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Au revoir. Torno a Lecce, ringranziando la vostra divinità suprema e/o immensa forza galattica preferita. Non devo ancora cominciare le lezioni, ma con ogni probabilità non avrò comunque un portatile con connessione se non la settimana prossima. In ogni caso, ci si risente, se non il prossimo week-end, a quello successivo. Au revoir.
© lost crew – those shining eyes are fucked away scrive (13.06):
insegnami come si dice “tua madre fa i pompini ai cavalli” in salentino
earthache scrive (13.06):
uhm
earthache scrive (13.06):
non è esattamente formale come insulto
earthache scrive (13.06):
ma dovrebbe essere
earthache scrive (13.06):
mammata sta’a ffà bucchini al li cavadd’
© lost crew – those shining eyes are fucked away scrive (13.06):
per cultura personale
earthache scrive (13.06):
oppure invece di “sta’a ffà” “sta spàr”
© lost crew – those shining eyes are fucked away scrive (13.07):
aahaha
© lost crew – those shining eyes are fucked away scrive (13.07):
noi piu o meno sarebbe
© lost crew – those shining eyes are fucked away scrive (13.07):
to madar l’è drè a far i pumpin ai caval
earthache scrive (13.07):
wew
© lost crew – those shining eyes are fucked away scrive (13.07):
con una particolare V tutta mantovana
© lost crew – those shining eyes are fucked away scrive (13.08):
non calcata
earthache scrive (13.08):
sembra una canzone di venetian snares
© lost crew – those shining eyes are fucked away scrive (13.08):
che diventa quasi una U
© lost crew – those shining eyes are fucked away scrive (13.08):
sembra una canzone di venetian snares > peccato non avere più l’asd
earthache scrive (13.08):
Venetian Snares – To Madar L’È Drè [2008, Warp]
Ieri sera stavo mangiando e in televisione c’era un film di Paul Newman, quello sul pugilismo (fanculo Rocky, Rocchio e tutto il resto). All’improvviso ho avuto un candido desiderio di stendermi un pochetto sul divano, così per rilassarmi un po’.
Mi sono svegliato nel mio letto alle 12.07 di stamattina.
Ho comprato delle nuove cuffie, Philips, grandi, arrivano ad emettere suoni fino a 18 Hertz: la manna. Mia madre ha dovuto convincermi, finchè sarò ancora qui a francavilla (fino a sabato/domenica), a perfavorenonusarle, usa le casse, perchè c’è una inquietante coincidenza tra l’azione “andrea si mette le cuffie” e “andrea non udirà alcun suono esterno” con scene scabrose tipo mia sorella che mi urla dietro cinque minuti prima che a me venga il dubbio che qualcuno stia urlando e mi giri. Inoltre, ma non sono servite le persone a me vicine per convincermi di questo, non userò queste cuffie per ascoltare mp3 mentre giro per francavilla; semmai le userò a Lecce, perchè Lecce è molto più open-minded (e perchè non ho altre cuffie funzionali) e soprattutto perchè 18 Hertz bisogna sentirli per capirli, soprattutto se stai sentendo Earth 2. Nel frattempo la storia con quel fotografo si è conclusa: nel senso che non sarò io a ritirare quella gigantografia, e lunedì a Lecce troverò uno studio fotografico migliore. Fine della storia.
Nel frattempo, stanno partendo tutti, ovviamente io cazzeggio a scoppio ritardato, quindi ho ancora questi giorni per godermi la città rinchiusa nel suo improvviso stare a casa (ha preso subito a fare un freddo un po’ troppo cane), con la casa di francavilla che si è immediatamente adeguata, e come per tutta l’estate è stata un microonde da 50mq adesso è un freezer, continue minacce di pioggia, i locali senza più i tavolini fuori ma con un rinnovato arredamento interno (sempre lo stesso, in realtà); con le botte alcooliche date mercoledì sera (ieri, credo), per salutare Antonio che è partito to Torino (TO) e non ci si rivede che a nAtale, doppio tequila bumbum, assenzio yellow (si direbbe un assenzio all’anice con alcool aggiunto, brr) e altra doppia tequila, il tutto con le migliori reazioni (non ho vomitato, dopo ho anche guidato senza problemi, nel senso che ho calcolato per bene quando avrei assimilato per bene l’alcool per bene) per bene ]. Adesso, spostandoci di nuovo ad Oggi evitando di scavare ritrovando brutte cose nel nostro passato, mi sono rivisto Matrix Revolutions, confermando che come il primo non ce n’è nessuno e che il combattimento finale significa: la kultura japponese e quella americana si sono ormai complementarizzate e fuse (due tizi si picchiano con esplosioni da dragonball, volano in aria: JAP, ma prima di tutto scrocchiano i pugni: USA), inoltre conferma anche che dal secondo episodio in poi il Vaticano nella persona di Hugo Weaving ha messo lo zampino nella sceneggiatura (pericolo!). Ultima ulteriore conferma è che il cinese, l’occhialuto, il protettore, quello con un passato ribelle, quello che dovrebbe essere un angelo o simili (si chiama Seraph se non sbaglio), è l’unico personaggio che ha capito tutto il senso della trilogia, che è: l’Oracolo fa uno scherzo all’Architetto perchè lui a letto non è più come una volta.
