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per Madrid e altre città simili, domani mattina alle cinque. Sto via una settimana.

descrivimi in questo momento. Prova a dare una definizione. Una definizione che non impieghi due parole, una definizione che non implichi

Esistono delle farfalle tropicali (Pyraloidea, Geometridae, Notodontidae e Noctuidae) che si nutrono del liquido lacrimale di grossi mammiferi, uomo compreso. Calpe Eustrigata è l’unica specie ematofaga dell’ordine dei Lepidotteri.

Alcune specie della famiglia Saturniidae, raggiunta la forma adulta, non si nutrono finchè non si accoppiano e muoiono. L’accoppiamento può durare anche un giorno intero.

La processionaria del pino (Thaumetopoea pityocampa) è pericolosa. Le ferite inferte dalla penetrazione nei peli della cute possono provocare danni modesti o anche molto gravi e letali, se colpiscono mucose nasali o boccali, il bulbo oculare o l’apparato respiratorio. I bruchi della processionaria non devono essere mai toccati; nemmeno da morti. Se vengono bruciati, non bisogna mai mettersi sottovento o nelle vicinanze del falò; bisogna prestare attenzione ai residui carbonizzati, che risultano altrettanto urticanti.

Si dice immagine la forma adulta di un lepidottero.

La Geospiza difficilis septentrionalis (fringuello vampiro) è una specie di fringuello ematofaga; nativo delle isole Galapagos, ha un rapporto simbiotico con gli uccelli comunemente denominati Sula. Si nutre del sangue di questi uccell, che ottengono becchettandone la cute; le Sule permettono loro di fare ciò. A quanto pare, questo rapporto simbiotico nacque in quanto il fringuello vampiro, becchettando, libera le Sule dai parassiti. Il fringuello si nutre anche delle uova della Sula.
Vive solo sull’Isola di Wolf ed è ad estremo rischio di estinzione.

Scrivo qualche haiku per calmarmi quando cerco di esprimermi e non ci riesco. Ne ho scritti una ventina da mercoledì; sono stato in grado di rispettare la metrica solo una volta, credo. Da questo punto di vista sembra quasi magico il fatto di distillare poesia in una struttura così minima: cinque sillabe, sette sillabe, cinque sillabe.

Oggi ne ho scritti pochi, solo adesso. Sono molto più cupi di quelli che ho scritto prima; ma con la funzione che gli ho assegnato non credo che ne verrà fuori mai niente di molto gioioso.

Mi sembra di essermi arenato. Sembra che mi stia andando tutto contro oggi. Ne scrivo un’altro e vado.

Oggi c’era il grande calcio in onda dalle dieci fino all’una sul grande campo Giovanni Paolo II di Francavilla Fontana, ormai storica casa dell’indefesso Francavilla Calcio (forza villa alè alè) ad un passo dalla serie D; ma oggi in campo c’era il Liceo Scientifico Sperimentale (SE!) ‘F. Ribezzo’

che poi prima si chiamava Liceo Galilei, ed era una gran bella storia

dicevo il Liceo blabla, per una storica partita. Dato che tutte le altre squole hanno dato regolare e previsto forfait all’incontro, la partita è stata Scientifico vs Scientifico, nel pieno fair play e nell’amichevole agonismo che contraddistingue tutti gli sportivi (SEE!) di casa al caro Liceo.

Il sottoscritto dopo un’ora di lettura di giornale e discorsi con professoresse a squola, si dirige insieme a friends verso quella che doveva essere la mia casa per un’ora, ovvero la Casa del Signore, la Chiesa (amen) che ho abilmente svicolato perchè mi sono distinto in qualità di accompagnatore nonchè sostegno morale per gli amici o friends che dir si voglia, pronti all’agonistico incontro Sc. vs Sc. di cui sopra.

Giunti allo stadio ancora ben chiuso, tempo di un caffè e si entra per verificare la situazione tecnica.

