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Era il primo giorno di squola. Tuttavia, era una squola diversa. Innanzitutto, il primo giorno di scuola iniziava tipo di sera. Una delle sere alle otto e mezza come ci sono in questo periodo. C’era anche stata la pioggia, e l’asfalto aveva quel tono umido, molto molto industriale. Questa scuola aveva un’entrata direttamente su un medio marciapiede di una media strada con una sola fila di parcheggio – di fronte alla squola – e c’erano questi tre scalini tipo chianche, come si usavano spesso qui. La cosa inizia prima con un piano largo di tutto quest’angolo qua – l’entrata è all’angolo della strada con un’altra viuzza simile [ho anche fatto il disegno] – poi mi ritrovo su queste scale di chianche davanti all’entrata chiusa – portone nobiliare, gran fiqo – e non so cosa fare perchè la squola non è ancora aperta (eh) e c’erano degli altri ragazzi tutt’intorno e a un certo punto incontro un mio ex compagno di classe che si chiama Nicola, ed è stato bocciato. Ci mettiamo a parlare, poi andiamo verso l’altro viottolo dove ci sono degli altri amici di Nicola – immagini confuse di gente conosciuta di vista – e a questo punto, cesura. Taglio.
Mi ritrovo dentro la squola, di giorno – bella luce nitida 2.0 cinebrivido – e sono in una stanza con un divisorio tipo vetro, con le porte a scorrimento, le piante, tanta luce, una bellezza. Entro in questo posto trainato da una bidella e l’assistente (laboratorio di fisica) Mimmo De Stradis che mi spiega che prima di entrare a squola c’è questo test da fare. Io mi siedo – bello schienale d’ufficio – e prendo sto test, non convinto, perchè accanto a me c’è Flavia che ha quattro anni in meno di me e sta facendo lo stesso test, così non convinto, mi ritrovo dietro Antonio che si siede accanto a me e anche lui fa il test. Lo faccio, ma ho così poca voglia di farlo che copio da Antonio. C’erano delle crocette, delle risposte aperte, ma ricordo soprattutto due pagine di racconti, o temi o articoli o cose del genere, divise in paragrafi, e bisognava riordinare questi paragrafi. Ne leggevo tre, quattro parole, poi guardavo il foglio di Antonio e scrivevo.
Altra cesura, anche se in realtà qui c’era qualcos’altro, ma me lo sono scordato. Mi spiace.
Entro in classe, ovviamente in ritardo – o comunque, gli altri sono entrati tutti. Il posto è una specie di sala di lettura in stile sala di Harry Potter, con librerie medievali con libroni decorati e tutto, arredamento molto fine in stile neogotico, mattoni a vista, ampie vetrate con tende soffuse – giallo quasi bianco, fuori non ho visto niente. Molta luce. In questa stanza, che poi era a forma di triangolo rettangolo con la porta in uno dei vertici degli angoli acuti (che paroloni, cazzo) e il prof aveva la cattedra, ma stava in piedi, mentre gli alumni si avevano numerosi tipi di sedie, sedie con banchi tipo liceo, sedie con banco incluso tipo universitario, due puffi enormi su cui stavano quattro persone, una serie di grosse comodissime meravigliose poltrone – una per me. Mi siedo. Vicino a me c’è il mio compagno di banco di terzo liceo – si chiama Carmine, è stato bocciato e non lo vedo da molto perchè si è trasferito in un’altra squola nella rìal làif – ci sono anche Nicola, e Pierluigi – attuale compagno di banco – una serie di compagni di classe riconosciuti, facce totalmente anonime, sul puffo enorme – una cosa magnifica – sedute Valeria, Liviana, un’altra compagna di classe e una sua amica. Saluti generali. Ovviamente, Antonio non è in questa classe. Ci sono già stato otto anni con lui, il mio inconscio avrà detto che sarebbe stato più bello farlo andare in una classe dove tutti i prof meno uno usano il sistema del +/-. Saluti generali. Sorriso di Valeria, Liviana che dice ‘mmme’, saluti generali. Grande luce dalle vetrate. Guardo la stanza e vedo tutte le cose che ho detto prima.