Sicuramente è stato molto difficile, lungo e complesso, come è stato difficile capire che la bambina indiana è il nuovo oracolo, che l’oracolo è nato quindi dall’amore (cristo) tra due programmi e che la cosa rappresenta la ‘imperfezione sistemica’ di cui l’Architetto andava cianciando, se non erro, imperfezione che consiste in ultima analisi nella sua incipiente impotenza (nonchè nelle sue scelte di abbigliamento). Quindi Matrix è la storia, astrattizzata, concettualizzata, dell’unico, atavico, primordiale errore: il cazzo che non s’arza [come diceva il saggio della cascata: Marzo, e me s'Arza]. Nell’eterna lotta per il cazzoduro abbiamo molti personaggi: il Negro gay che desidera il pene, la Ninfomane bianca che Crede (nel cazzo duro), la ex del Negro prima che diventasse gay che spera che dopo la morte di milioni di persone perlomeno il Negro la smetta con questa cazzata dell’omosessualità, il Francese, malevolo, che ha l’unica confezione di Viagra presente in Matrix e non la vuole dare a nessuno, un altro Negro che però non c’entra niente e non muore a dimostrare che questo è un film alternativo; il vecchio che sa che sicuramente non gli s’arza, ma forse nel giovane s’arza; e tutte le altre persone dotate di buonsenso che però nel film fanno la parte dei coglioni burattini e manipolati finendo per farci sentire tutti dei poveri coglioni burattini e manipolati. Quindi dovreste credere anche voi nel cazzo duro. Ma solo a Marzo.
Porca merda d’un cristo risorto di fotografo del cazzo, o pseudofotografo della mia straminchia, o grande porco di titolare di studio fotografico di sviluppo e stampa dei miei due ossequiosi Koglioni, potesse crollarti in testa tutto il tuo studio della straminchia vuoto e male arredato anche subito in questo istante, direttamente sui tuoi coglioni stratosferici da fare invidia alla capocchia di cervello che porti, santissimo pezzo d’idiota, che per una gigantografia pretendi 10€ anticipati perchè ’sai, molta gente viene e poi non le ritira’ e grazie allo stronzo che sei, sorta di re dei coglioni, che ti ho portato da sviluppare saranno quasi due rullini al mese in un anno e nemmeno ti ricordi il mio cazzo di nome, come se non fossi quantomeno tranquillamente riconoscibile, straminchione patentato del mio buco del culo, enorme stronzone spillamerda dal cazzo, che chissà quante foto ti sei fottuto che pensavi essere inutili o venute male o troppo esposte o non abbastanza, cristocazzo, che ti porto quattro rullini in un colpo e per punirmi che te ne ho portati tanti per risparmiare mi dai tre rullini perchè ’sai un rullino ogni 20 foto e come vedi sono meno di ottanta’, e che per una gigantografia della straminchia (un fottuto ingrandimento di un negativo) pretendi UNA SETTIMANA DIECI GIORNI perchè sai per queste cose ci vuole tempo, potesse il tuo prezioso taglianastro per pellicola forarti i coglioni non mi dispiacerebbe.
Sono tornato dall’oculista, e come nella migliore tradizione, non ci vedo una mazza da vicino. Inoltre mi è stata diagnosticata una continua regressione della miopia, ho guadagnato abbondanti gradi, e adesso prima di arrivare a non vederci un cazzo di niente devo scoprire cos’è. Secondo misterOculo, potrebbe essere un carcinoma al nervo ottico, nel qual caso tra poco comincerà a farmi male da cani, oppure potrebbe essere un problema cerebrale, visto che gli occhi a quanto pare sono sanissimi. anche se ho la muscolatura un po’ nervosa – cosa presa da mia madre che non sopporta di mettere niente sugli occhi e da mio padre che mentirà fino alla morte anzichè andare a farsi visitare – che comunque non può influire sulla cosa.
