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Ci sono delle cose che non vanno bene in questo periodo, scombussolo il mio orologio biologico senza alcuna soluzione di continuità, ascolto molta musica poco allegra, l’inerzia mi porta a non comprare le tele e non sviluppare i rullini della lomografica e a non metterne su di nuovi, mia madre legge di sottecchi mentre scrivo raccogliendo delle carte dalla scrivania, suono pattern sulla chitarra classica in successioni secche, studio poco e male, mi concentro poco finchè non si tratta di ascoltare musica o suonare musica o provare con il gruppo, nonostante l’imminente e percepibile cambio stagionale continuo a rivestirmi di diversi livelli di nero, mantengo intatta la mia verginità, continuo a scrivere riferimenti molto vaghi su blog, flog e stronzate simili, sopporto discorsi che non vanno a parare da nessuna parte, aspetto il màcpìcènto (maionese, ketchup, acqua 1,5 litri, olio extravergine di oliva 1 litro) , aspetto la gita (ancora 235 € da rendere), aspetto le vacanze di pasqua, aspetto gli esami, aspetto il sei marzo con la nuova trasfigurata forma di fine-senza-speranza da concerto che abbiamo sviluppato in modo molto professionale nell’ultimo periodo, mia madre insiste per andarcene a dormire in campagna e io la trattengo a scrivere, continuo ad ascoltare Triple Quartet di Steve Reich con la sua programmatica semifolliarazionale perfetta e meravigliosa e Replenish the Empty dei Breach 2:16 di musica per batteria, due chitarre, voce urlata e basso che in questo momento funzionano su di me meglio di una fotografia, meglio di uno specchio, coltivo il mio orologio biologico con approssimazione, so di averne già parlato e grazie per l’attenzione. Esorcizzo in modo sempre più astratto e sempre più intollerabile le irritazioni che mi si accumulano dentro, esportandole in forme molto distillate e quasi invisibili che le portano a tornarmi dentro senza aver subito nessun apparte attrito di ritorno o nessuna reazione non tanto perchè non voglia darne ma forse perchè mi sono rifugiato in questa forma apatica di attività interna, trangugio benagol come caramelle con uno scopo e forse è una delle poche cose che mi fa davvero bene, i Reveries, Benagol e Replenish the Empty
Come un’ansia ciclica che ritorna a momenti imprevisti: come la nausea che passa, ma ritornerà, o come quel millisecondo in cui il cuore pompa il sangue, e non è ancora arrivato al taglio e ti sembra di sentirlo già sgorgare. Di notte sento il battito cardiaco attraverso la testa; sento la pressione sul timpano – a volte fischia perchè le tengo sotto pressione per molte ore – e sento i capelli muoversi sotto l’oscillazione millimetrica della pelle sotto di loro, tum tum tum tum. Come la nostra sensibilità varia oscillando su degli estremi tremendamente distanti; come il gioco degli opposti ci delinea, ma allo stesso tempo ci fa sbattere senza molta precisione né costanza, senza molte direzioni tra cui scegliere.
Mi sembra di essere entrato in questo campo della vita in cui la protezione diventa un concetto molto arbitrario e rarefatto; dove le sicurezze rifluiscono tutte dentro di me, perchè non ho trovato nessuna persona con cui condividerle e forse anche in parte perchè non voglio, oppure non voglio rischiare di farlo con persone che penso non se lo meritino – non se lo meritano, in effetti. Mi sembra di vivere molte cose in modo molto più viscerale, molto più intimo e vero, ma questo mi espone terribilmente a quel movimento contrastante e ci sono stati dei momenti in cui ho avuto paura.
