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Oggi mentre aspettavo in coda alla Carovana dell’ufficio per Immatrikolarmi, non ho potuto fare a meno di essere colpito da una locandina che, in mezzo a grafiche rustiche e foto di asini, esibiva questo testo (ricopiato letteralmente per il suo valore storico):
Il corso di formazione in attività di mediazione con l’asino è indirizzato a tutti coloro che amano gli asini, a chi desidera realizzare un’attività nuova e particolare, a coloro che progettano un cambiamento nella propria vita, a chi cerca tranquillità, pace e vuole procedere a passo d’asino, a figure professionali di diversa estrazione: animatori, conduttori di gruppo, educatori, operatori sociali, volontari, insegnanti, medici, psicologi, infermieri, fisioterapisti, agricoltori, asinieri. Il corso permette ad ognuno di chiarire a se stesso i propri progetti e ciò che intende costruire con l’asino e ad acquisire conoscenze tecnico-teoriche e a sviluppare abilità sul piano pratico.
Poi dicono che la cultura italiana è in crisi. Tzè.
Ho imparato una cosa nuova: in Cina, se sogni una persona che amavi ed è morta, questo significa che l’anima della persona morta è insoddisfatta di ciò che ha/avrà nella sua prossima vita. Esistono quindi dei negozi appositi – death supply shops – dove tu vai e compri qualcosa per loro. Qualsiasi cosa. Case. Palazzi. Soldi. Automobili. Un jet privato. Una piscina. Un telefono. Vai lì e lo compri. Nei death supply shops tutti gli oggetti – case, palazzi, soldi, automobili, un jet privato, una piscina, un telefono – sono fatti di carta. Tipo origami, presente? Ma fatti bene. Carta di quella robusta. E assemblata con cura artigianale.
Tu sogni la tua ragazza morta, vai al d.s.s. e le compri una casa. Poi vai presso un tempio – purtroppo non so di quale esatta confessione religiosa, e bruci l’oggetto. L’oggetto diventa fumo e il fumo sale al cielo, per arrivare alla persona del sogno.
I soldi di carta che puoi bruciare si chiamano Moneta dell’Inferno.
Esistono intere generazioni di negozianti vissute costruendo un esercito di desideri di carta per i nostri (i loro, veramente) amati morti.
Oggi c’era la storia del decreto 133. Il famoso noto maledetto decreto 133 che ti taglia tutti, ci ammazza tutti, porterà tutte le università alla privatizzazione, non porterà soldi alla ricerca, impedirà a chi si era designato un lavoro nella ricerca (anche se qui va detto che con tutto il rispetto già dieci anni fa mettersi a voler fare ricerca scientifica in italia…) di prendere uno stipendio umano, manderà a casa un sacco di profii, saremo tutti precari fino alla fine dei nostri giorni, non ci sono soldi la crisi eccetera. Insomma. Ovviamente chi pensava di riuscire a costruire qualcosa (non io, eh) è rimasto puntualmente deluso. Avete presente le manifestazioni liceali? Quelle che si potevano evitare, che in fondo sì è per saltare la squola, quelle che la gente ai negozi esce e ti guarda sorridendo, magari sono anche d’accordo con te, ma sembra che sia una parata così. Anche con i coretti nemmeno troppo furbi, magari anche datati. I portastriscioni con la kefia. Il rasta con il megafono. Gli scettici che un po’ camminano accanto, un po’ entrano, un po’ boh. Io credo che i colori non fossero assolutamente abbastanza. La gente sembra grigia. Una versione ingrandita delle manifestazioni da liceo. Assolutamente non coinvolto.
