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Alla fine sono andato al posto ed ho detto ‘mi servono due rullini a sensibilità molto alta’. Il tipo da cui sto andando adesso è simpatico. Ha un negozio con un’insegna anni ‘80, con i tubi neon piegati per disegnare il logo dell’attività. Si trova dietro la villa, saranno cinque minuti di camminata da casa, ed è una parte davvero bella di Lecce, e la cosa bella è che il posto si può raggiungere seguendo una ventina di vie alternative che alla fine non ci metti mai tanto, finora ne ho provate tre

Sono entrato e ho detto al signore ‘mi servono due rullini a sensibilità molto alta’, e lui mi ha detto che aveva al massimo dei 400 o 500, poi però si è smentito, è andato sul retrobottega (anche se il posto non è minuscolo. Ma fa tanto ‘retrobottega’). Io intanto sono rimasto ipnotizzato da uno degli scaffali che stanno dentro al posto, pieno di macchine fotografiche e videocamere vecchie, senza neanche il cartellino del prezzo. Non gliel’ho chiesto, ma probabilmente sarà tutta roba in esposizione. Poi provo comunque a chiedere perchè sono tentato se non altro di sapere com’è che stanno là. Intanto il signore è tornato dal retrobottega, aveva una scatola in mano e dentro tre rullini ASA1600, costosi (non ho saputo dire di no). Erano freddi perchè li aveva tenuti in frigo. Poi mi ha chiesto ‘quando li deve usare?’, e io pensavo che si riferisse al fatto che sono deperibili, casomai li stessi comprando per usarli di lì ad un mese (potrei esserne capace). Ma gli ho detto che li avrei usati tra domani e dopodomani, e lui ha detto che è tutto ok, solo che siccome stavano in frigo avevano una latenza di due ore. Ho imparato qualcosa di nuovo, e quando sono tornato a casa (usando uno dei tre tragitti già sperimentati) li ho messi in frigo. Mi sono fatto un appunto di uscirli domani pomeriggio alle cinque. E fu così che persi la mia piccola nostalgia della rotellina di avanzamento della pellicola.

Camminare. Camminare camminare camminare riuscendo anche a sudare sotto gli strati di cotone e lana e pile e il cappotto. Fa meno freddo del giorno prima, siamo usciti molto prevenuti contro questa inattesa rigidità e abbiamo trovato un tempo accettabile. Ci sentivamo stronzi. Il pizzaiolo di fiducia questa sera non aveva chiuso in anticipo – il giorno prima in giro non c’era nessuno, stava chiudendo mentre noi si andava a prendere una pizza. E invece stasera no. Ci siamo sentiti molto stronzi, inoltre avevo ancora un po’ di fametta quindi mi è venuta la tentazione di andarci e prendere qualcosa. Ma dovevamo camminare, avevo questo desiderio di camminare camminare camminare, e poi le cinque e mezza di pomeriggio non è orario buono neanche per una mezza pizza, dato che stanotte mi sono rivoltato nel letto in preda a qualche rottura di coglioni intestinale che non si è capito il perchè. Perciò niente, camminare camminare, intanto pensavo alla marca di rullini che avrei preferito comprare, e poi il tragico dubbio: iso o asa. Intendo la sensibilità della pellicola. Io, essendo figliastro bastardo e acquisito dell’esplosione digitale, pensavo che fosse, sempre e comunque, ISO. E invece no, quella è per le digitali. Adesso mi chiedo se il posto dove andrò a comprare i rullini abbia resistito a sufficienza all’assalto digitale. L’assalto che ha fatto sparire le reflex con quei design con impugnature ruvide per aumentare la comunione tra la mano magicamente immobile del fotografo e il corpo macchina. I meccanismi analogici per impostare il flash, la velocità dell’otturatore. La rotella di avanzamento del rullino. L’essenza della mia malinconia da figlio adulterino della fine anni ‘80, che ha conosciuto il gameboy a 2 colori, il fantastico PONG! da televisore (un esemplare che era di mia madre, ce l’avevano in un ripostiglio nella casa di mio nonno. Era uno scatolo con un lettore di schede stile commodore64, con due joystick che andavano su e giù per muovere le racchette nello schermo. Funzionava a tentennamenti e si ottenevano degli effetti davvero fantastici sullo schermo), il fenomeno cinematografico che fu jurassic park, la televisione che trasmetteva fantozzi a tutto spiano, per esorcizzare i lavoratori anni ‘90 dalla loro realtà, tutta questa felice malinconia è concentrata in una birra, bevuta pensando a questo e poco altro, e nella rotellina di avanzamento della pellicola. E non ho ancora deciso, quando andrò dal tipo, se gli chiederò due rullini a ASA 800 o ISO 800. O magari va a finire che non gli dico niente, e mi da due rullini da discount.

