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Dormire su Kind of Blue di Miles Davis. Su Bitches Brew diventa anche più interessante, quando poi si passa ai Basilica si arriva al massimo.
Una delle cose che ho imparato in questi giorni è che… uhm. Il sonno diventa presto un’abitudine (è da lunedì che dormo ogni pomeriggio) e questo non fa bene al mio cervellino, che evidentemente starà vivendo qualche scena di conflittualità tra emisfero destro e sinistro, che per comodità chiameremo Cervello 1 e Cervello 2:
Cervello 1: *ronf*
Cervello 2: svegliati, cervello 1.
Cervello 1: perchè? E’ notte.
Cervello 2: non è vero.
Cervello 1: …
Cervello 2: sono le sei.
Cervello 1: e allora?
Cervello 2: e allora ti svegli.
Cervello 1: ma se tu sei sveglio perchè devo svegliarmi anch’io?
Cervello 2: *suicid*
Potrebbero altresì verificarsi, intorno a mezzanotte, scene del tipo:
Cervello 1: ehi, tu!
Cervello 2: *ronf*
Cervello 1: sveglia!
Cervello 2: che c’è?
Cervello 1: è ancora mezzanotte!
Cervello 2: e quindi?
Cervello 1: e quindi non c’è bisogno di dormire fin da adesso, no? Abbiamo dormito prima…
Cervello 2: *urlo*
Questo tipo di simpatiche scene, che ormai si susseguono nella mia testa da quando ho scoperto che anche a dormire di pomeriggio ci si alza riposati (in pratica dal 91), non si pongono più sottoponendo il cervello 1+2 ad ascolti mirati ed efficaci. Ad esempio, alle sei:
Cervello 1: *ronf*
Cervello 2: …
[ parte un pezzo dei Basilica. Batteria veloce sovrapposta a riff contorti di chitarra con violini dissonanti in primo piano ]
Cervello 1: SONO SVEGLIO SONO SVEGLIO
O anche, a mezzanotte:
Cervello 1: bla bla bla
Cervello 2: …
[parte un pezzo degli Stars of the Lid. I suoni sono lievissimi, morbidi, appena percettibili e rilassanti]
Cervello 1: RONF
A tutto si trova soluzione.
I. Hell I proclaim! . The visionary truth you stared at for aeons, this corrupted heaven of veils and promises – this poisoned land shall be no more. Fire! . Erase the pain, restore the soul with contempt and vision. Fire will fill the empty deserts of human ferocity . Where death shall unfold our darkened lightful standard on Earth over all . the sublime stare towards the sublime end, where everything begins.
II. Death will not abate his scythe . on this desperate glances . Those bloodied eyes I still
want to see them weak, dying, imploring
III. Feeble the grinding smile. I have been painted an apocalypse upon. Such an empire of war suffocates my flourishing breath . The night is too long, the nightmare too cruel. I’ve painted death on me.
IV. My hand is weak on this land. Falied, my blank stare, empty as the rawboned ruins of the crushing I’ve led here. I’ve handled. Nevermind . The ruins are hopeless. And people walk among them. Nevermind
Ora il trasferimento del pc inizia a mostrare i suoi lati crudeli, perchè adesso è nella stanza dove si trova il – brr – televisore familiare, la cui esistenza ho appoggiato solo perchè serve per farci girare su l’xbox, che una partitina a notte fonda con qualche amico ogni tanto ci vuole.
Il lato crudele di cui sopra è che mia madre, quando cucina, sembra aver bisogno che il simpaticissimo elettrodomestico sia acceso. Quindi adesso il gruppo che sto sentendo, The Jonbenet, è filtrato attraverso Tgr o qualcosa così. Mia madre non è molto tele-dipendente però ha preso Sky per poter evitare i palinsesti, insomma, è pur sempre nata nel 62 ed è cresciuta con lo strabilio della tivvù cosìccome io sto crescendo con lo strabilio della triade divina google/youtube/wikipedia, per sempre nell’alto della rete amen
Insomma non è proprio il massimo del piacere anche perchè i suoni mi piacciono nitidi, considerando i muri di rumore che ogni tanto mi ritrovo a sentire. Anche se mixare tutto con la tv può anche avere un lato carino, può sembrare un esperimento di musique concrète, magari un disco di Stockhausen (che i furboni non dovrebbero confondere con Schopenhauer).
Odore di riso, riso con il sugo e… mmh.
Letteratura inglese sta prendendo una svolta molto interessante, tra Wordsworth e Coleridge. Kubla Khan è una gran poesia e meno male che ho una professoressa di inglese (che da piccola saliva sul cavallo con una scala) che non storpia troppo scolasticamente la cosa. C’è Kubla Khan: grande imperatore, che proclama di costruire un grande palazzo dei piaceri. Come non se ne sono mai visti. Insomma, lo costruisce sopra l’Alfeo e c’è una luunga storia dietro, una donna che piange un amante-demone all’ombra di un crepaccio e una donna che suona il dulcimer e solo per quanto è celestiale quel suono il Kubla Khan potrebbe costruire in aria il gran palazzo. Eccetera eccetera eccetera.
Ora mi sono rotto il cazzo che da audioscrobbler mi spariscano le tracce. Qualche giorno fa ne sono sparite 700 così. Uff.