Al di là della mancanza del pallone, mancato fino a dieci minuti prima dell’incontro e presumibilmente proprietà di un alunno e non dello stadio, al di là degli spogliatoi in stile Camera a Gas, al di là del custodepelato che appare trenta secondi e scompare per seicentomila, lo stadio villa c’ha i controcazzi. Erba sintetica di un certo livello (non scherzo), anche se secondo Birtolo le robe nere (definite anche cacazza di topo) che poi sarebbe il terriccio sintetico, per i meno rustici, insomma ste robe nere sarebbero cancerogene, ma temo che questo studio sia stato compiuto nel bar preferito del suddetto Birtolo – l’amato Vergassola che sarà anche un gran barista ma con i Cancri non credo c’entri molto se non nell’oroscopo

C’era gente che si è iniziata a riscaldare due ore prima della partita – la mia scuola è un covo di grandi promesse. Ovviamente nessuna divisa, nessuna squadra preorganizzata e soprattutto un casino di giocatori -  giogatori, ne abbiamo contati un trentasei o giù di lì quando il numero doveva essere ventidue, o massimo ventisei contando anche le riserve panchinare sfiga eccetera.

Ci sistemiamo in una delle due panchine provviste di comodi sedili (anche questi all’avanguardia – pare che in altri paesi, tipo Torre Santa Susanna [da dove viene Birtolo] ci siano solo le panche di legno senza schienale). Piene di sputo e sbrocco di calciatori nonchè di sigarette di allenatori, ci siamo sentiti subito a casa.

Mentre i nostri grandi calciatori si riscaldavano, facevano commenti sulla rispettiva omosessualità, si sforbiciavano a vicenda eccetera, ci siamo rilassati come si deve.

Poco prima dell’iniziopartita Birtolo richiede dell’acqua e galvanizzato dall’entrata in scena dei colleghi Mino e Gabriele siamo andati a prendere sta benedetta acqua di Birtolo approfittandone per innaffiare la calma mattutina con una bella Heineken, quindi si torna con l’atmosfera elettrizzata a centomilamiliardi di volt, tutti pronti a scoppiare per l’inizio della partita.

Ora, io non gioco a calcio, non sono uno sportivo, non seguo le partite, a causa di un problema al piede non ho giocato per tre anni e non ho più ripreso, sono così schiapposo che ho abituato i compari a non richiedermi in caso di partita (senza doverglielo nemmeno dimostrare!) ma insomma, la partita è stata una gran cagata.

Cose come quindici giocatori per squadra, senza formazione, senza schemi, senza logica, buttati sul campo con una palla buttata lì in mezzo, continui tentativi di azione conclusi al primo passaggio fallito, un portiere, il nostro Zammarano, che realizza un primo tempo deludente – la cosa divertente sono stati ovviamente i cori rivolti al caro arbitro Giuanni Purcidduzzu che ha passato la partita a rispondere alle nostre iasteme care e a fumare e anche a rispondere al telefono (credo). Il nostro Birtolo, uomo partita, pieno di frustrazione perchè al primo tempo non aveva concluso niente, era l’immagine della Professionalità infranta. Non si poteva fare molto oltre a rincuorarlo e a mettergli contro un avversario vero, come il caro Mirko Delìa giovane in forza al Francavilla Calcio, che finalmente un po’ di scintille sono venute, tanto che il secondo tempo ha visto finalmente il gol di Birtolo e anche un gol di Bempensato (pensate voi!).

Insomma una giornata da ricordare. Con il Francavilla che mira con certezza alla serie D, Birtolo che fa il batman quando segna e la Heineken pre-partita, posso davvero dire oggi di essere stato UOMO.

Se.

Sono tutti un pochetto stempiati.

1. In meno di venti secondi potrebbero bruciarsi tutti i collegamenti

2. La sesta riga del pentagramma vuol dire un suono troppo alto o troppo basso per quei simpaticoni che lo inventarono / canonizzarono / eccetera, quindi mi chiedo, se James Plotkin o Wata o David Carlson fossero nati nel milleseicento, cosa avrebbero fatto?

