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(22.45) Windstorm Promised: quando rileggo 20,000 Leghe Sotto i Mari, mi sento vittoriano
(22.45) Windstorm Promised: è corretto secondo te?
(22.46) Antonio: lo è
(22.46) Windstorm Promised: nel libro sta scritto.
(22.47) Windstorm Promised: ti farei vedere un video se non sei troppo felice e se sei abbastanza triste/giù di tono
(22.47) Antonio: già
(22.47) Windstorm Promised: voglio sapere cosa ne pensi del video, ma la musica di sotto non è rincuorante, e non vorrei rovinarti la sera
(22.47) Windstorm Promised: posso?
(22.47) Antonio: puoi
(22.47) Windstorm Promised: http://youtube.com/watch?v=UX7LZz1TFkw
(22.50) Antonio: o.o
(22.51) Windstorm Promised: raccontami
(22.51) Windstorm Promised: (è la prima emoticon jappo che ti vedo usare nella mia vita)
(22.51) Antonio: è low fai…
(22.51) Antonio: e specialmente
(22.51) Windstorm Promised: veri lou
(22.51) Antonio: è inquietante
(22.51) Windstorm Promised: molto
(22.51) Antonio: poco rassicurante
(22.51) Windstorm Promised: inoltre è appositamente lou fai
(22.51) Antonio: introspettivo
(22.52) Windstorm Promised: essendo il disco in questione del 1997
(22.53) Antonio: o.o
(22.53) Windstorm Promised: ti dico anche che quella canzone ora come ora è una di quelle che porto sempre nel cuore
(22.53) Windstorm Promised: e che sto amando i Breach esponenzialmente

(22.54)

Windstorm Promised ha cambiato il suo messaggio personale in “sono riuscito a far scrivere due emoticon jappo ad Antonio in 3 minuti”

Ricondandovi di questo, oggi abbiamo continuato, e ho anche dato il mio contributo psicanalitico a Birtolo (è lui). Quindi:

1. Defranco tende ad occultare il suo rinascimento così da ottenere il sopravvento

2. Defranco preferisce perire che sostare nel divieto di malignità

3. Birtolo mi osteggia per passione e professione con gusto impressionista e mano abile da pokerista

4. E’ una malignità che affonda in una cupezza pudica e aristotelica

5. Lo zingarismo non impedirà a Lupin di scontrarsi con Jason Bourne, quel figlio di papà

6. Bond si spegne leggiadramente mentre de franco scalfisce il suo destino

7. Porteremo segretamente con noi una mortale schifezza a mo’ di torrese (abitante di torre)

8. Birtolo corre tendendosi ad un punto di fuga che defranco non sa

9. Ma siamo quasi a ridosso della malignità

Era il ventottnoventisette marzo all’andata sul traghetto Grimaldi rotta Civitavecchia-Barcellona e alla fine mi ero ritirato insieme a qualcun altro che saranno state le cinque o le sei A.Emme. o giù di lì nelle poltrone dove dovevamo passare la notte e avevo preso un paio di ore di sonno e poi mi sono alzato per 1) indolenza 2) orologio biologico 3) fastidio per il bisbiglio di gente che intorno a me non avevo la minima idea di chi fosse o cosa volesse o cosa intendeva fare prima di morire nella vita o quale fosse il concetto di amore che avessero ma 4) mi sono alzato e subito le ondate del mare forza otto scala Douglas mare grosso 4-9m di onde per la sicurezza tutti i Ponti esterni sono stati chiusi maledizione maledizione. Mi sono aggirato per la nave deserta come non mai con tutti i giovinastri caduti dopo una notte di battaglia bioritmica e stupefacente e lottomatica e con tutte le persone per bene intente nelle cuccette a lottare con i propri organi dell’equilibrio e così meritevoli in questa trasferta piacevole di qualche ora di sonno in più e gli autotrasportatori che se non dormono guidano e quindi non guidando dormivano e qualche altra figura losca come me che si aggirava per niente stupefacente/stupefatta a volte prendendo come una sfida le ondulazioni continue minacciose che portavano la camminata ad alternarsi in 1) rincorsa per seguire la risalita dell’imbarcazione e sfida con la gravità verso il basso 2) crollo del ponte e di tutta la gravità che si annulla per un istante e allunga i passi e dilata la sensazione di forza trascinante su di te e infine 3) momento di transito tra le due fasi in cui hai sempre il dubbio su quanto potrà mai essere alta l’onda o quanto sarà tremendo il rollio anche se avevo visto abbastanza rolli per quella notte e non sapevo quanti ancora ne avrei visti essendo appena partito per una gita mentre mi aggiravo come una specie di fantasma postmoderno nel castello acquatico postmoderno dominato dalla forza delle
onde