Forse tutto questo è derivato dal fatto di essere cresciuto sempre con qualche minimo appiglio o gancio o certa provvidenza venuta in terra perchè è là che doveva stare. A posteriori, mi sembra una forma molto sterile di vita. In questo periodo sono talmente devastato da quel terremoto di blablablabla che a volte preferirei l’appiglio comodo e solitario, il rifugio dell’eremita ecc. ecc. Mi sembra di avere trovato una specie di piccolo compromesso o tregua piena di prospettive di guerra tra l’instabilità che mi avvolge con una certa sicurezza, e la stabilità piena di non-prospettive molto sterili che invece mi fa una paura tremenda.
Tutti sti discorsi che sembrano venuti fuori da una specie di generatore automatico di discorsi di andrea de franco/carlo [eh] in realtà servivano da sottofondo a Steve Reich, sottofondo su cui investire un minimo di energia fisica muovendo le dita velocemente sulla tastiera
?
il parto della tempesta scrive (14.42):
vuoi partecipare alla mia indagine socio-musicologica sul mio blog?
il parto della tempesta scrive (14.42):
basta che rispondi ad una domanda
Federica scrive (14.42):
potrei
il parto della tempesta scrive (14.43):
non saresti pagata per farlo, eh
Federica scrive (14.43):
oh
Federica scrive (14.43):
non va bene
il parto della tempesta scrive (14.43):
peccato.
il parto della tempesta scrive (14.43):
avresti potuto diventare famosa
il parto della tempesta scrive (21.43):
un prontuario notevole
Metatron scrive (21.43):
pronto? chi è?
il parto della tempesta scrive (21.44):
E’ UNA COSA MOSTRUOSA
il parto della tempesta scrive (21.50):
ho la canzone del secondo disco degli Earth dove canta Kurt Cobain
Metatron scrive (21.50):
giura
il parto della tempesta scrive (21.50):
giuro
Metatron scrive (21.50):
evvero?
Metatron scrive (21.50):
EVVEEEERO?
il parto della tempesta scrive (21.50):
il leader degli Earth ha dato a Kurt Cobain il fucile con cui si è ammazzato
il parto della tempesta scrive (21.50):
SEEEEEEEEEEEEEEE
Metatron scrive (21.50):
YEAH FRATELLO
il parto della tempesta scrive (21.50):
E IO LO STIMO
il parto della tempesta scrive (21.51):
R 3 5 P 3 C 7
Poi il riuscitissimo crossover Massimo Volume/Cloverfield :
il parto della tempesta scrive (22.11):
ti ricordi fuoco fatuo?
Metatron scrive (22.12):
tutti quegli oggetti sfere cubi OH MIO DIO
il parto della tempesta scrive (22.12):
LEO CHE CAZZO ERA QUELLO?
il parto della tempesta scrive (21.16):
secondo te un disco di 73:00 minuti di distorsioni con qualche occasionale batteria è una presa per il culo o sarà ricordata tra cent’anni tipo adesso la Merda d’Artista di Manzoni?
Servo di Miyamoto scrive (21.19):
non c’è l’opzione E’ una merda ebbasta?
il parto della tempesta scrive (15.05):
secondo te mettere drone su un lettore mp3 è troppo una presa per il culo?
© lost crew scrive (15.06):
non più di mangiare pastasciutta alla nutella
Un mio problema: mi ritrovo in testa un ronzio continuo di cose da dire ad un volume alto come l’urgenza che ho di dirle, di buttarle giù, di metterle in pratica, di riportarle alla realtà; e appena dalla testa l’impulso va e passa alle labbra e alla lingua tutto si inceppa e ti accorgi di quanto ci tieni a tutto, e di quanto è importante e le parole diventano meschine, sembrano un modo brutto e anche vigliacco. Poi la vera vigliaccheria sembra rimanere zitti e chiudersi dentro tutto quell’universo che sarebbe bello avesse il suo spazio. Ci sono delle cose rimaste così a fondo che sembra quasi di aver lasciato morire di fame una parte di sé, e non è carino. Non è una bella sensazione, sembra quasi di impoverirsi. Cazz_ di discorsi.
