza dell’emergenza rende arbitraria la spiegazione di questo elementare ed ovvio Kit (insomma capitevela da soli);
2. In tutti i perimetri urbani ed extraurbani e nonurbani e urbaniurbani saranno installate telecamere a circuito chiusissimochedipiùnonsipuò allo scopo di monitorare costantemente la situazione metereo-logica e garantire tempestivo preannuncio delle situazioni di pioggia finta;
3. Sarà organizzata una forza d’azione sotto diretto controllo della Gestalt© composta da uomini scelti da tutto il mondo. Abbiamo già contattato elementi utili allo scopo (Solid Snake, Bill Gates, Barack Obama, Angela Merkel, Master Chief, Super Mario, Bruno Munari, Mike Patton, Fidel Castro, Cartier-Bresson, Renzo Piano, Justin Timberlake e l’intero roster della Hydrahead rec.) che saranno la fida arma letale con cui la Gestalt© potrà gestire la scacchiera mondiale nelle difficili circostanze attuali:
4. Per alzare il morale delle truppe e dell’universo intero le donne dovranno darla a comando.
Per ora credo che basti. Guardate in alto al cielo e non disperate. Siamo con voi (e se va tutto bene per un po’ ve la daranno a comando).
Una serie di considerazioni: innanzitutto stasera doveva essere un po’ un giurnu du festa, invece è saltato a causa esami e ci siamo ritrovati tutt’intorno al tabellone malefiko di risiko, ormai eletto a tormentone dell’estate (periodo dicembre-gennaio) 2009: da paura.
A Lecce esiste la pioggia finta. Io la pioggia finta pensavo esistesse solo a Vancouver, Londra e Milano. E invece c’è anche a Lecce.
Pioggia finta vuol dire che quanto esci e guardi il cielo ed è tutto nuvolo ma non piove, in realtà piove. Questa cosa succede spesso quando non c’è più luce solare (tipo quelle cose, la sera, la notte…) e ci sono nuvole brutte e basse, che diventano di un bel rosato comatoso per via dell’inquinamento lumino. Malsano. Quindi tu esci e ti accorgi subito che c’è qualcosa che non va perchè per terra è bagnato e ti saresti accorto della pioggia. Ma poi lo senti. Lo percepisci sulla pelle. Senti l’umido. E cazz, sta piovendo. Piove la pioggia finta, che è la peggior stronzata esistente: una pioggia totalmente silenziosa ed invisibile che però intanto c’è, scende e (cosa peggiore) ti inzuppa da schifo prima che tu possa dire ‘acca’. Un apostrofo rosa nella locuzione ‘tempo di merda’ (scegliete voi quale apostrofo). Succede poi che, essendo la p.f. fina, rarefatta e leggera, questa segua solo al 50% le amabili regole di gniuton (pr. Néwton) e le sue belle mele (o pere che dir si voglia) e per il restante 50% del tempo se ne stia a fluttuare seguendo qualche schema fluido-caotico-frattale, il che ha sempre come risultato il fatto che con la pioggia finta alla fine ti bagni comunque la faccia. I cappucci risultano più efficaci degli ombrelli, ed in ogni caso un sacco di gente non usa gli ombrelli con la pioggia finta perchè in tal caso si sentirebbe imbecille (a ragione, dico io. Ah, guarda, sei l’esponente di una specie che ha inventato cose come i parafulmini, pacman e i monocicli [non in quest'ordine necessariamente] e poi la pioggia finta ti frega, bwah).
Converrete con me che poche cose funzionano contro la pioggia finta, ed una di queste è il klezmer.
Proseguiamo! Volete sapere qualcosa di me? Della mia vita recente? Qualche intimità? Ronf. Bzzzzzzzzzzzzz kzhzkkzhzhzhzzzzhHZZZZZZZZZ
Z
E
Beh, direi che vi ho detto anche troppo. Dovete scusarmi, è che a volte mi sembra che tutto il mondo intero possa capirmi semplicemente leggendo la
Z
sarà un difetto mio, sono ipercomunicativo ma nel modo sbagliato, che va inteso come ‘il modo che non si capisce un cazzo, testa di minchia’. Eh già già.
Ah ecco un’intimità: non bevo caffé a casa da più di un mese. BASTA CON LE DROGHE BAMBINI! FANNO MALE!
La donna è un test a risposta multipla; a scoprire la postina sono spesso e volentieri dei test a risposta multipla. Negli stessi giorni ho fatto una prova a varie manifestazioni di culturismo, ma almeno era una materia fatta di norme – secondo le indagini della Procura triestina. In ogni caso era ammalata, ma è evidente che dolori e problemi di salute della patente sono test a risposta multipla. Nello stesso periodo è stata la postina (che è un retronimo di quelli brutti) a scoprire qualcosa di sbagliato alla radice: il Grand Prix del Campionato Triveneto (e poi la Procura della Repubblica di Trieste) ci poteva anche stare, con buoni risultati… ma al liceo per allenarsi c’è un esame orale o uno scritto “a risposta aperta”! Un’altra manifestazione di culturismo, annerendo il quadratino, è stata in malattia per “Chi vuol essere milionario?”. Poste italiane l’ha iscritta nel registro degli indagati per le mille sfumature della lingua italiana (Torino), fra il bene e il benissimo. Le ipotesi di dolori al polso in pratica non ci sono. Trieste crea il panico (…) a colpi di crocette, ma nello stesso periodo vengo equiparato ad un sasso di FILOSOFIA, cazzo.
C’è un mucchio di idee politiche al museo d’arte di Hitabashi, in Brasile. Le ‘cose’ degli Esteri sezionano figure all’interno del governo; la scappatoia era comunque il titolo per una scelta che i documenti del ministero ricostruivano. Nella lettera aveva sempre un’idea molto precisa: lo status di ‘illusione ottica’ richiama i lineamenti delle meraviglie del paradosso dello Stato! Per ora si riflette con un passaporto falso. “Sono stupito e rammaricato”, ha detto il ministro degli esteri, e non si lascia penetrare in carcere. Da domani, la scarcerazione che quel museo aveva dedicato all’omologo brasiliano resterà a mordersi la coda con un programma macintosh! Il governo proiettava in lezioni e convegni i responsabili di reati di luogo-non luogo; il mondo ideale ha detto di non essere per nulla bianco e nero netto. La scappatoia infatti può essere l’accusato, un paese delle meraviglie, il timore. Qual è il messaggio? Inviato ai domiciliari, quel manifesto era stato realizzato dal presidente Lula (che pubblichiamo a lato). Quello che sembra certo è il capo dello Stato a tre lame, che cresce a dismisura per le sue idee politiche… mica con il computer come oggi fanno tutti!