Ripensando a quella notte in cui alle tre ancora il sonno non riusciva a prendermi più per mia volontà che per insonnia quando sarebbe bastato contare fino a dieci o abbassare solo di tre o quattro livelli la musica del lettore che mandava alternativamente i The Jesus Lizard o i Khanate seguivo inconsciamente con i piedi il suono dei Khanate, rintocchi lenti e cupi di piatti sfrigolanti cercando di indovinare quanto lento potesse essere quel ritmo come campane come un suono che ti porta dritto giù negli alveoli di fantasticherie senza senso in mezzo alle pagine contorte di un libro di cui non ricordo il titolo che avevo già letto ed aprii per pura inerzia e il contatto tra l’udito e i pensieri sganciati liberamente velocissimi velocissime le parole leggevo senza soffermarmi sul significato tirando giù avanti per ogni riga finchè gli occhi non diventavano stanchi e le lettere perdevano consistenza e si trasformavano in puri ammassi grafici linee sottili dritte e increspate di grazie e puntini e segni di punteggiatura,.;:’”!?finchè arrivato a metà di una pagina verso la fine del libro che era Senza Sangue di Alessandro Baricco ritrovato per caso sullo scaffale sopra il letto libro che non è nemmeno mio ma adesso il suo proprietario è lontanissimo nelle sue intenzioni nella sua geografia e nei suoi pensieri ed ero arrivato al punto in cui la vecchia protagonista chiede al vecchio protagonista che era stato giovane per le prime 20 o 30 pagine del libro di fare l’amore ritenendo di aver detto una cosa un po’ stupida mentre lui sembra scioccato e per riferirsi alle scarse funzioni dei propri organi genitali ripete un paio di volte ’sono vecchio’ o ’siamo vecchi’ mentre lei è determinata non tanto per la questione dell’amore o della vecchiaia ma perchè dopo averlo fatto lei aveva intenzione di ucciderlo perchè aveva costretto lei a fare una vita senza senso e senza sangue per una qualche guerra che Baricco lascia in sospeso non che mi piaccia Baricco ma è sempre meglio leggere Baricco che leggere ad esempio un libro fantastoricoepico che si trova sempre sullo scaffale e che in quel momento avevo ancora meno desiderio di leggere rispetto al desiderio che avrei avuto se fossi stato io il vecchio protagonista di fronte a quella domanda di fare l’amore che poi non è detto che uno essendo vecchio e rassegnato debba non essere disposto o capace, a meno che non si sia distrutto i corpi cavernosi a forza di seghe per sessant’anni della sua vita.

Il mio compagno di banco (che ieri ha superato i quiz per la patente grazie all’intervento di vino) in questi mesi di convinvenza scolastica mi ha capito bene. Infatti adesso, per dimostrarmelo e perchè a volte non c’è molto altro da fare, ha scritto tre elementi psicoanalitici su due copertine di altrettanti miei quaderni. Ha scritto:

1. De Franco è imperscrutabile

2. Gibilterra è una terra piena di sapere remoto e confortevole

3. Un Defranco inciderà le mie vene obliose cadute in un blocco di malignità

Mi ha capito meglio di Gesù

Guarda cosa ho fatto, guarda cosa ho fatto, guarda cosa ho fatto / Lucertola

Mi hanno fatto sedere su una poltrona, mi hanno chiesto nome, età. No, nessuna gastroscopia. Non fumo. Ho preso un’aspirina mercoledì e giovedì, poi nient’altro. Sì, sì; no. No. Ok.

Mi sono seduto su una sedia, ho scherzato con l’infermiera, mi ha messo un laccio emostatico, ha cercato la vena con le dita. Non dev’essere stato difficile. Mi ha infilato un piccolo ago. Era abbastanza piccolo per sopportare la vista del piccolo ferro cavo che entrava nella vena, precisamente. Ha fatto qualche collegamento e il sangue è schizzato attraverso il tubo, per l’emocromo. Divertente.