Mentre camminavo la mia testa è esplosa, all’improvviso una granata a frammentazione mi è partita nell’intestino, ho sentito una sensazione, come venire strappati da terra per la colonna vertebrale, lasciando qualche buon chilo di carne giù. Ho sentito il formicolìo percorrermi ogni singola sinapse nervosa avanti e indietro milioni di volte in un secondo, e potevo contare ogni secondo, ed ogni singolo nervuncolo produceva una distorsione forte come una generazione biblica dell’antico testamendo, sentendo Yafet, Hirod, Nahem, Melhek, Rud, e poi Elea, Nilla, Naget tutti quanti sferragliare morbidi come amanti sulla mia schiena e strappandomi via tutto il resto. Una qualche forza spingeva dall’interno della cassa toracica, percorreva ciclicamente le costole, le torceva e le spezzava per farsi strada fuori, ho sentito la pleura dilatarsi fino a lacerarsi, liberando un fiotto caldo di liquido interstiziale lubrificante sulla mia pelle e intorno ai miei polmoni. I piedi e le mani stavano impazzendo, contorcendo ogni singola articolazione in qualunque direzione possibile, trasformandomi in una specie di burattino impazzito in mezzo ad una tempesta. Sentivo un brulicare di scricchiolii sottopelle, come minute punture di ago che poi si espandevano all’intorno fino ad abbracciare tutte le ossa e a riempirmi la pelle di sangue. Mi si stavano spezzando le unghie per la pressione, mentre avvertivo un grosso squarcio nel diaframma e la distinzione tra petto e torace si faceva flebile ed inutile mentre non potevo più distinguere se avessi dell’aria dentro o fuori, se potessi inspirare o espirare. Le rotule mi sono spaccate tutte e due contemporaneamente come due piccoli soli morenti mentre il rumore intorno continuava insaziabile, facendomi venire la pelle d’oca fin dentro al derma, scatenando un miliardo di minuscole necrosi convulsive e fulminanti, deteriorandomi la lingua fino a sentirla rifluire verso l’interno proprio quando il pomo di adamo spingeva così tanto fuori sulla pelle da sentirmi praticamente sgozzato, mentre il suono delle stirpi ebraiche continuava a risalirmi verso la schiena. Dall’ombelico è spuntato qualcosa, ma ho cominciato a perdere lentamente il controllo, a ritornare sui consueti binari temporali. Qualcosa mi ha polverizzato i coglioni nello stesso istante in cui mi sono esplosi i timpani e il setto nasale è imploso su se stesso con un suono come di foglie secche schiacciate dagli stivali da neve, paurosamente vicino e mescolato a tutto il rumore che continuava intanto tutt’intorno. A quello si univano anche gli schiocchi irregolari dei denti che cominciavano a frantumarsi l’uno contro l’altro, a sporcarsi di ciò che era rimasto della lingua, a mandare giù ciò che era sopravvissuto delle mie ghiandole salivali. Sentivo fin dentro le radici i sussulti nervosi, sentivo gli spacchi improvvisi che recidevano i nervi pezzo per pezzo e poi tutti i frammenti duri, alcuni taglienti altri più smussati, scendermi giù velocemente nell’esofago ripiegato su se stesso come un serpente in preda ad un veleno peggiore del suo medesimo; e intanto continuava a salire ancora quel rumore e la mia schiena era un’unica brillante lama che si infilzava in se stessa e si apriva e si squarciava continuamente nello stesso continuo millisecondo che continuavo a dividere geometricamente (ogni segmento ha punti infiniti). All’esterno continuavo progressivamente a perdere la mia geometria. Avevo ogni muscolo teso fino al minimo spasimo, tanto che potevo sentire qualche gocciolina di sangue venircene fuori, come quando strizzi una spugna abbastanza da farci venir fuori anche il più minuto zampillio d’acqua. Si creavano continuamente minuscole necrosi che si riempivano nello stesso istante di minute schegge di ossa. Ho perso il controllo di tutti gli arti e ho sentito il liquido delle articolazioni circolare liberamente ovunque, non più limitato negli angusti spazi