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| (1.02) every time I thi: | mi vado a coricare |
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| (1.02) every time I thi: | certo di concludere la giornata |
| (1.02) every time I thi: | con più saggezza di quando è cominciata |
Mentre in America la corte suprema sancisce il sacrosanto e statuario diritto ad armarsi, che si pone nella sua argentea e gargantuana maestosità popolare accanto ai diritti di libertà di espressione, libertà di voto, e simili gargantuanità, mentre tutto questo succede con i soliti applausi, il solito regista autorale metterà delle inquadrature come porranno in risalto la surrealità dell’applauso al diritto ad armarsi, e intanto una musica che potrà essere qualcuna di quelle rockeggiate che cantano sempre gli yankee in Iraq, con qualcosa tipo ‘Burn motherfucker burn’ oppure ‘If you love me set the world on fire for my heart’ [e altre sguanate pre-plastica del genere]. Il solito regista autorale è esperto a chiudere queste scene con una nota quasi banale, un piccolo dettaglio che nel silenzio dopo la musica di cui sopra, genera un interesse notevole per l’innovativo taglio fotografico dell’opera. Come tutte le persone e come tutti i dispositivi elettronici, il solito regista autorale funziona con uno schema meccanico: input > output. Mi sono rotto il cazzo di dovermi aggiustare, non nel senso che mi sono stufato di essere per piacere agli altri [se avessi voluto fare così gli ultimi cinque anni della mia vita sarebbero un fiasco totale], io intendo il semplice fatto di dovermi regolare. In un modo quasi istintivo, se si è increduli si aggrotta la fronte. Se sei imbarazzato guardi a terra, mentre se sei interessato a una ragazza devi necessariamente avvilupparla in cerchi concentrici di interesse e disprezzo, di avvicinamento e allontanamento tipo i balli latini (che palle). A questo punto del discorso il solito regista autorale lascia la sala, sinceramente scandalizzato per la banalità e per gli intenti filosofeggianti e per l’inconcludenza totale del discorso. Il discorso è molto inconcludente di sé. La nuova adolescenza ha meno scopi e meno ideali della precedente; ha musica molto peggiore e gusti indecenti. La prossima adolescenza avrà ancora meno scopi e ideali e musica anche peggiore e definizioni musicali più lunghe e pubblicità più patinate. Tutti ricordano l’età dell’oro. Tutti vorrebbero l’età dell’oro. Ovviamente la democrazia è una realtà realizzata, ma dobbiamo salvare il pianeta. Naturalmente, la gente fa schifo, ma sicuramente i miei veri amici non mi tradiranno mai. Dischi belli ce ne sono tanti, ma pochi sono storici. Un disco storico: un disco seminale. Una band influente; una band creatrice di una scena. Tutti vorrebbero fare parte di una band famosa, ma nessuno vorrebbe subire il sequestro del tour van per peso eccessivo sull’autobahn tedesca. Naturalmente, le commedie dell’estate, le commedie di pasqua, i cine-panettoni, fanno tutti schifo: ma allora perchè quello è il cinema nazionale e perchè continua, nonostante tutto, a imbarcare milioni?
Sarebbe fantastico allora rincorrersi sulla superficie dei tuoni. Quando attraverso il vetro incrostato di pioggia ti accorgi dell’arrivo del fulmine porti subito, in un battito di ciglia come se niente fosse, la testa in su verso il tettuccio trasparente in vetro (fiat 500 proprietà di m.d.s.) per osservare attraverso la pioggia la luce che si diffonde nello stesso istante in cui -zac- è già andata. Completamente muto. Il rombo passa inosservato, pochi secondi dopo, assorbito dalle vibrazioni dell’asfalto e dalla pioggia che rinchiude in sé tutti i rumori. Sarebbe fantastico allora uscire dalla macchina e cominciare a correre, così, cercare di capire a che angolo batte la pioggia semplicemente sentendo quanto scivola sulla pelle quanto più accelleri. Quanto poco ti importa del pavimento – terra, ti sto abbandonando – così bagnato anche lui che ti sembra di immergerti in una specie di altro ambiente acquatico rarefatto e colloso, colla tra le persone e tra i sentimenti e tra tutto. Mi dispiace che non riesca a trovare nessun con cui capire tutto questo. Mi dispiace che spesso le persone che, sono tutte là fuori, che non corrono, ma cercano un’uscita. Come muoversi in un locale pieno di musica forte, rumorosa e sgradita. Si capisce da come piegano le spalle, o da come non lo fanno.