Comincia sempre con una minaccia, sussurrata piano piano nell’ombra:

earthache scrive:
http://www.gamesblog.it/post/10528/gordon-freeman-salva-il-cern-dallinvasione-aliena
earthache scrive:
ecco la mia risposta al primo dio
earthache scrive:
una bella canata made in gamesblog
Third Children scrive:
basta basta
earthache scrive:
[ride]
earthache scrive:
NON FINIRA’ COSI’, MISTER EMERSON!
Third Children scrive:
PPPEEEMMM
Third Children scrive:
PPEEEEMMM
earthache scrive:
NON CI VO-OLEVO VENI-IRE IN QUE-ESTA FOTTUTA GUERRA, JOE
earthache scrive:
http://blog.reddit.com/2008/11/crowbar-arrived-at-cern-freeman-was.html
earthache scrive:
the original
Third Children scrive:
ah tutti italiani
earthache scrive:
tra l’altro
earthache scrive:
c’è forza nelle tue parole?
Third Children scrive:
PIZZA
Third Children scrive:
EXPRESS

Si passa poi alla disertazione culinaria:

earthache scrive:
ah
earthache scrive:
pensavo ‘PIZZA CIRO’
earthache scrive:
uagliò
earthache scrive:
paisà
earthache scrive:
a natale ni facimm’a bella pizz’
Third Children scrive:
UA E’ ARRIVAT DEFRANCO
earthache scrive:
sembra un’altra persona da ‘arrivat’ a ‘defranco’
Third Children scrive:
ASSIEM A U PUORC
earthache scrive:
crisc i fil e crisc u purc

Inquietante riflessione che porta all’emersione di una nuova e ben inquietante teoria para-complottista:

earthache scrive:
oggi
earthache scrive:
FACCIO NOTARE CHE
earthache scrive:
ho studiato di più io del maiale
earthache scrive:
PERCHÈ LUI SI È INFOGNATO CON FALLOUT3!
earthache scrive:
e io invece sono giusto e retto
earthache scrive:
ed equo pure
Third Children scrive:
eh beh
earthache scrive:
ora viene fuori che per fallout3 magari va bene
earthache scrive:
mentre per una sana dormita no
earthache scrive:
sento puzza di complotto nell’aria, mister Emerson
Third Children scrive:
oppure per comporre

Come al solito una bella immersione finale nel black humor che più black [sea] non si può:

earthache scrive:
comporresz
Third Children scrive:
DEcomporre
Third Children scrive:
il tuo album puoi chiamarlo
Third Children scrive:
DEcomposizioni
earthache scrive:
oppure DEschifate
earthache scrive:
da leggere come imperativo alla romana
earthache scrive:
DEschìfate
Third Children scrive:
ok
earthache scrive:
ok?
Third Children scrive:
OK OK AMICO
Third Children scrive:
NON VOGLIO GRANE

Ci siamo ritrovati nell’autobus a parlare del più e del meno, della scelta di Lecce, dell’idea di Salento, del perchè Brindisi è un buco nero. Hai ricevuto una chiamata. Non sapevi che stavo registrando tutto con il cellulare e quando hai chiuso ti ho chiesto a bruciapelo se sapessi cos’è un field recording. Meno male che non lo sapevi. Ho preferito non dilungarmi.