fibrosi a cui è di solito destinato. Mentre il suono sembrava adesso gonfiarsi, senza più espandersi all’esterno ma semplicemente acquistare massa, comprimermi, sentivo tutte le arterie richiudersi su se stesse, avvinghiarsi l’una sull’altra e deviare il loro percorso, tagliando tutto il resto, aprendosi, giungendo fino ai polmoni, riempiendomeli di sangue. Non riuscivo a sentirmi il battito cardiaco in tutto il rumore, non riuscivo nemmeno a sentirlo, sotterrato com’era da ciò che stava rimanendo (sempre di meno) della mia cassa toracica e delle pleure e dei polmoni e dei muscoli e della pelle. Ho cercato di guardarmi il petto per capirci qualcosa ma l’occhio sinistro è scivolato fuori, pendendo dal nervo ottico, indeciso se spezzarsi o no è rimasto così più istanti del dovuto. L’altro occhio l’ho sentito distintamente riempirsi di qualcosa di indefinito che veniva dal basso, forse dal naso o dalla gola, e all’improvviso ho sentito un fiotto caldo che veniva fuori dalla pupilla. L’altro occhio è caduto a terra con un suono sordo. Sono precipitato a terra, finalmente libero dai miliardi di minuscoli istanti che stavo separando uno ad uno, per aggrapparmi alle mie sensazioni. Ai miei brividi. Ai suoni delle generazioni ebree. Mentre sentivo nettamente la scatola cranica dividersi in uno sciame di minuscole schegge senza ordine, facendosi spazio nella cartilagine oculare, nel cuoio capelluto, nell’attaccatura del collo, percorrendomi da parte a parte i nervi ottici, disegnando suoni invisibili davanti al niente che ero diventato, il rumore, fantastico, è diventanto piano, senza cambiamenti bruschi, lontano, quieto e gentile. Ma pur sempre rumore.
Ci sono tre scatole. Ogni scatola contiene un campione di sangue. Prendi un campione e analizzane lo spettro, risali ad una classe spettrale stellare, sul diagramma H-R. Filastrocca: Oh, be a fine girl, kiss me. Le iniziali individuano la sequenza delle classi spettrali in base al loro ordine di apparizione sul diagramma. Se la classe spettrale è un verbo, scegliere un’altra scatola e procedere ad un’ulteriore analisi. Se la classe spettrale corrisponde ad un sostantivo, fabbricare del napalm entro 7 giorni dal giorno dell’analisi. Radere al suolo tutti gli edifici religiosi, le sedi di giornali, di partiti e di associazioni in un raggio di 2700 metri dal campione di sangue. Se la classe spettrale corrisponde ad un’altra parola, convertire ad un credo a scelta almeno tre parenti di vostri amici intimi, fare sesso con essi, ed infine riportare ciascuno di loro alla scelta del campione. Chi sceglierà il vostro stesso campione sarà la persona della vostra vita. Se non si riesce a risalire ad una classe spettrale stellare a partire dal campione di sangue, bere il campione, sostituirlo con un campione personale e partire per un viaggio. Il viaggio avrà durata minima di 17 giorni e sarà effettuato in compagnia di almeno due dei parenti di vostri amici intimi di cui sopra (più almeno un’altra persona). Durante il viaggio dovrete assistere ad un assassino. Se entro 16 giorni non avrete visto nessun assassinio, sarà premura della sopracitata ‘altra persona’ ingaggiare un assassino che dovrà uccidere uno di voi tre, a scelta dell’assassino. Se l’assassino non vuole scegliere, trattate l’intera località in cui avete viaggiato con napalm per tre giorni includendo un areale di 7 kmq circostanti. Se l’assassino richiede troppi soldi, uccidetelo. Se non si trova un assassino entro 77 giorni dall’inizio del viaggio, tutti i partecipanti al viaggio dovranno copulare tra di loro contemporaneamente. Al termine dell’atto stabilirete di comune accordo chi ha sofferto di più. Questa persona dovrà prelevare tre campioni di sangue, ricevere un fisting dall’assassino di cui sopra per poi inviare i tre campioni di sangue al vostro più vicino parente, consanguineo, marito/moglie o fidanzata/o. Sarà possibile poi tornare a casa.