Mi hanno dato una specie di scontrino con un sacco di valori; una tenerezza. Il mio ID è 000001475. Ho dei valori un po’ fuori norma: la GR appena al limite, la GR# sopra di 0,9, MCHC sotto di 0,2, Pct sotto di .059, PDW sopra di 0,3. Ok, puoi donare.

Ho aspettato il mio turno; il mio lettino era accanto a quello di Nicola. E’ venuto un medico, bassino, tondetto e un po’ anziano. Mi ha trovato subito la vena del braccio sinistro, anche se stavolta non ho guardato. A Nicola hanno dovuto fare tre tentativi. La mia sacca si è riempita abbastanza rapidamente. Dopo la prima volta che mi ha chiesto se andava bene, il medico non mi ha più chiesto niente. Mi piaceva stare là sdraiato nell’aula magna adibita ad ambulatorio a vedere le facce delle mie amiche che ancora dovevano donare; ci ho rivolto qualche espressione rassicurata. Ero davvero rassicurato; attraverso il laccio emostatico mi pareva di sentire sinesteticamente il flusso regolare del sangue attraverso il tubicino; il punto di contatto tra la vena normale e la vena artificiale inserita dentro. Ogni tanto guardavo il sacchetto; il sangue aveva un bel colore sano. Ho cominciato a sentire la stanchezza diluita, mi piaceva. Mi hanno detto di aprire e chiudere il pugno sinistro, la sensazione della carne senza sangue era curiosa. Hanno staccato Nicola (ti hanno mangiato!) e si sono avvicinate le mie amiche. Una di loro guardava il mio ago e ripeteva quant’è grosso; le ho detto che nel suo corpo sarebbero entrate cose più grosse.

Hanno continuato a prelevarmi; hanno fatto una foto con vari medici e personale, non potevo non mettermi in mezzo. Mentre mi prelevavano ho fatto il conclamato gesto di vittoria e godimento all’obiettivo, ho fatto il mio sorriso distorto senza (mostrare i) denti. Hanno continuato a prelevarmi, la sensazione era sempre più interessante. Dopo un po’ è passato il medico ma ha detto che potevo ancora donare qualcosa. Mi sa che si sono presi 100cc in più. Non che faccia male. Poi è arrivato di nuovo, ha staccato i cavi con delle tronchesine curiose, ha chiuso la sacca e mi ha sfilato l’ago. Non ho tenuto il tampone abbastanza premuto, in cinque secondi si è riempito di sangue. Me ne ha messo un altro, ha fissato il tutto. Mi hanno dato un biglietto, con quello ho preso un panino, un caffè, poi ho preso una coca cola. Non avevo molta fame e nemmeno molta stanchezza; avevo una specie di strana diluizione, a livello di movimenti, non so; una leggerezza.

la vecchia ferocia come un’endovena di ebraismo-oxbow distillata e pasticche di allucinazioni alla Melvins proiettate come nemmeno i Boris sapevano fare (poi i Circletakesthesquare rovineranno tutto, ma va bene)

con il professore d.M.:

[...] davvero, non mi sono fatto male [avevo sbattuto il ginocchio contro un banco], davvero, professore. (il ginocchio è uno dei punti del corpo con meno terminazioni nervose) (anche una volta che avevo 13 anni, l’ultima mia caduta in bicicletta, che caddi sul pedale che mi fece un taglio che pescava in due centimetri di carne di ginocchio, non fece granchè male, professore), non guardatemi come se facessi la scena, davvero non mi sono fatto male, non ne morirò. Ha ragione, professore, anche se strappassero tutti i capelli a una persona quella non morirebbe, professore, ma vede, l’integrale che sto per scrivere sulla lavagna reclama la sua risoluzione, per cui lasciamolo cadere come peccato di arroganza. Mi sarebbe piaciuto continuare a parlare della soglia del dolore, e del dolore e della morte, professore. Ha un sorriso simpatico, molto zen. [...]

con il professore P.:

[...] no, professore, davvero, non mi importa molto di risponderle. Sì, professore, sto incespicando sulle parole. Sì, professore, sto argomentando qualcosa di sbagliato; me ne accorgo subito dalla sua faccia. Davvero, professore, voglio continuare fino alla fine: mi punisca dicendo qualcosa di più acido del normale. Commenti qualcosa su di me; voglio finire la frase. Non ho intenzione di smettere perchè mi guardi male e dovrei sentirmi in dovere di chiudere qui l’errore, come se fosse un’offesa alla tua intelligenza, come se fosse stupido da parte mia rischiare così la considerazione che lei ha di me, davvero; mi domandi cosa ho fatto ieri pomeriggio e qual è il mio dovere. Sta recitando un copione ingiallito, professore. Questo copione le ha rovinato un sacco l’opinione che mi ero fatto di lei. Ma davvero, qualcun altro risponderà correttamente sul disfattismo nazionale, e io continuerò a non smettere. So che lei ha sentito tutto questo provenire dalle mie parole che non smettevano; so che cosa ne potrebbe derivare. Poteva andare anche peggio. [...]

Il traghetto GRANDE; Lupetta, la stanza per i bimbi, con le sedie in plastica; la piscina vuota; il mare; mare fino all’orizzonte; mare forza 7; ponte chiuso; ondate avvertite solo tramite il senso dell’equilibro, movimento irregolare, divertimento; scale; scale; poker, sala fumatori; all-in; poker alla texana; confronto silenzioso e mediato con le nuove regole. Mensa in nave; brutta. Barcellona; le Ramblas; attenzione ai portafogli; hardrock cafe, noia; movimento; persone, movimento di persone attirate da fuochi totalmente diversi; insensibili. La Sagrada Familia; le case di Gaudi; architettura da vera città con un vero sviluppo e verità; verità. Anelli metallici intrecciati, enormi strutture in piazza; movimento in pullman. Castiglia, Aragona: deserto. Canyon; immondizia; pannelli di plastica abbattuti, ammassati; cielo blu; cielo azzurro; fermata in stazione di servizio: è troppo triste, si va oltre. Sembra la fermata di Bardem in Non è un paese per vecchi…

[continua]

Madrid: Madrid. Tentacoli; grattacieli, i quattro grattacieli che sovrastano a nord-ovest; tentacoli. Movimento continuo, fluente, grandi vie di scorrimento; mezzi pubblici vs privati, Plaza del Toro, la corrida, le statue. L’albergo, la corsa, Hotel Convention grandi cristalli negozi di souvenirs inclusi classi di fiorentini e romani e americani, americani a dozzine, americani sedicenni rompicoglioni per gli ascensori; camera per 4; tocca a segno essere il terzo a fare la doccia. Comfort; sensazione di casa provvisoria. Letto; movimento notturno, adrenalina, hashish, movimento notturno; lunghissima rincorsa, pellegrinaggio mitico attraverso le strade desertificate e astratte, spazi geometrici grandi e rarefatti, attraversamenti pedonali; con il rosso sei morto (ALBE’ TI STROPPIA MO TI STROPPIA); autobus. Movimenti sparsi, raccolti, ricerca; lunghissima rincorsa. Dirigersi al centro del movimento, Plaza Santa Ana, tutte quelle strade; locali qui locali là, irish pub, discopub, discoteque, black jack, cerrado, cerrado (è tutto pieno). Movimento internazionale: movida giovanile uguale in ogni angolo del mondo; siamo piatti, e un po’ tristi. Lunghissima rincorsa giunta al termine: Alex, la benedizione della montagna, il numero della montagna ma nessun discorso; sparpagliarsi, in pochi; colonna, monumento, foto con gli sguardi persi. Odore di resina potente, vivificante (per loro), scleri; piccolo divertimento sottile. Movimento: birra 1€ cinese Tuborg fresca. Frescura dal caldo; incontriamo un italiano, è troppo andato per muoversi con connessioni stabili, parla di locali più fuori, lontano dalle zone turistiche, locali migliori, divertimento, voi di dove siete, parrucca fucsia (che bella bambina) ah lecce sì salento bello c’è un’onda comune dal salento a madrid e ondeggia le braccia; ondeggia avanti e indietro, oscilla con lo sguardo; sembra di aver catturato una pennellata di persona. Ritorno; letto; sei am, stanchezza, terrificante trasmissione motoria alle ossa; Madrid: tentacoli.

[continua]