Il professore non l’ho riconosciuto, era un misto di varie figure professionali tra cui il prof. Di Maria (matematica), Seldon Hunt, Mike Patton e Gaetano Salvemini. Non so cosa ha iniziato a dire perchè poi sono scivolato nell’oblio e dopo cinque apparenti minuti sono ritornato nell’abituale maelstrom visual-aural-sonoro che costituisce, con mia lieve apprensione, il 60% buono dei miei sogni.
Non ho mai citato così tante persone che conosco come in questo coso, quindi probabilmente chi non li conosce non ne avrà mai sentito parlare da me. E vabbè, il mondo è bello perchè è vario.
Un paio di simpatici articoli dell’ansa, la squola, la televisione (spenta) ma soprattutto il discone dei Dalek che sto sentendo, mi impongono di dire la mia senza dire solamente che è tutto molto, molto desolante.
Ben probabilmente la politica (…) italiana (…) ha smesso di esistere quando lo Stato Italiano (amen) ha attuato con successo il lavaggio del cervello ai 7/8 buoni della popolazione statale grazie ad un’efficace campagna – assolutamente non subliminale – che non è solo televisiva, perchè quello che dice la tv non acquista importanza da sé ma forse diventa la Verità Intinta nelle Mani di Dio perchè qualcuno avrà notato che l’essere umano tende generalmente se coltivato con una educazione adeguata a ragionare (…) secondo uno schema al 90% conformista e al 10% stracazzone, in questo modo abbiamo alienato un numero interessante di generazioni, senza contare i pensionati, ultrapensionati, casalinghe di voghera, assassini di perugia, quarantenni single e spigliati nammorati provvidenzialmente di tutte le novità teknologiqe e ovviamente dotati delle disponibilità economiche atte a soddisfare ciò.
Quindi rimangono escluse dal lavaggio del cervello le persone che si lavano il cervello per conto loro, quelli che hanno di meglio da fare nella vita, Chuck Norris, i sindacalisti, la classe dirigente italiana, Berlusconi (perchè lui è meglio), Will Smith (lui è leggenda), gli Zu, gli Ephel Duath e gli Amia Venera Landscape, una casalinga di Voghera, i drogati e due persone che stanno aspettando una coincidenza alla stazione di Caleppio di Settala (MI).
Ora siccome questo post non è ottimistico ma solo un misto di risentimenti generali, non dirò che ho la soluzione in mano, non dirò che ci stiamo lavorando su ecc. ecc. perchè questi post di risentimento sono fatti da una persona che rientra pienamente nel programma di lavaggio di cervello – a tal proposito devo ringraziare enormemente le generazioni che ci hanno preceduto per la celerità con cui ci hanno sottoposto al trattamento, magari così faceva meno male. Sono felice di essere scampato per miracolo a non essere diventato un decerebrato totale. Almeno non totale, spero. Dicevamo. Il ringraziamento alle generazioni precedenti. Un enorme ringraziamento alla nostra classe dirigente che è quella di 20 anni fa e non capisco com’è che chi la sopporta da 20 anni (io la sopporto da un anno, circa) non capisco come fanno davvero a reggere. A sopportare di andare a casa, informarsi, accendere la tv e trovare quelle facce e quelle parole.
E lo dice uno che da qualche mese dovrebbe essere entrato a far parte del processo democratico. Grazie ancora =)
Capiamo che i girasoli sono più buoni mangiati nei posti loschi, e quando i quadri non si fanno fotografare come dovrebbero.