Tornati a casa avrete due possibilità. Una scelta. La prima è prendere la più lontana linea ferroviera della vostra città, senza pagare, vivendo per almeno due mesi sul treno. La seconda è aspettare per due mesi, seduto sempre sulla panchina di fronte alla stazione, che passi il sindaco di New York, che deve riportarvi indietro il dvd masterizzato (male) del vostro film in bianco e nero preferito. Se non avete un film in bianco e nero preferito, se non avete linea ferroviare, se pagate, se non riuscite a portare a termine una delle due scelte nei due mesi stabiliti, dovrete sovvertire il governo locale, instaurando una meritocrazia ereditaria con un territorio di circa 11 kmq. Una volta ottenuto il riconoscimento diplomatico delle principali potenze internazionali, sarà vostra premura creare una potenza militare sufficiente a radere al suolo chimicamente la città del viaggio. Il medesimo trattamento sarà poi effettuato su tutte le eventuali località frequentate dall’assissino della città del viaggio a partire dalla vostra dipartita.
Una volta eseguite tutte le istruzioni svolte, dedicatevi al turismo sessuale per il resto della vostra vita.
Sarà premura del vostro secondo pronipote disporre 3 ulteriori campioni di sangue in altrettanti scatoloni ed indirizzarli con relative istruzioni al più vicino parente dell’assassino.
Sto vivendo gli ultimi due minuti di un’ora che tra due minuti non esisterà più. E questa cosa è davvero, boh, umana.
Crisi. Siamo in crisi, siamo in crollo. Miliardi bruciati correre ai ripari dobbiamo accettare il fatto che stiamo diventando tutti più poveri [ma questo non significa che rimane tutto come sempre?] ai nostri genitori sembra epocale. Qualcosa che non hanno mai visto. Il declino. Come se si fossero per bene pianificati una crescita in un mondo in crescita e ora che non si cresce più si lascia spazio al declino. Come se tutte queste dinamiche avessero un senso. Come se avessero o avessimo capito il significato della parola ‘caos’. Io mi sono stancato di dover selezionare le informazioni e le notizie in base ad un nuovo criterio di importanza. Questo distinguere fasi stanche e fasi caotiche nella storia, i nostri metodi di analisi che chissà perchè con il presente non possono funzionare e vanno bene solo con il senno di poi. Camminare avanti a specchio, riflettendo nel dopo il prima, agendo in retrospettiva cercando una prospettiva. Io l’ho detto ai miei, l’ultima volta che sono tornato a casa.
Me: “Per questo lungo e critico inverno ci serviranno provviste.”
Miei: “…”
Me: (conta)”Fucili, munizioni, legna, noccioline e birra”
Miei: “Noccioline?”
Me: “Sì, così la sete aumenta e noi si beve la birra.”
Miei: “E la birra?”
Me: “Per placare la sete provocata dalle noccioline.”
Va da sé che le persone serie si porteranno anche l’asciugamano, ma non è da dirsi.
Ciro. Dietro questo insignificante nome si nasconde la nostra nuova dimensione dell’alimentazione, la speranza universitaria, la potenza culinaria. Un nome inoffensivo ai più che per noi significa una sola cosa: Pizza.