La cioccolata è buona, i tuoni sono meglio.
Con lo sguardo verso l’alto a cercare di capire un attimo ‘perchè?’ e nello stesso attimo dire ‘va bene lo stesso’ e poi ripetersi qualcosa d’inutile mentre si viene investiti violentemente, violenza totale e distruttrice e corrosiva e $aggettivi_suggestivi e altro, qualcosa di irrilevante, perchè non pensate a più cose irrilevanti? Pensate a più stronzate e puttanate e fatene anche qualcuna ogni tanto, e magari poi cercate di essere più veri verso gli altri dentro di voi
la pioggia ha un rumore che assorbe tutto. Anche la violenza. Anche la verità.
Tuoni meglio della cioccolata
Sullo sfondo centrali nucleari sommerse da oceani di frammenti di conchiglie taglienti con i bordi scuri di sangue rappreso creano un enorme campo disteso di savana friabile e scricchiolante. Eravamo in cinque tutti in piedi su una piccola zattera fatta con un’ostrica gigantesca. Contatto delle scarpe polverose sulla madreperla ancora brillante nonostante tutto. Avevamo tutti lo stesso vestito scuro con riflessi chiari sulle giunture meccaniche. Un tubo partiva dal polso e si snodava lungo il gomito fino alla schiena. Avevamo tutti a disposizione 5 jack, 5 alimentatori, 2 connettori individuali e nessun gene terminale. Per navigare tra le conchiglie buttavamo, riprendevamo e buttavamo sul fondo dell’ostrica una perla grande quando un pallone. Quella batteva, l’ostrica si abbassava per il peso e si spingeva in avanti. Andavamo così. Facevamo i turni per chi doveva prendere l’ostrica. Le centrali nucleari buttavano un fumo densissimo che non sfumava mai, così eravamo sovrastati da una coltre grigionera mentre all’orizzonte lungo i margini delle conchiglie apparivano degli stralci di cielo ciano molto intenso.
Cominciarono a venir giù dei tuoni dalla nuvola. Vedevamo l’onda d’urto silenziosa che si avvicinava dal cielo con un pallore indistinguibile e poi si abbatteva su tutte le conchiglie. Le ciminiere non aveva un solo tremore. Noi ci aggrappavamo tutti insieme, ci chiudevamo intorno alla perla e proteggevamo noi stessi dai graffi delle conchiglie che sfrecciavano dappertutto. Ho baciato qualcuno, ma non ricordo chi. Non vedevo gli altri in faccia. Le ciminiere sono diventate vulcani, il fumo è diventato più scuro ma si è alzato. Durante un’onda d’urto particolarmente potente ho sentito una conchiglia appuntita trapassarmi la schiena in basso, penetrare di taglio tutto l’addome e il torace fino ad avvertire un sensibile pizzicorìo al cuore. Non usciva sangue. Un’altra conchiglia ha rotto il tubicino sul polso ed è cominciato a venir fuori un liquido trasparente e denso / Hanno preso dello scotch e mi hanno messo dei cerotti. Nel frattempo io cercavo di avvertirli che una ciminiera-ora-vulcano dietro di noi stava diventando enorme a vista d’occhio, emergeva come se le conchiglie si stessero ritirando e infatti le conchiglie sembravano sciogliersi, ma loro non se ne accorgevano mentre scendevamo e la distesa di gusci ritornava ad essere un normale mare. Cercavo di parlare, di fare gesti, ma le braccia mi facevano un male cane e quando cercai di parlare mi uscì dal naso altro di quel liquido denso, ma era nero. Sul vestito scuro, la macchia non si vedeva. Il vulcano diventava davvero enorme e si cominciava a sentire un rombo fortissimo, ma loro erano tutti occupati a incerottarmi e rassicurarmi e risistemarmi il tubicino e cercavano di capire come togliere la conchiglia da vicino al cuore che intanto cominciava a sciogliersi. Cominciò a fare davvero male e mi misi ad urlare, e stavolta il suono uscì e tutti furono spaventati, ma prima che si accorgessero del vulcano dietro e prima che mi uscisse altro nero dal naso e mentre mi sentivo gli occhi dolenti come se fossero pieni di qualcosa allora un’altra scossa ci abbattè ed era fortissima e l’ultima immagine sono loro quattro nei vestiti neri, jack alimentatori tubicini cerotti sulla mia mano sinistra acqua intorno la perla che si stava frantumando e tutto esplodeva mentre urlavo