Sarà anche colpa mia se nessuno se la caga sta storia
L’insegna del negozio brillava nitida: ETA elettrodomestici. C’erano due vetrine e una porta a scorrimento. Da due altoparlanti nascosti sotto l’insegna si diffondeva una radio nuova e ben aggiornata sulle ultimissime tendenze. In quel momento il deejay stava informando gli ascoltatori sul sold-out di un qualche gruppo in città. Con la voce fremente per la pubblicitaria emozione annunciava un’altra canzone. Mentre partiva la musichetta invitante e attraente, la porta a scorrimento si aprì silenziosa, e con lo stesso scivolìo impercettibile lei uscì da ETA elettrodomestici.
In quel momento passavo di lì per puro caso ritornando da un primo pomeriggio frizzante, caffè e cioccolata con gli amici lottando contro il tempo ferino che imperversava fuori. Quando il tempo si era calmato avevo deciso di tornare a casa a dormire un po’ e farmi una doccia per succhiare fuori dal corpo tutta la tensione e i dolori e le botte che avevo preso dopo il concerto la sera prima, e così camminavo fiancheggiando stretto ETA elettrodomestici con dell’ambient jazz sperimentale nelle cuffie lottando contro lo spigliato deejay di cui sopra, e mi scontrai con lei, in un mare di impulsi improvvisi e stimoli di autodifesa, perdendo improvvisamente le cuffie e ritrovandomi a lottare con il mio equilibrio per non cadere appoggiandomi a terra, e solo quando con la mano presi in pieno una pozzanghera, sentii il contatto gelido dell’acqua nera di residui industriali metropolitani, e mi accorsi di lei. Sembrava non aver risentito minimamente di quello che per me era stato uno scontro e per lei poco più che un urto. Si stava rigirando, non riuscivo a distinguerla bene nella nostra reciproca serie di movimenti. Mi alzai goffamente nello stesso momento in cui lei si abbassa, e mentre mi asciugavo la mano contro i jeans, rimuovendo dalla testa gli strascichi di pensiero che la affollavano, lei si girò verso di me dicendo “le tue cuffie” con un sussurro. Io le presi con la mano che si era salvata dicendole “scusascusa” mentre lei si aggiustava i capelli senza badarmi molto. Le chiesi se si era fatta male, mi disse di no senza molta convinzione. In realtà non sembrava molto convinta di niente, con lo sguardo perso sulla strada, senza direzione. Le chiesi se fosse sicura di stare bene. Lei si girò verso di me come se mi stesse guardando per la prima volta e si fosse semplicemente fermata un attimo, e mi disse “Sì non ti preoccupare” sempre in quel tono sussurrato che evidentemente le apparteneva. Io le feci “scusami, ma andavo un po’ di fretta. Con questo freddo…” e lei non si sentì in dovere di rispondere. Le feci “vabbè, ciao” con l’espressione meno interessata possibile della mia gamma e risistemai le cuffie. L’ambient jazz sperimentale riprese, mentre le nuvole stavano ricominciando ad addensarsi in volute scure sulla città.
[...]
Le impressioni sfumano come impronte effimere che sfidano sulla battigia l’eterno statico movimento delle onde.
Di notte il ritmico vagito dell’oceano prende la forma di una pulsazione enorme e dolce, il rilassato battito cardiaco delle profondità sconosciute nell’assenza di luce, per sempre sconosciute.
L’uomo, avvolto nelle coperte come un bambino che ricerca il tepore materno, sente la sua anima scivolare via nella corrente, quando il suono lo sovrasta e sembra prenderlo nell’anima.
Fra le braccia della madre piangente, un bambino esiliato, sul grembo sterile che accoglie solo lacrime, e un sorriso incerto sulle labbra sottili. Ha nel corpo il ruggito di una bestia, con le mani feroci senza forza, e le ossa trasparenti di molle gioventù.
Il bambino naviga orfano, con le vele rattoppate. Solo la tempesta accoglie il suo grido, solo il silenzio lo abbraccio nel suo inquieto e continuo osservare, oltre.