Ci siamo capitati per caso, visto che è praticamente sotto casa (esci casa sotto l’arco svolti a destra davanti alla chiesa c’è lui), ma non l’avevamo mai cagato più di tanto perchè in pratica non ha insegna. Cioè ce l’ha ma non è quel che si dice un buon lavoro di industria pubblicitaria (e pensare che accanto a lui c’è il palazzo della farm), resta il fatto che quest’uomo Ciro – pizzaiolo napoletano, rappresenta in una forma e grado particolarmente elevato Dio. Cominciammo una sera per pura curiosità. Due pizze prosott&func’ (prosciutto e funghi). Non avevamo molte speranze sulla pizza leccese. A lecce il pane fa schifo e due giorni prima ci eravamo mangiati una pizza da amici che aveva la simpatica aria di essere fatta di cellulosa pura. Ma sono cose. SIamo gente di esperienza, quindi siamo entrati con piglio sicuro. Lui è il tipico pizzaiolo napoletano, di quelli che ritraggono con pose e sguardi caricaturali sopra i cartoni proteggi pizza con scritte sopra come LA PIZZA BUONA, LA TUA PIZZA, PIZZA CALDA eccetera. Scherza ride, ha quell’accennnnto napoletano eccetera.
Ma la cosa fondamentale è la pizza. La strafottuta pizza cucinata da Ciro è un’esperienza fuori dai comuni parametri umani. Ti sballa le papille gustative. Ti imbottisce di dopamina a forza. Ti eleva spiritualmente. Ti guida nell’oscurità. Si accompagna piacevolmente ad una, due, numerose tre quarti, preferibilmente dreher e/o heineken, il che stuzzica l’esperienza. Ti distrugge e ricostruisce. Ti abbraccia. Ti protegge. Ti affonda. Ti eleva. Ti illumina di gloria e ti incorona di speranza.
Oggi ho vissuto una profondissima esperienza di trascendenza atavica mangiando a pranzo una ripiena al forno (pizza richiusa su se stessa contenente: pomodoro, mozzarella, ricotta, salame, funghi, altro). Nel frattempo Armando stava visualizzando i novecentonovantanove nomi di Dio disponendo i pezzi di salsiccia sulla sua pizza seguendo uno schema cabalistico. Serena era troppo impegnata a godere per capirci qualcosa. Il porco invece in preda ad un’improvvisa attivazione del suo ipotalamo stava finalmente capendo tutto gli eserciti di Meccanica Razionale e Ricerca Operativa che fino ad allora erano rimasti oscuri al suo cervello abitualmente sfruttato ad un 10% di potenziale.
Ma figurati, ragazzo mio, la prossima volta non accennerò nemmeno a provare a conversare tra una spiegazione e l’altra, accidenti a te. Volevo solo parlare un po’, fare un paio di battute, cose del genere, cristo, non volevo sapere tutta la tua cronologia personale della tua fottutissima estate 2008. Dovete sapere che questo tizio, imberbe e impomatato, con questa felpa Papete, ha trascorso la sua frighissima calura estiva lontano dalla solemareientuPuglia e se n’è andato alla fottuta Milano Marittima, e praticamente si è trapiantato alla cazzo di Papete e mi ha raccontato nei dettagli ogni singolo djset, i super mojito e le strafiche. La cosa ha ammazzato del tutto la mia resistenza cerebrale, infatti dopo alla pausa mi sono andato a fare la solita flebo di caffeina, ma non è bastata, e ho seguito ciò che rimaneva di Geometria & Algebra (pesantissime dosi di DECEKKO) con un’aria fallita e sconsolata come non mai. Figurati analisi (tanto, se devi leggermi le dispense, O romano, posso anche leggermele a casa). Juro.
Si chiama DECEKKO ed è la droga del futuro, consiste nell’ammassare circa 74 tic in una persona sola e metterla per otto ore a settimana davanti ad una folla imberbe di almeno 100 persone, si riscontreranno reazioni positive alla droga in almeno 70 soggetti, condizioni allarmanti in 20 soggetti di cui critici almeno 1. Gli effetti sono fibrillazioni, psicosi e turbamenti psicoacustici in ogni inserimento di messaggi, password, codici e qualche generica comunicazione che richieda un livello anche minimo di crittografia. Sono stati riscontrati episodi psicoschizoidi anche alla pronunzia di termini come ‘ortogonali’, ‘classe’, ‘campo’, ‘tua madre’ e ‘crittografia’.