Davanti a noi un pedone non è stato abbastanza accorto e un automobilista è stato troppo precipitoso, così c’è stato un urto. Non ci ho badato proprio mentre succedeva ma poi ho sentito l’urto e le urla (un urto può essere davvero molto più rumoroso di quanto non si possa immaginare), l’autista ha frenato di colpo. Siccome noi si era sull’incrocio di viale gallipoli e viale università, che è forse il punto più trafficato di tutta questa metà di lecce. Quindi prevedibilmente, nei successivi quaranta secondi, abbiamo assistito alla formazione del caos. Disordine. Gente che andava e veniva e che urlava, l’autista che scendeva mezzo scioccato dalla macchina, le auto dietro bloccate di colpo, la gente che scende, eccetera. Il nostro autista era profondamente combattuto tra l’avanzare o il fare massa.

E.: “E insomma io sto studiando per…”

L. : “Aiuto, io ho tre esoneri la settimana prossima!”

A.: “Domani sveglia presto che ho da fare meccanica”

A.: “Quindi, queste due settimane mi esercito su meccanica, poi faccio una settimana fisica tecnica, poi geometria&algebra”

F.: “Dai un’occhiata a questo libro, tu ci capisci qualcosa?”

Insomma mi trovo in questo posto con tutte queste persone che parlano di studio, dispense, esami, esoneri, frequenze, immatricolazioni. Io invece torno dopo due o tre settimane di vita leccese a casa e faccio conversazioni del genere

io: [entra nel soggiorno] “Toh, una televisione.”

miei: “Eh sì…”

io: “che cosa ha detto la scatola nera di recente?”

A me la televisione sta sul cazzo, ha cominciato a starmi sul cazzo innanzitutto per i programmi che ci davano/danno, poi l’ho cominciata a chiamare scatola nera, grande fratello eccetera, poi ho cominciato ad odiare anche qualunque emissione proveniente dallo schermo che non fosse rumore bianco (pare che l’1% del rumore visivo di una tv sia generato dall’eco del big bang), poi l’ho odiata anche concettualmente. Mi sta anche sul cazzo il fatto della luce rossa accessa – quella tipo standby ( che ricordo ancora una volta che ero piccolo, sui sette otto anni, e vidi (in tv) questa conferenza di nonsochi a nonsocosa che nonsoperchè diceva che in europa ci sono quattro centrali nucleari a piena potenza solo per soddisfare il bisogno energetico di ste lucine rosse di standby dei televisori) che mi ha trasformato in una specie di guerriero fondamentalista delle luci di standby delle tv, dove ne vedo le devo spegnere. Grazie al fatto che da un paio d’anni, complice l’orario continuato, ho mangiato quattro giorni su sette da solo, e adesso sto a lecce a farmi i cazzi miei (e d’altronde qui sotto alla chiesa prende solo telerama, e la televisione l’ho lasciata nella camera del Majale, e comunque lui non la caga perchè sul pc abbiamo tutte le serie di south park e all’arrembaggio o come cazz si chiama lui), posso pregiarmi di essere il tipo di persona che quando mangia pensa a mangiare e a magari intrattenere qualche costruttiva relazione interpersonale. Così quando magari quelle rare domeniche torno a casa e vedo la tv accesa mentre mangiamo, questa incredibile interferenza audiovisiva riesce a disturbarmi in un modo che non so. Ad esempio una volta stavo con il portatile e avevo messo piano piano una musica di Philip Jeck[qui] ad un volume irrisorio e mia madre mi ha chiesto di spegnere che le stava venendo una specie di collasso nervoso (e qui faccio la mia faccia che fa: EEEH!), poi ci siamo messi a mangiare e non so che programma ci fosse, mi sa sulla rai, insomma mi dava un fastidio così nonvisodirecome, non un fastidio normale, ma davvero una cosa irreprensibile inarrestabile che ho smesso di mangiare e

io [smette di mangiare]: “…”

io [posa la posata]: “…”

miei: “…”

televisore: “FZZZBLABLAAPPLAUSZZZBLA”

io: “ma davvero non capisco com’è che riuscite a sopportarla”

madre: “cosa?”