3.  L’argomento democrazia vs. sottile despotismo nell’Italia di oggi ricorre spesso nelle discussioni dei miei genitori con me. Io sono poco incline ai discorsi con i miei genitori perchè mi trovo con loro sempre nei miei momenti di silenziosi, infatti se fossero un’altro tipo di persona, magari un po’ più scarsi d’introspezione, potrebbero ritenermi uno non comunicativo. Loro sono instabilmente oscillanti tra quell’ideale democratico post-guerra post-sessantotto, democrazia vera e vergogna e schifo per gli scandali della politica e ricerca di un qualche modo per migliorare le cose ma in modo molto limitato. Una connessione pressochè inesistente fra quel lato universale del loro pensiero e il lato particolare in cui riversano tutto (finisce per traboccare e perdere molto), così alla fine li sento annuire rassegnati quando gli suggerisco che forse moltissima gente almeno in Italia vuole essere governata, vuole il teatrino, vuole una piccola vergogna da denunciare rabbiosamente agli amici il sabato pomeriggio al caffè, vuole la satira e le figure sostenute dalla loro cultura e dalle loro multiformi attività che sono forti e si oppongono in tutti i modi, e io vedo tutto un grosso sistema tipo grande mostro fagocitatore che si ingolla tutto, teatrino e ribellioni e schifo e vergogna e tentativi di ripresa e Televisione. Una delle poche volte in cui mi sono scaldato parlando con i miei genitori è del fatto che la prima cosa che viene fatta ai bambini è metterli davanti alla televisione facendo un equo scambio tra la Tranquillità delle loro vite di Onesti genitori lavoratori e insomma meritevoli di un po’ di pace a casa (NONFATELIIFIGLICRISTO) e la condizione di precoci cerebrolesi <3 che i figli assumono e da cui io non so nemmeno se sono del tutto scampato e comunque mi ha lasciato quella bella cicatrice di interesse all’esteriorità e disinteressata sensibilità alle mode e tutte queste cristo di stronzate che davvero, quando ho visto quel video dei Jakob con la musica bellissima e paradisiaca di sotto mentre un ragazzo in un paesaggio stupendo – Weakes Bay Nuova Zelanda – fa a pezzi metodicamente un televisore. Un metodo notevole tant’è che m’è venuta un’idea per il nostro vecchio televisore. La madonna in cielo con tutti i santi sta a guardare gli uomini che si arrovellano per le loro gigantesche piccolezze, nel 1958 in Alaska due persone sono morte e una è sopravvissuta per testimoniare l’esistenza di un’onda altra 525 metri, signori. Avete idea di quanti sono cinquecentoventicinque metri? Avete idea di una massa di acqua alta cinquecentoventicinque metri? Che effetto faccia venirsene travolti, essere colpiti, essere mangiati da cinquecentoventicinquemetri di altezza di massa acquatica H²O che ti vengono ADDOSSO? Sono talmente grandi che non si potrebbero fregar de meno di un oggetto grande approssimativamente un cinquecentoventicinquesimo della loro altezza.

Domanda: quanto durano cinquecentoventicinque metri di acqua in movimento? Quanto era davvero grande quell’onda, lasciando perdere l’altezza e tutto? Per quanto tempo è esistita, per quanto tempo ha raggiunto quella vertigine prima di crollare e trasformarsi e identificarsi con il paesaggio stravolto e cicatrizzato che ha segnato fino alla fine dell’esistenza? Quanti secondi? Un battito di ciglia?

Non ho mai visto onde più alte di tre metri, e dentro un traghetto ne ho percepita qualcuna alta anche quattro o cinque metri, ma erano onde normali impegnate nel continuo travaglio dinamico del mare, non erano cicatrici, non erano deviazioni, non erano clinamen e non erano hybris*, ed inoltre io non avevo la forza di alzarmi e andare fuori a vederle sia perchè non mi fidavo molto della mia idrofobia che in quella situazione poteva giocare qualche scherzo – si sa mai – e anche perchè dovevo aiutare mia madre che ha anche il mal d’auto quindi figuriamoci il mal di mare. La mia idrofobia è una stronzata, dovrei cercare qualche altro shock per farmela passare. L’estate scorsa sono quasi morto.