Il silenzio è rotto unicamente dal tremolio incerto delle onde sulla nave. Quando il vento cessa, l’acqua si abbandona come un’amante stanco d’amore alle quiete note del silenzio.
L’orfano chiude gli occhi e sogna castelli di odio che crollano al vento del deserto. Cattedrali di ghiaccio dove piove quando c’è il sole, e immense distese di petali.
Sospesi come gocce di pioggia.
I segni della tempesta sembrano lontani. Il mondo sembra prendere fuoco senza fretta. Lenta combustione dei respiri vitali – nell’imperversare del tumulto, hai scritto tre versi piani, semplici. Ogni verso consegue al successivo senza schema apparente.
0. Ho intenzione di scrivere qualcosa di lungo, perchè se volessi dipingere avrei bisogno di una tela e non voglio rischiare di mettermi a dipingere il muro per la frustrazione, se mi finisse il foglio.
1. Siccome il freddo impera, se prima avevo la mano destra a 27° C e la sinistra a 37, ora sono tutte e due a 27. Per evitare fenomeni di questo tipo alle gambe, sto tipo suonando un doppio pedale ideale, mentre mi ritrovo nella condizione di avere difficoltà a richiudere a pugno il pugno (appunto).
2. Questa è la parte seria e lunga, moooolto molto lunga. Il senso di scivolamento delle cose sta prendendo una continua piega ascendente che avrei temuto sarebbe stata più dolorosa. Se non me ne fossi appena ricordato perchè sto scrivendo questo, non avrei pensato al fatto che ancora non ho la minima idea di cosa fare e soprattutto dove andare dopo aver concluso il liceo, non ho la minima idea nemmeno del campo, potrebbe essere ingegneria del suono o lingue o informatica o lettere moderne o grafica o potrei dedicarmi alla pittura e non studiare più, o potrei iniziare a fare il giornalista free-lance imparando sul campo, o potrei lavorare con Francesco e mettere su uno studio ma questo rientrerebbe nell’ingegneria del suono, oppure potrei comprare una reflex e introdurmi nell’industria del porno softcore (mi era venuta in mente, sì), o ancora trovare un modo per vivere di rendita tipo diventare il nuovo Moccia, solo con un look più neo-hippie e meno disincantato. Tutte queste cose frullano con lo stesso livello di priorità nella mia testa mentre permangono due priorità superiori: la prima è continuare con i Reveries, la seconda è non tagliare i ponti con i miei amici piùmigliori, che ogni tanto mi è venuta la paura che. E considerando che, come avviene un po’ a molti senonatutti, ci stiamo spargendo per tutto lo stivale da Torino a Lecce, capirete la paura che. C’è chi va allo IED, chi prende giurisprudenza e chi si dedica al veterinarianesimo, ci sono altri giurisprudenti e anche dei compagni di classe che confidano nella marina o cose del genere, ci sono più sobri psicologi e linguisti, nonchè ingegneri, e poichissenefrega. Ho già indagato troppo nel futuro di persone poco interessanti (non che lo siano tutte, perchè ci sono anche gli amicipiùmigliori, e loro sanno che io li amo internamente). In sostanza vedo un sacco di persone belle salde su tutto e io che mi sento altrettanto saldo su niente. Credo che prima o poi ai miei genitori mancherà la sopportazione ma sono altrettanto sicuro che allo stesso modo mancherà a me, e mi interessa quello. Quando sarà sarà. Intanto continuo a nutrire sogni sui mini-tour e sui soldi, e sul modo di procurarci i soldi
dobbiamo trovare almeno 1500 € considerando che ne abbiamo 200 e che sicuramente questi ci serviranno per vitto e alloggiamento. E io non voglio registrare in 15 giorni, voglio un lavoro maniaco, ossessivo, voglio la monomania e l’egotismo, voglio spendere 3000 €, io.