mi sono svegliato
Il rosso brillante appare solamente a tratti sulle costole sfrangiate delle nuvole libere dalla pioggia che nel frattempo si era stemperata nell’asfalto tutt’intorno in sprazzi dimenticati. I suoi passi affondavano lievemente nel sottofondo umido della pioggia che fino a mezz’ora prima si era abbattuta incessante modellando tutti gli angoli con i disegni rotondi e brillanti delle gocce che cadevano sull’acqua. Si muoveva più rapidamente a mano a mano che vedeva il colore del tramonto stemperarsi in modo più violento e dilatato, fissando ostinatamente al di sopra dei palazzi ciò che riusciva ad intuire del grandangolo divorato dagli spigoli superficiali e presuntuosi degli edifici. Urta un paio di persone accorgendosene nello stesso preciso istante in cui -
Smettila di correre, cos’hai da rincorrere, è successo qualcosa? Hanno chiesto ma hai preferito non rispondere. Hai preferito tenere tutto sospeso come un sottobosco umido di pioggia non ricevuta, pioggia rubata dalle fronde, pioggia invisibile che in un modo o nell’altro passando lascerà scie rosse nell’aria -
Dall’aeroporto vicino passa un aereo. Lo vedi di lato, a mezzo taglio, riesci a distinguere solo una luce lampeggiante un bianco acceso sull’ala destra. Il suo suono si trasmette silenziosamente ma inesorabilmente come una vibrazione, una specie di terremoto lontano sull’aria, e questo ti fa girare. Osservi l’aereo, il collegamento invisibile verso l’esterno vero, verso uno spazio autenticamente estraneo e nuovo, verso tutti quei dubbi e le incertezze e l’angoscia – crolla in un attimo il castello del sottobosco e della pioggia e del rosso, come un quadro dipinto di rosso fresco striato da un’unica cicatrice blu, come i palazzi che perdono ogni confine definito – scossa dall’unica vibrazione del terremoto silenzioso attraverso l’aria, ti sembra di non riuscire a respirare più?
Una scossa. Qualcuno ti ha urtato, passando, ti ha riconosciuta: non ti vede da tantissimo tempo. Esattamente come te.
it is happening in my head. scrive (23.39):
sentite, mi servono quattro righe di conversazione nonsense
Echoplex scrive (23.39):
-sai che defranco futter mein ego?
© lost crew scrive (23.39):
diocan/bestemmia come un ladro !!_ no-!
it is happening in my head. scrive (23.39):
non è mica per tutti i morti
Echoplex scrive (23.40):
//&&&/()alabastro
© lost crew scrive (23.40):
it is happening in my head. dice:
[23:35:02] sentite, mi servono quattro righe di conversazione nonsense
Il comando diocane, non esiste
Echoplex dice:
[23:35:51] -sai che defranco futter mein ego?
© lost crew dice:
[23:35:57] diocan/bestemmia come un ladro !!_ no-!
it is happening in my head. scrive (23.40):
ancoramusicadiversa
© lost crew scrive (23.40):
ho digitato /diocane e mi dice che il comando diocane non esiste.
© lost crew scrive (23.41):
ma a che ti servono?
Echoplex scrive (23.41):
a metterle sul blog
it is happening in my head. scrive (23.41):
in parte è per il desiderio di scoprire la realtà, in parte è per spirito di avventura
it is happening in my head. scrive (23.41):
ma soprattutto per i soldi e la fama
it is happening in my head. scrive (23.41):
POLIPONE INFAMANTE!
it is happening in my head. scrive (23.36):
CAZZO!
© lost crew scrive (23.36):
DIOPUTTANA!
Echoplex scrive (23.36):
forse che sì forse che no