io [indica tv]: “quella”

E lì parte il discorso sull’abitudine e sulla sensibilità e l’interesse all’ascolto, che mi ha ricordato un’intervista che lessi, con Christian Fennesz che diceva che all’inizio sua madre non riusciva neanche ad intuire lontanamente cosa fossero i rumori che suo figlio produceva (ed io comunque la madre di fennesz, nata presumibilmente – considerando che f. è del 1962 – negli anni ‘30 / insomma io una settantenne ad ascoltare glitch non ce la vedo proprio. Magari endless summer sì, ma hotel parallel no). Probabilmente anche mia madre diventerà col tempo una fan della mia musica (YE). Resta il fatto che la televisione rimane accesa e continua a propinare roba. La televisione. A pensarci è incredibilmente strano e anche stupido ma soprattutto strano che un oggetto simile, oggettivamente non un elettrodomestico – perchè non svolge nessuna funzione utile all’uomo (non stira, non cuce, non lava, non cucina, non pulisce, non uccide, non purifica l’aria, non sterilizza, non ti rende una persona migliore), quindi fondamentalmente un – boh? noisebox visuale? per cui certa gente (che non nomino perchè sono buono – sì, gli stronzi della RAI) pretende pure di essere pagata (giustificandola come tassa di possesso. Lo ripeterei anche in grassetto: tassa di possesso. Come se, poniamo:

io: “Mi scusi buon uomo”

negoziante di oggetto: “Mi dica caro cliente”

io: “Vorrei comperare un oggetto”

negoziante di oggetto: “Ecco a lei”

io: “Ecco i soldi che le spettano”

negoziante di oggetto: “Grazie mille”

io: “Grazie a lei”

[entra in scena la figura losca]

figura losca [si avvicina di soppiatto. Indossa degli occhiali scuri]: “Mi scusi lei”

io: “Sì? Mi dica pure”

figura losca: “lei è tenuto a pagarmi 106 € all’anno, buon uomo”

io: “E perchè mai, se è lecito chiederlo?”

figura losca: “Perchè possiede l’oggetto”

io: “embè?”

figura losca: “embè. Sganci i soldi e non faccia il pezzente, su, che ho da girare un sacco stamattina. Forza.”

Fortuna che i miei non sono così coglioni), comunque stavo parlando della televisione che non è un elettrodomestico, non è necessario, della gente pretende dei soldi perchè te la compri e visualizzi dei canali pubblici, inoltre non è indispensabile ad informarsi correttamente perchè ci sono 1. i giornali (la soddisfazione della carta stampata) 2. internet, dove puoi addirittura bloccare tutte le pubblicità, ed inoltre puoi leggere direttamente le notizie emesse dallo stato – che sono quelle che in una salsa o nell’altra propinano in televisione, ma senza cronisti stronzi o spettacoli della straminchia, e senza pubblicità in mezzo 3. i disinformatori anarchici. E tu guarda, su internet nel frattempo che ti informi delle notizie dello stato puoi pure scaricarti un porno o un bel videogame e farla finita con i commenti a tavola su quanto sia coglione quel politico là o quanto sia insopportabile il papa nuovo; eppure in ogni – OGNI – casa c’è almeno un televisore, assumendo che sia una specie di caratteristica della vita civile. A me sembra una coglionata.