* hybris è un cazzo di fottuto termine greco, e non c’entra un cazzo con il termine Ibrido, che deriva pure da hybris, ma i romani erano notoriamente delle teste di cazzo, ed infatti nel latino significava ancora eccesso, ma in senso fisico di violenza e violazione e anche stupro, e poi la lingua italiana notoriamente di grande cultura ma di grande testadicazzismo, è trapassata nel veterinario ibrido che porcoddio, hybris non vuol dire ibrido, diocane

Ripetizione ossessiva continua senza limiti senza spazi esterni senza stimoli perduti concentrata unica espansa fino al termine ultimo nessuna pietà fino alla fine lo sguardo coagulato di miliardi di parole non dette ed espressioni trattenute come uno stelo d’erba calpestato una vita umana spezzata nel sangue sparso sul bordo arrugginito di lame invecchiate di secoli di indifferenza sulle mie urla spezzate di falso interesse verso il tuo dolore devastato

non ho voluto risvegliarti dal tuo oblio volontario dalla glaciazione che ha sommerso il tuo corpo così fragile anche se vedo gli occhi stagliarsi nitidi e lucidi bruciati dal freddo

il mio respiro si riempie di ghiaccio mentre il tuo utero attende il parto della tempesta

In diretta dal leggero portatile di Valeria, che la tastiera non mi piace, che non fa abbastanza rumore, ed è piatta, e non c’è abbastanza soddisfazione.

Intanto auguri ad Antonio detto fàn. detto àiscròs che oggi fa diciannove – 19 – diciannove anni e non li porta per niente (peserebbero troppo).

Ieri siamo andati al centro commerciale, aggirandoci tra gli scaffali notando la leggerezza degli articoli in vendita, nel reparto asciugamani, nel reparto bricolage, nel reparto libri (?) contando i piccoli gruppi di bimbominkia asserragliati che ogni tanto sfrecciavano con osservazioni generiche sull’ultima puntata dell’ultimo cartone che alla fine che.

Reparto vini stillante odore di donna anziana, profumo e acqua di colonia n.2 signore anziane ferme a conversare con i cestelli sottobraccio, vini fintopregiati in bottiglie piccoli, vino molto meno finto – e anche meno pregiato – nei caraffoni da 3, 4, 5 litri e giù di lì.

Il negozio del commercio equo e solidale ha chiuso; si trasferisce in via Quinto Ennio n. 15, ci siamo passati e ci sono ancora gli scatoloni in mezzo agli scaffali. C’erano molti tipi di cioccolata nel reparto dolciumi, ma non li ho notati. Abbiamo visto i dispenser delle chewing-gum, confezioni da 50 75 100 confetti – ammazza oh – abbiamo preso le Daygum protex 75 confetti perchè costavano 3,99 € e si adattavano perfettamente al portanonsoche nella cinquecento – 5 – cinquecento rosso di Antonio, abbiamo pagato. Siamo usciti e ne abbiamo presa una – 1 – una cadauno – 1 – uno.

Quando eravamo entrati il cielo era nuvoloso: poche nuvole in corsa, con un vento forte. Quando siamo usciti c’era la cappa del tipo pioggia imminente, o del tipo siamoamarzo nonsicapisce chetempofa (e infatti).

Oggi sono andato ad un planetario; ho visto come si simula una torre di controllo; come si guida un aereo senza vedere niente dai finestrini. Sono tornato ascoltando dronerock sludgedoom psichedelico, le onde di suono combattevano contro i miei compagni di classe che cantavano gli Afterhours, quando il dronerock ecc. è finito mi sono messo a cantare i lunapop con loro. Ho più estensione vocale del cantante del mio gruppo. Sono fico.

Quando sono tornato sono andato a casa; ho mangiato pasta fredda con sugo freddo e grana grattuggiato; ho scritto riff, ascoltato dronerock. Sono uscito per andare sotto al liceo classico a dare gli auguri ad Antonio. Sto scrivendo solo per non far sedere valeria e non andarmene a casa e farla studiare, ma mi sto divertendo, anche perchè dopo mesi di scontri conflittuali e parole sprecate e pianti a caso, ora riesco a scrivere decentemente con questa tastiera. Dio, quanti pianti a caso.

Ora non lo so, in effetti.

Bim bum bam to the lioooons to the lioooons tupatupatupatupatupa we’re blablabla gnaaa hardcore. Gnagnagna ciuiuiuiiuiuiuiuiuiuiuiui.

Alla mia età uno dovrebbe farsi meno problemi