Ho sviluppato dei rullini che avevo quasi dimenticato. Uno è un rullino che avevo trovato e mi sembrava nuovo; invece pare che sul rullino fossero già state scattate foto risalenti ad una gita del ginnasio di mia sorella. Mentre alcune foto sono andate perse, altre sono sopravvisute interamente e su altre ci ho anche scattato sopra. Sorrisi di imberbi giovani e vergini giovincelle su cui scorrono luci sovraesposte, violacee, come cicatrici (ma morbide): Un altro rullino l’avevo consumato tipo il penultimo giorno di squola. Ci sono molte foto con persone che adesso non mi parlano più, o mi guardano male, o se mi parlano hanno quel messaggio sopra tipo ‘misaprereipiuttostocheparlareconte’.
Sono vergine.
Ha ricominciato a fare freddo, cioè il solito freddino pungente che schiaffeggia un po’ tutti ricordandoci che adesso l’estate e finita e dovremmo ricercare i nostri angoli di edonismo in altri modi e soprattutto che dovremo ricominciare ad usare lenzuola, coperte, piumoni e simili (in proporzione variabile) per non morire dolorosamente, o almeno ritrovarsi a svegliarsi di notte in preda ad atroci sofferenza. Le mie unghie prendono tonalità violacee quando scrivo molto a lungo visto che c’è questo freddino, tuttavia ho la testa racchiusa tra un paio di comode, grosse, morbide cuffie Philips e mi sembra di essermi tirato dentro ad una specie di utero antifisico. Morbidezza. Ieri ho visto Burn After Reading, il nuovo film dei fratelli Coen, ed ho capito che sono quei due registi ad avere quel tocco. Una specie di tocco che avevo beccato solo in Non è un paese per vecchi (per ora rientra tra i miei film pressoché preferiti), soprattutto nella sezione finale.
Ho scoperto solo ieri, tra l’altro, che un attore che avevo beccato solo nelLa Guida Galattica per Autostoppisti, è nientepopodimenoche John Malkovich, proprio quello di ‘essere john malkovich’ e quindi. Un ottimo tocco. Umorismo potente.
C’è questo tempo da tempesta silenziosa, del tipo pioggerella da caffè (nel senso che esci a prendere un caffè e comincia un po’ a piovere), da odore di biscotti e cioccolato e tutte quelle cose piccole, morbide e a contrasto quasi nullo che fanno impazzire le ragazze e mitigano la lieve malinconia per l’idea di non trovarsi più in un’atmosfera strettamente compatibile con la nostra temperatura corporea interna. Minime oscillazioni che portano sempre più giù finchè qualcuno dirà che è iniziato l’inverno. E alla fine nessuno vorrà più uscire di casa. E i vampiri prenderanno il nostro posto. Il piano degli Americani finirà per realizzarsi. E saremo tutti pallidi.
Sono di nuovo qui, tanto per cambiare. Ma non ho una gran voglia di esternarvi qualche casuale e divertente aneddotica (ce ne sarebbe), solo che sono proprio all’opposto di quella scanzonata vena da mettiamoci giù a raccontare e prendiamola così e Eugene Robison ha capito se non tutto almeno i tre quarti della sua vita e quante cose dovrei fare e perchè semplicemente sono un po’ stanco. Non si può pretendere molto. Devo guidare di meno.
La quantità di cose che potreidovrei scrivere è ENORME. Davvero Enorme.
Allora, innanzitutto: ho passato i miei primi giorni a Lecce da inquilino stabile, sicuro, accoccolato nella comoda calorosa accoglienza del nostro arancionissimo bilocale con tutti i cònfort (non abbiamo un apribottiglie). Lecce è una città frighissima, piena di arte e di movida ovunque e ogni sera, abbiamo visto un sacco di frigate come gli emo ubriachi che intentano risse perchè qualcuno ha offerto del piscio mascherandolo per vino, e e e oppure i gatti in calore ogni giorno sempre, la campana che suona solo alle 17:45, alle 18:00 e alle 18:15 per convocare chissà che brutta gente chissà per quali oscuri scopi; poi un signore anziano e molto magro e abbastanza zombiesco che ogni sera passa sulla strada e può farti una paura matta. Il mio coinquilino che ha paura del buio (non ho trovato un meno imbarazzante termine tecnico) non soffre molto il fatto che nel nostro piccolo centrale vicoletto non c’è un’illuminazione pubblica. Non ci sono insetti nella nostra casa, solo uno scorpione (piccolo, ma scuro. Inquietante) poi ci sono gli anziani inquietanti dappertutto, il cameriere alto e grosso che ha sicuramente commesso qualche assassinio; il libro sulle tecniche di respirazione per cantanti e attori in libreria (worldwideweb [dot] liberrima [dot] it) dal costo di 18 – diciotto -18 euri.