La settimana scorsa il peso del nostro frigo stava cominciando ad assumere valori negativi, a causa di un accumulo di antimateria presumibilmente scaturito dal desiderio del frigo di essere riempito di qualcosa di più di qualche salsa e il latte che se ne va via in mezz’ora, e che comunque anche il latte era finito. Siccome ero in bancarotta quasi totale e il mio coinquilino, un amante della cucina di lusso, aveva voglia di volersi bene, abbiamo deciso di affrontare l’eurospin. Dopo aver scoperto (ora) che di eurospin a torino ce ne sono 16 (ma io sto a lecce, dove ce n’è un quarto), andiamo all’eurospin, dove, detto nel nostro vernacolo, spinn’ n’eur (=spendi un euro).

Essendo un sabato sera c’era tutta quella gente da ultim’ora, il tipico profilo da gente furba che poi si ritrova tutta furbamente inculata, mentre noi ci eravamo sbrigati a quell’ora per noia e per colpa di gears of war (e anche perchè ero in una fase in cui il mio orologio biologico era normale e attivo), quindi il posto era pieno ed i carrelli finiti. Il mio coinquilino, d’ora innanzi detto Majale come è noto presso tutti coloro con cui ha dimestichezza, mostra uno spiccato istinto di sopravvivenza ereditato dalle centinaia di ore di videogiochi post-apocalittici, survival e quant’altro, recuperando un’utile scatola di cartone al posto del carrello.

Siamo pronti.

La sfida è semplice: trasformare una spesa all’eurospin – un incubo, in pratica – in una grandiosa ed epica dimostrazione di ingegneria economica, o economia gestionale, insomma uno di quei corsi del cazzo da università. Tutti i prodotti, la loro discutibile qualità, le nefandezze grafiche, le offerte irripetibili, diventano numeri – l’aspetto qualitativo trascende in quello quantitativo. Insomma animati da questa invidiabile ottica io e il Majale troviamo:

- pan carrè conf. da non so quanti (comunque tanti) gr a 30 trenta 30 eurocents

- confezioni mezzochilo di pasta slovena a neanche cinquanta centesimi

- wurstel, conf. da 4 pz. a 35c probabilmente realizzati triturando le code dei maiali morti prematuri negli allevamenti

- merendine roll plu bon cocoa, nomi scrausi insomma, a prezzi irrisori, ignorando la grande scritta sopra che diceva ‘ATTENZIONE: CONTIENE SCORIE RADIOATTIVE‘ ed inoltre ‘TASSO DI EMOTOSSINE: 50% OLTRE LA SOGLIA RACCOMANDATA‘ ed insultando ripetutamente il tipico pazzo con bibbia in mano che si aggirava da quelle parti gridandoci, con alito alcoolico, cose come ‘Stai comprando la tua morte‘ (un tipico pazzo)

- cioccolata milklandmountainswissland, fatta usando solo burro di cacao, insomma roba bbuona

ma soprattutto:

- confezione da 10 hamburger a 3,65 €. 10 hamburger. A tre euro e sessantacinque. Non capivamo, in tutta sincerità, perché quell’elemento chiave della nostra sfida, capace di farci assurgere al titolo di economista dell’anno, fosse relegata in quell’oscuro angolo del banco frigo (c’era anche una scritta fatta con una pittura rossa tipo sangue che diceva THEY ATE ME ['loro mi hanno mangiato'] ma eravamo sicuri che fosse un’allucinazione videoludica, eh), e senza indugiare l’abbiamo presa – una confezione perchè siamo modesti – guadagnando gloria imperitura e pagando una cosa tipo 23€ per 30 e passa confezioni di roba.

Mentre la soddisfazione della vittoria, col passare dei giorni, sfumava in tutte le gioie e i dolori della vita quotidiana – esami arretrati, studio intenso, conflitti con l’orologio biologico, soldi, figa, In Bruges, endorfine, quanti anni aveva Kirk Douglas quando recitò in 20,000 Leghe Sotto i Mari?, eccetera – insomma stasera ci decidiamo a farci i nostri benedetti panini con quei fantomatici hamburger.