Lo ricorderemo nei suoi anni migliori, come una figura brillante, capace e vigorosa; personalità dal multiforme ingegno e non priva di sorprese inaspettate. Nella sua lunga e prolifica carriera, ci ha reso testimoni di una delle maggiori manifestazioni della virtù umana. I brevi anni in cui ci separammo da lui, li ricorderemo questi come momenti oscuri. Momenti in cui non potevamo distinguere chiaramente ciò che ci attendeva, e ciò che ci attendeva era di ritornare da Lui. Perchè lui aveva compreso, e aveva atteso il nostro ritorno. Senza fiducia e senza speranza, ma con salda sicurezza.
Il suo animale da compagnia favorito fu, senza dubbio, il serpente – curiosa scelta indubbiamente – che per diversi anni lo accompagnò, prima di andare incontro a quella che era la sua naturale morte. Viveva invero sulla Sua spalla, accompagnandolo in ogni momento, né risulta a Noi che sia mai stato fonte di pericolo per alcuna persona o animale. Nella sua mitezza, era una prova vivente della fiducia e mansueta certezza che si poteva riporre nel Suo saldo sguardo.
Mi sto mettendo a scrivere perchè il mio pc, ultimamente, si diverte molto a non farmi andare photoshop. Dovrei ripulire questo scassetto, dovrei formattarlo? eppure sicuramente fare una scansione antivirus sarebbe un buono modo.
Stanotte ho lasciato la musica e ci ho dormito sopra per otto ore (l’ho scritto prima, sì. Mi ripeto). E ci si sveglia diversi. Innanzitutto perchè cominci a scordarti di tutte le cose come l’organo di Ferryman dei maudlin of the Well che siccome inizia forte & improvviso ti sveglia, oppure le sfuriate in crescendo (sfuriate in crescendo [sfuriate in crescendo { magnifico. }]) dei Kayo Dot che ti entrano in testa anche se stai sognando l’universo intero ai piedi di dio con gli angeli e tutti i santi, oppure i Mogwai che invece sono quelli che mi sa che nemmeno me li ricordavo prima, saranno stati i più subliminali insieme ai GY!BE. E alla fine ti svegli diverso per questa diversa traccia che ti rimane sulla testa che però ti lascia più straniato ancora, perchè la perdi lentamente. E ti rimane solo un fondo di bottiglia in testa.
Dovrei prendere la macchina e andare a mangiare ma il fatto che ancora il computer complotti contro di me mi obbliga sentitamente a continuare a scrivere. Ho in testa un’oscillazione nevrastenica un po’ corrosiva. Un continuo ciclo un po’ troppo forsennato, per i miei gusti. Per un periodo (cfr. quando ho scritto ‘che – palle’) che non sarebbe nemmeno troppi secondi fa (qualche migliaia/decina di migliaia, immagino) sentivo che questa cosa mi faceva praticamente male. Avete presente il terrificante, temibile, ultraromantico e patetico male dentro, quello che quando ce l’hai dici che è peggio di qualunque ferita, poi ti fai davvero male e lo rimpiangi per l’eternità? Ecco, quello. Quello che ti spinge alla catarsi, perchè esprimerlo è come sporcarsi, probabilmente se non lo si esprimesse, non esisterebbe. Non sarebbe nulla, vive della sua espressione, magari l’ho creato ora mentre ne scrivo, boh. Che palle, ora ci sta. Questa specie di tetto blu che ci sta sovrastando in questi giorni senza nuvole, i preannunci di primavera che arrivano da lontano ecc. ecc. fanno meno male. Gli aerei lasciano un solco che sparirà ben presto.
La vecchia sala prove, da oggi pomeriggio, sarà davvero deserta. Quello ad esempio mi mette giusto un po’ di tristezza, una punta. Via la batteria, via il tappeto, via i patti e tutto, e da oggi pomeriggio via l’amplificatore, via testa e casse e prese e jack. Tornerà una semplice stanza del seminterrato di campagna come non era da 26 o 27 mesi. Perde un tre quarti buoni del suo fascino, quel posto. L’altro quarto lo fa la scaletta in legno che va sulla porta che dà sullo spiazzo fuori circondato dalla siepe. E lo spiraglio blu dalla finestra.
