Finisce la giornata e mi metto a scrivere sul blog. Oggi ho fatto un sacco di belle cose: ho aperto una (falsa) backdoor, ho mangiato un pasticciotto alla nutella per scoprire che era un pasticciotto alla crema con una punta di nutella, ho bevuto il the verde, ho dato 2 stelle su 5 a Shango dei Juno Reactor (ben gli sta, maledetto), la nostra prof di arte ancora non sapeva che avrebbe fatto parte della nostra commissione d’esame, non ho nemmeno toccato la televisione, anche se ora rintrona di sottofondo perchè la tiene accesa mia madre, abbiamo fissato un concerto per i Reveries (2 febbraio all’Alter di cisternino con Alkoholic Devastation), ho scritto un altro po’ di testo, ho incontrato 39 persone e ho passato del tempo con 5 di loro, ho dato una lezione di vita, ho mangiato panzerotti. Ho realizzato che nella migliore delle ipotesi io e i miei amici saremo tutti sparsi un po’ totalmente da torino a lecce e io non so ancora dove stare, e credo di aver per la prima volta sentito il senso di distacco da un amico. Distacco vero, boh.
La macchina torna domani. TORNA.
I soliti pensieri melancolici che si riaffacciano affogati nei suoni ipermelodici e le onde di suono e le urla, il maelstrom (in questo caso, di nuovo, Amia Venera Landscape), le idee che si rincorrono come se seguissero il movimento dei globuli rossi nel sangue – se mi concentro sento i capelli mossi dal battito cardiaco – l’ultimo testo che sto scrivendo dice
‘ I’ll survive your starvation / with open hands and a quiet stare / I’ll face the storm inside us / the droning tumult striking, the / blackened clouds are getting closer / to the surface / pale skin ‘
Non intendo spiegarvela ma a volte piace il fatto di capire di essere al di sopra di transitorietà assortite che infine si risolvono in un drone di sottofondo che, alla fin fine, a saperlo ascoltare è piacevole. Modulato.
Sono ancora nell’occhio della tempesta.

No comments yet
Feed dei commenti di questo articolo