A parte che non mi ero accorto del fatto che non andavano scongelati (avevo dato per certo che il majale, dicendo ‘scongelali‘ si fosse previamente informato. Mi sono ricordato troppo tardi che il mio coinquilino è un rincoglionito, anche se [forse] gli voglio bene <3) e che quindi li ho scongelati anche un po’ troppo nel nostro mikroOnde, poi li ho messi nella nostra bella padella antiaderente con quell’olio d’oliva nostrano genuino bello caldo e li ho cotti per bene.

Insomma questi cosi cominciano a puzzare. Mi viene il dubbio, poiché ho all’uopo aperto la bottiglia nuova di olio portata dal Majale, che questi avesse portatoci del buon vecchio olio motore, o magari olio mcdonald. E invece appuriamo per bene che sono i cosi – non più tanto hamburger – a puzzare. Una puzza umana. Ben presto capiamo ciò che abbiamo nascosto a noi stessi per tutto questo tempo, accecati dalla nostra foga economista (dopodomani andiamo a ritirare il premio di 20,000€ in buoni per night club dalla redazione di The [not so much] Economist), e cioè che

io: “Andrè*, vedi un attimo sulla scatola”

*andrè, ovvero il Majale: “la scatola de che?”

io: “.. degli hamburger, vedi di cosa sono, che carne è”

Majale: *ricerca* “non ci sta scritto un cazzo su sta scatola…”

io: *mi avvicino a dare un’occhiata* “ma qui dice di metterli in padella surgelati”

Majale: “ah vabbè non avevo letto”

io: *ebraismo* “mi sembra giusto”

Majale: “ecco, carne bovina dice”

io: “carne bovina..

la carne bovina  fatta con i bambini morti?”

I nostri cari bambinitritatihamburger sono ormai pronti per essere consumati. Beh, puzzano decisamente di bambino morto

qualunque femmina: “ma i bambini non puzzano mai!”

Questo fetore ci fa venire fame. In men che non si dica tiriamo fuori la seconda confezione delle tre di pan carrè da trenta centesimi che abbiamo accalappiato e io mi preparo due panini, un primo normale e il secondo a doppio strato, con questo buon macinato di binbo insieme a cose come funghi (portati dal Majale), pomodori (idem), majonese ketchup senape e topping (quest’ultima, prontamente ribattezzata al momento del suo acquisto salsa sburro, su mio consiglio, rivelatasi poi particolarmente apprezzata dal Majale, probabilmente per il suo nome), tutte salse comprate al GS quindi roba davvero tutta borghese e sana.

Insomma i risultati sono che:

- sono le sei e da quando abbiamo mangiato (le dieci e mezza) sono andato in bagno circa tre volte

- il grasso raffermo sulla pentola ha preso spontaneamente un colorito verde, senza aggiunta di detersivo (adesso dovrebbe cominciare a lampeggiare di luce propria e cantare l’inno costaricano)

La domanda spontanea quindi è:

io (rivolto al Majale): “Andrè ma non è che sono prodotti a cernobyl sti hamburger?”

il Majale dorme beato da due ore e non può nemmeno sentirmi

it’s grey cold but still acceptable over there. The city is no monster, daughter. The sun is here for us to see. Up to now it hasn’t been your fault. You had no responsibility over the problems and troubles, my daughter. You were protected, because you were so fragile. But now see, this is our world. Our real world. I know this will piss you off. This is the way it is meant to be, my love. Our world, our troubles, our shit. Our ever-terminal apocalyptic, deceasefully problematic world. You will be responsible of it. Others have ruined it, spoiled it, raped it, making it the shit it is. And you can see it. You can see all those idiot actions and decisions bringing form into this bullshit. But this is what we have, and it is the only thing we can give to you. Your mother’s gift was life, and this is mine. The world, up to you.

E DAI!