Oggi ho fatto matematica, domani latino e orale matematica, lunedì geografia astronomica, martedì latino orale e fisica, mercoledì inglese, filosofia e storia orale, e bla bla bla. A qualcuno potrebbe dispiacere, ma in fondo è l’ultima settimana di novembre. Ora domani finisce una settimana – buono. Sopportare una settimana – si può sopportare. Finisce la settimana. Buono. Altra settimana. Si va. Sabato non c’è scuola e si suona al mattatoio di villa castelli.Poi dovrebbe esserci l’ultima settimana dell’anno, o forse già finisce perchè comincia la settimana dello studente, e si sa, la diversità ammazza la noia – inoltre mi voglio godere quest’altro mese libero di pressioni da esami, che poi sembra che tutto il mondo ti parli degli esami e che palle. Ora a quanto pare i bulli iniziano a ricattare anche via MSN, a milano. Teneroni
Macchina da scrivere. Carattere. Carattere. Carattere. Pianoforte. Tasto. Tasto. Tasto. Clic clic clic sorridete per favore verso l’obiettivo puntato verso di voi è un altro modo per arrendervi – sareste ridicoli con le mani alzate e le espressioni spaurite – Tiziano Terzani ha detto che la cosa migliore da fare quando qualcuno ti punta le armi è sorridergli – forse nel mondo ci sono meno armi da fuoco di quante ce ne dovrebbero stare? Meno armi in mano ai bambini sfruttati in africa e più armi ai cervelli buttati su youtube – terrificante youtube, vivo youtube, una collosa e molliccia entità di informazioni collettive – vuota. In poco tempo un paio di frequenze basse si possono trasformare nel suono di un tamburo – o viceversa, non ricordo bene. E’ naturale che tutti quanti desideriamo baciarla.
Ieri dietro al mio monitor c’era il poster degli Isis di Seldon Hunt (là) oggi c’è un quadro di Kandinsky di cui non ricordo il nome perchè riesco a distinguere bene e a ricordarmi le differenze solo tra quelli a sviluppo verticali e quelli e a sviluppo orizzontale e confondo anche quelli. In ogni caso questo è orizzontale.
Ovviamente, dopo essermi ritirato dalle scene per tre giorni causa mal di gola e/o massa senziente di catarro insediata presso la faringe, al mio ritorno scopro che
1) fino a martedì ho ogni giorno un compito in classe (e magari ne viene fuori un’altro giovedì, perchè no?)
2) è stata spiegata ogni spiegazione possibile, compresa la dimostrazione dell’esistenza di dio di Luttazzi (non me la volevo perdere) e la dimostrazione dell’esistenza dei broccoli di Crozza – più un breve intervento di John Titor sulla spiegazione della vita
3) Devo ancora pagare $tot tasse scolastiche e fare $cose_sgradevoli sennò non mi fanno fare gli esami
4) lo IED costa davvero 9000 € all’anno almeno ed è davvero popolato da un sacco di stronzi arroganti
5) Olè
6) Inserire parole in corsivo secondo uno schema ritmico sincopato non sveltisce poi così tanto la lettura soprattutto se intercali qualche grassetto
QUINDI
Io sono migliore di voi, perchè ho il senso dell’umorismo. E in caso non avessi quello, ho Kandinsky dietro al monitor. Ah.
Un battito. Due battiti. Tre battiti di fila, crescita. Interrompi. In meno di tre secondi puoi dire qualcosa. In più di un’ora puoi dire anche di meno. In tre giorni i postumi passano. Evolvono. In poco tempo le prospettive cambiano, le idee anche. Gli scopi. Sposti l’obiettivo su un soggetto più attraente. Ridefinisci meglio. I sogni cambiano costantemente. Non esistono due interpretazioni identiche di una poesia. Non esistono due persone che pronunciano una frase alla stessa maniera. Il coro è un’invenzione dei presidenti. Dei capi. Vermi nella testa che divorano i neuroni. Occhi corrosi da milioni di catodi. Ovunque. Seduti, sdraiati. Evoluti fino alla fine, perfettamente cambiati. Meraviglioso.
Avete mai pisciato dal culo? Io sì.
Da masterizzare e stampare e da fare ancora 175 copie però un po’ sì. Gaudio
Immaginiamo un disegno che abbia un inizio. Un inizio ce lo deve avere, altrimenti è tutto bianco e l’arte non può certo venir fuori dalla tela. Proviamo con la penna. Allora si appoggia la penna in un punto. Allora o lasci il punto là, oppure lo muovi da qualche parte. E in che modo determini il movimento? Dove vuoi che vada? Perchè? Ma poi perchè dovresti volerlo?
Livelli di suono. Strati multipli come una torta più alta di quanto sia larga. Ogni strato una crema diversa. Cosa credi di poter capire dell’insieme? Sono molecole zuccherine tutte diverse. Potresti avere difficoltà a discernerne una sola, ma queste sono decine, centinaia di strati. Di suoni. Uno strato è un decibel. Due strati sono due decibel. Centoquaranta strati sono una massa violenta e minacciosa di qualcosa di intangibile eppure talmente vibrante, nel cupo rimbombo delle frequenze basse, da potersi toccare con mano. Un ponte tra immaginazione e realizzazione. Potresti scavare nella carne sonora come una distorsione che strappa brani di neuroni dal cervello indifeso di un ascoltatore qualunque. Cemento bollente sulle gambe. Fango, orrore, oscurità – la solita storia terrorizzante. E’ una strana brutta storia, questa sera. Quella che questa sera si racconta è, questa sera, una storia piena di orrore, questa sera.
E poi, chi ha ucciso chi e perchè? E perchè chi ha ucciso come e quando? Ma dove? Se sì, basta? E inoltre…