Ah: ho perso la verginità. È stato quantomeno interessante. Ma non del tutto nuovo (non nel senso delle seghe).
Ho visto un concerto con la più alta concentrazione di elemento In (Indie) mai vista prima. Ovunque, OVUNQUE! Se ci fossero state le pareti, sarebbero usciti dalle fottute pareti. Cazzograzzie, così ringraziava il vocecchitarra di un gruppo che ha suonato e questo vocecchitarra in capello corto e baffetto (In) si scalmenava, si malmenava, si contorceva, rimbalzava e brillava. Così preso da trovare difficile il fatto di seguire un testo per farlo capire, un tentativo tutto sommato piuttosto sconnesso e imbarazzato di trasmettersi agli altri – come l’uomo che in piazza si dà fuoco. La pila del mio lettore mp3 s’è scaricata. Parlare con una persona, parlando di persone, bevendo un caffè piuttosto brutto in terrazza fino alle quattro di mattina. Trovarsi agguantato in una città che ha un minimo di personalità e interesse eccetera.
I sedicenni, i quindicenni si muovono verso un ospedale vecchio, abbandonato, per camminarci dentro. Si sentono frige da morire, mi lasciano davvero buso in queste situazioni. Cioè è tipo ultrabuso da grido (questo gergo è mio). One sunny morning… [?]… into the… tha house of fuck. [suoni] Sull’ultimo numero di ventiquattro, comprato in una edicola sotto l’ateneo da un amico mentre io ero in cerca di biglietti per Autobus (STP/SGM), c’è un’intervista a un tipo che fa musica concreta e/o field recordings ed è tipo diventato un caso anche abbastanza noto. La commercializzazione della musique concrète (UNA COSA NUOVA MAI FATTA! INNNNOVAZIONE!), tipo Giovanni Allevi con pallose canzoni strumentalneoclassicoformali (con tutto che ha fatto dei bei pezzi), eppure la musique concrète (termine, a suo modo anche definizione, magari genere, anche se privo di molti dei tipici connotati negativi di questi enti – ricordiamoci che “terminology is lame” – Aaron Turner about ‘Reveries’) è una delle locuzioni più, e risulta anche un po’ emozionante dirlo, insomma è MAGNIFICO, dire
“che cd ascolti?”
“mah, è un tipo, una specie di studio sul suono”
“e che roba è?”
“musique concrète”
Se il soggetto A (A come Ai ev a question) è donna e il soggetto B (come Bi Impordan, Bi samuan) è maschio, in un mondo ideale, bello e giusto, A dovrebbe subito unirsi a B. Eppure nel mondo A probabilmente penserà che B si scervella troppo. Il nostro mondo è in definitiva per niente ideale, bello e giusto (d’altronde abbiamo le sfoglie alla crema per contraddire tutto ciò. E la brillantezza del limone, e il sudore sporco di sesso). Nel nostro mondo esiste, ad esempio, la guerra. Esistono le camionette, intere camionette, uno spiegamento di forze decisamente non indifferente, camionette di carabinieri e poliziotti il sabato sera a Lecce dominano, inquietano, osservano. Passano e stimolano i pensieri neoquasianarchici di molta gente, che scrive poi sui muri inneggi alla scheda bianca (OXBOW – An Evil Heat. Minutaggio della tracklist. 2:55 / 3:37 / 4:59 / 7:44 / 5:22 / 5:32 / 5:22 / 7:26 / 32:37 / courtesy of Neurot rec.) mentre in fondo un po’ fa piacere vedere le strade in ordine, con elementi come spuntoni metallici sui gradini di una porta per impedire a questi bruttacci di sedercisi di notte. Mica ci si può fare quel che si vuole. Piove che dio la manda giù va.
Ci sarebbe altro da raccontare, fatti magari rilevanti, carini, bizzarri ed interessanti per le nostre piccole menti ancora impregnate degli umori umidicci della schiusa. Ma purtroppo non viviamo in un mondo ideale, bello e giusto, e la perdita della verginità ce lo ricorda.
Credo che questa storia di strappare le unghie a morsi sarà il tormentone di lunghi mesi a venire. Detto questo potrei staccare un po’ le comunicazioni dal blog, causa movimenti a Lecce, ma soprattutto causa unghie strappate. A risentirci presto.