[nota del giorno dopo: no, non ho comprato gears of war 2, non l'ho giocato, non ho una xbox360, ho disdettato mesi fa xbox live, la xbox è qui a lecce a prendere polvere. Insomma non sono uno di quelli che i giochi li compra, e per di più in ltd edition (conosco gente che fa così. Anche gente intima, della cerchia: bambini, evitateli) (LI CANNE!) solo che dopo un anno e passa che questi intimi qui hanno rotto i coglioni con gow qua, gow là, gow dura ventiquattro ore, gow è cooperativo, gow è rivoluzionario, gow butta halo 2 dalla finestra (l'unico videogioco di cui sia mai stato fan è la serie di halo - e no, non mi sono comprato la 360 per finire la storia), gow killer application, sei un pezzente, pezzente pezzente. Insomma lo sto giocando su pc e da appena due giorni (abbiamo cominciato a giocarlo quando è uscito gow2; gli intimi sono là che dicono 'pezzente!') ho già una voglia di sentirmi hardcore come non mai. Della serie: i metallari non hanno capito niente. Qualunque cosa c'entrino i metallari. Ed inoltre, in genere se divento 'fàn' di qualcosa finisco sempre, se capita, di comprarmici una maglietta, quindi gli intimi di cui sopra sono avvisati. Il fatto è che c'è ancora molto tempo, molte proiettilate da dare eccetera. Quindi dovreste continuare a fare 'pezzente' perchè mi ci ero abituato e la cosa mi piaceva tanto. Detto questo, ho qualcosa da consumare stasera, quindi cia] [vi voglio bene]

Mi sono svegliato e ho trovato una persona che dormiva nel mio armadio, sono andato sul terrazzo e ho piazzato un microfono per registrare i suoni del prete che parla dietro al muro (abito dietro ad una chiesa), sono tornato in camera e l’uomo è passato dall’armadio al comodino perchè dice che ‘dormire scomodo lo fa sentire meglio’. Sono uscito e in mezzo alle infiorescenze aliene ho trovato una pagina stampata di un articolo del mio blog, affissa da qualche parte. Mi sono allucinato. Ho derubato una copisteria e sono andato in facoltà con il solo uso della gamba destra, perchè alla sinistra avevo una brutta ferita da arma da fuoco. La polizia mi ha fermato chiedendomi se non fosse il caso di farmi ricoverare; ho risposto di no. Ho preso un giornale sbandierato dal ragazzo che lo distribuiva come ‘giornale comunista‘. Dopo le lezioni sono tornato di fronte al ragazzo e gliel’ho ridato, dicendogli che era una lettura fuori moda e che i giovani ormai avevano ideali più consistenti. Gli ho chiesto se sapesse fabbricare del napalm in casa e mi ha mandato affanculo.

Ho pranzato alle sette e mi sono fatto un caffè doppio per resistere un po’ di più. Mi sono seduto sul muretto della terrazza di questa casa. Il microfono che avevo piazzato non c’era più. I piccioni lo avranno beccato a morte e poi portato via. Ho avuto un intenso dialogo con il gatto dei vicini, un micio rosso dal pelo lungo con degli occhi cattivissimi e un’aria mistica, interrogandolo dapprima sulla sua idea della recente politica di Berlusconi. Poi siamo passati a parlare di donne e del perchè nella Genesi ci sono donne che fanno accoppiare i mariti ad altre mogli e ci sono figlie che ubriacano i loro genitori per avere un figlio da loro. Gli ho chiesto se avesse mai bevuto, essendo un gatto; lui mi ha detto che non aver bevuto per lui era un po’ come per un uomo non aver mai volato. Intanto arricciava la coda per schernirmi. Ho colto lo scherno e gli ho chiesto da quanto tempo non uccidesse un piccione. Lui mi ha risposto che uccidere i piccioni cittadini è una noia. Poi io ne ho ucciso uno con una pietra, e altri due con lo sguardo. Lui ha seguito per un po’ i movimenti degli animali morti che cadevano a terra e poi gli ho detto che è vero, è noioso. Lui mi ha chiesto se avessi mai avuto un dialogo con dio, nel senso tipo rivelazione, come con mosé, insomma il vocione grosso che fa ‘io sono il tuo signore‘ eccetera. Gli ho risposto di no ma che avevo stretto la mano a Vittorio Sgarbi una volta, per quanto potesse valere, insomma. Dio non fa parte dei miei campi di interesse per ora. Non dio esattamente. Il gatto ha annuito. Ho ricevuto una chiamata. Dicevano che mi sono preso una denuncia per comodini troppo stretti e che la mia assicurazione non copriva il danno da armi da fuoco. Io gli ho risposto che una coperta non riparerà mai dal freddo. Poi gli ho elencato alcuni nomi di Dio, su suggerimento del gatto. Hanno riattaccato.