Come si fa a capire il perchè delle situazioni in cui ci mettiamo? Ha senso questo? Ha senso il fatto che io dovrei muovermi per un motivo e non semplicemente perchè ‘[...] ci piace un movimento minimale’ (cit.)? Questo non capisco delle donne. Non te lo fanno nemmeno spiegare, eh. Il sottile confine tra una persona e un frocio (niente contro. Ma serviva un’immagine rappresentativa).
Dove andremo a finire, dove andremo a finire. Sto riscrivendo daccapo il ‘disco’ dei fu-Ferocity Cut, che adesso potrei anche cambiarci nome. Ad essere spudorato, li chiamerei CutThruMe, ma è il nickname di Alexander Vinther, e lui mi odia già abbastanza. Vedremo.
Speriamo che anche oggi pomeriggio sia blu. Ieri è stato troppo breve. E il sole troppo, troppo basso.
1. Tool – [ Lateralus ]
2. Battle of Mice – [ A Day of Nights ]
3. Isis – [ Panopticon ] + [ In Absence of Truth ]
4. Mogwai – Rock Action
5. Stars of the Lid – [ and Their Refinement of the Decline ]
6. maudlin of the Well – Bath / Leaving your Body Map
7. Kayo Dot – Choirs of the Eye
8. Godspeed You! Black Emperor – Lift your Skinny Fists Like Antennas to Heaven
Questa è la mia catarsi.
Cominciamo.
Le cose
ruotano
alla fin fine
non solo per inerzia
ma ci piace un movimento minimale
che – palle
Finisce la giornata e mi metto a scrivere sul blog. Oggi ho fatto un sacco di belle cose: ho aperto una (falsa) backdoor, ho mangiato un pasticciotto alla nutella per scoprire che era un pasticciotto alla crema con una punta di nutella, ho bevuto il the verde, ho dato 2 stelle su 5 a Shango dei Juno Reactor (ben gli sta, maledetto), la nostra prof di arte ancora non sapeva che avrebbe fatto parte della nostra commissione d’esame, non ho nemmeno toccato la televisione, anche se ora rintrona di sottofondo perchè la tiene accesa mia madre, abbiamo fissato un concerto per i Reveries (2 febbraio all’Alter di cisternino con Alkoholic Devastation), ho scritto un altro po’ di testo, ho incontrato 39 persone e ho passato del tempo con 5 di loro, ho dato una lezione di vita, ho mangiato panzerotti. Ho realizzato che nella migliore delle ipotesi io e i miei amici saremo tutti sparsi un po’ totalmente da torino a lecce e io non so ancora dove stare, e credo di aver per la prima volta sentito il senso di distacco da un amico. Distacco vero, boh.
La macchina torna domani. TORNA.
I soliti pensieri melancolici che si riaffacciano affogati nei suoni ipermelodici e le onde di suono e le urla, il maelstrom (in questo caso, di nuovo, Amia Venera Landscape), le idee che si rincorrono come se seguissero il movimento dei globuli rossi nel sangue – se mi concentro sento i capelli mossi dal battito cardiaco – l’ultimo testo che sto scrivendo dice
‘ I’ll survive your starvation / with open hands and a quiet stare / I’ll face the storm inside us / the droning tumult striking, the / blackened clouds are getting closer / to the surface / pale skin ‘
Non intendo spiegarvela ma a volte piace il fatto di capire di essere al di sopra di transitorietà assortite che infine si risolvono in un drone di sottofondo che, alla fin fine, a saperlo ascoltare è piacevole. Modulato.
Sono ancora nell’occhio della tempesta.
Ehi, devo aver appena visto uno dei film più belli (che io abbia mai visto)!