Quindi. La cosa più vicina ad un “lavoro” in quest’ultimo periodo è stata quella di prendere dei film in formato digitale (film accuratamente selezionati dalla pregevole kommissione: a.d.f.-a.g.-a.a.*), e sempre in formato digitale, tagliarli e cucirli, prendere sezioni particolarmente interessanti dal punto di vista delle dinamiche, dei colori o della figaggine, magari metterci un po’ di colori alterati, toni di grigio, sistemare le dimensioni, fare un bel render del tutto. Questo fatto 17 volte, per poi mettere tutto il materiale dentro un’altra simpatica macchina che non esiste – si chiama Resolume e sarebbe un ‘VJ software’ – dopodiché divertirsi a storpiare il più possibile qualunque immagine trasformandola lentamente in qualcos’altro. Registrare il tutto. Trasferire su dvd. Registrarne un altro. Trasferire su dvd. Controlla che vada tutto bene. Verifica il dvd. Peccato che i dvd vergine ancora debba comprarli (e qui cade un accidente).

Verso le 23.30 oggi, mentre stava per venirmi fame (domani vi scrivo una lettera di protesta del mio orologio biologico) il mio coinquilino ha improvvisamente deciso che sì, era l’orario perfetto per correre. Dovevamo cogliere il fottuto attimo ed uscire andare al parcheggio Carlo Pranzo e correre. Fantascienza, in teoria. Realtà, in realtà. O meglio, una mezza realtà: infatti lui si è messo a correre (tuta, felpa, flessioni e il resto), io l’ho semplicemente osservato seduto in un angolo del parcheggio, mettendomi le cuffie e cercando di miscelare i suoni del traffico alla musica finchè non mi è sembrato che venisse tutto da un’unica sorgente. Ho anche registrato qualcosina con il cellulare, giusto per immortalare il momento e vedere come recepisce i suoni del traffico – quando all’inizio cominciai a pensare a dei field recording ‘lo-fi’, pensavo ad un mangianastri vecchio e buso. Il fatto è che ce l’ho anche, in camera, ma mi scordo sempre di portarmelo qui a Lecce. E poi devo trovare il modo per trasferire dal nastro magnetico al pc. Adesso nel mangianastri c’è una registrazione vecchissima di sei anni fa, fatta più o meno un paio di settimane dopo che mi regalarono la prima chitarra elettrica con mini-amplificatore e pedaliera Zoom (BRRR) allegata, in cui cazzeggiavo liberamente con la chitarra. Non so se il nastro si sia inghippato in qualche modo o se sia colpa della vecchiaia o della vicinanza con qualche calamita o altre fonti magnetiche, sta di fatto che il nastro è come marcito e adesso emette dei suoni fantastici, che vanno assolutamente registrati in forma più stabile. Quando avrò fatto, penserò a portarmelo a Lecce per fare dei veri low-fidelity field recordings, che davvero ad usare il cellulare mi viene un magone (come quando ho visto a casa di una amica la pubblicità sulle bollette telematiche in cui si vedevano un sacco di gesti fighi [sintonizzare la radio, sistemare l'antenna et similia] che le moderne tecnologie hanno sistemato. Davvero, un’angoscia).